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Racconto in musica 125: Nino (C + C = Maxigross – Gioia)

Guarda te i casi della vita. Avevo pensato già a un’introduzione per questo articolo, un ragionamento che partiva dal quanto siamo disposti a spendere per la musica che amiamo (che sì, valeva pure quando i cd si vendevano ma noi ce li masterizzavamo/scaricavamo e da lì indietro, ma oggi che la musica te la ascolti gratis grazie a Internet è ancora più difficile dare un valore al lavoro dell* artist*) e finiva a Sale, l’ultimo disco dei C + C = Maxigross uscito nel novembre 2020 che per scelta non è stato messo su Spotify ma solo sul loro Bandcamp, ascoltabile solamente pagando e comunicato in una maniera che illumina la realtà sotterranea della musica indipendente italiana, fatta di musicist* che ci credono un sacco ma che poi, al netto delle spese pagate per portare avanti la loro passione, fanno fatica a mandare avanti la baracca. E questo discorso rimane valido eh, ma si dà il caso che in questi giorni sia uscito Cosmic res, il nuovo disco della band veneta, per cui mi viene da ragionare sulle coincidenze della vita e su quanto tu possa organizzare una cosa a un modo e poi scopri all’improvviso che c’è altro di cui parlare. Ma non è che sia un ragionamento così nuovo o così interessante, perciò facciamo che saltarlo e andare al cuore dell’articolo, che poi è parlare della band e dello scrittore che mi ha spinto a parlarne, cioè Sebastiano Scordato.

Sebastiano, messinese classe 1982 trapiantato a Mantova, è uno di quelli che a leggere quante cose ha fatto non sai da dove partire. Laureatosi nella sua città natale in Scienze del servizio sociale con la tesi “Il teatro e il sociale”, inizia da subito a unire la sfera sociale e quella artistica nel suo lavoro di operatore, mediatore culturale e assistente sociale. La drammaturgia in particolare è un amore che lo spinge a studiare sceneggiatura alla Scuola Holden di Torino con Alessandro Di Pauli e drammaturgia in un corso tenuto da Tino Caspanello, esperienze che lo portano a spaziare in lungo e in largo per il panorama artistico. Sebastiano è infatti paroliere, scrittore, poeta, sceneggiatore e drammaturgo, professioni che l’hanno portato a pubblicare molto materiale personale come la saga (in corso) de I cento racconti, di cui a breve uscirà il quinto capitolo (e che potete recuperare anche in audiolibro), la raccolta poetica Le isole di fronte al mare e l’antologia Racconti per dormire, ma anche molto materiale per altri artisti come i testi del singolo Il ministro e dell’album La mia Odissea per il cantautore Ciccio Cucinotta e i cori per il poema sinfonico che il Maestro Marco Triolo sta traendo dall’Eragon di Cristopher Paolini. Basta così? Nemmeno per sogno! Membro fondatore delle associazioni storiche I cavalieri della stella e Tercio viejo de Sicilia, del giornale Paese Italia Press e dell’etichetta musicale New Horizon, Sebastiano trova il tempo anche di pubblicare racconti e contributi vari nella rivista Sulla quarta corda di Monica Pezzella, per la quale attualmente funge anche da collaboratore e copywriter: se dovessi aver disgraziatamente dimenticato qualcosa in questo tornado di attività di sicuro ne trovate traccia nel suo sito, dove trovate anche i servizi editoriali che offre.

Riassumere una storia articolata lunga quindici anni è in sé un tentativo già fallimentare, soprattutto quando sul loro sito quella storia la trovate invece descritta con dovizia di particolari, ma siamo qui per tentarci e vale la pena di darvi almeno un’infarinatura di ciò che sono stati e sono i C + C = Maxigross, gruppo che ho incrociato dal vivo una sola volta in quel di Lu Monferrato nel 2014 ma che, seppur da lontano e in maniera discontinua, ho visto crescere e mutare in qualcosa di sempre diverso. Un collettivo, così si definiscono fin dagli inizi anche se a fondarlo sono in tre, Francesco Ambrosini, Filippo Brugnoli e Tobia Poltronieri, perché a conti fatti dal primo Ep Singar (2011, 42 Records) a Cosmic Res (2023, Trovarobato e Dischi Sotterranei) passano dodici anni e un numero ben più ampio di collaborazioni, formazioni che variano anche all’interno dello stesso tour per accogliere membri in un flusso continuo, artisti di ogni parte del mondo che si uniscono come il norvegese Martin Hagfors (con cui registrano l’Ep An instantaneous journey with Martin Hagfors & C + C = Maxigross) o il senegalese Alioune Slysajah, la fondazione di un’etichetta (Vaggimal Records, creata nel loro studio in una casa di montagna) e anche di un’altra etichetta/collettivo/studio di registrazione (Tega, sotto cui sono usciti i loro ultimi dischi e i progetti solisti di Tobia e Niccolò “Cru” Cruciani, membro stabile dal 2014), l’organizzazione di un festival nella loro Lessinia (il Lessinia Psych Fest!, che va avanti per quattro edizioni di cui la prima senza permessi e pubblicizzata quasi solo col passaparola, cosa che porta la band a pagare una multa ma non incide sul successo della due giorni di musica), concorsi vinti (Arezzo Wave), concerti fatti in Italia e per il mondo (123 quelli del tour di Ruvain, fra il 2013 e il 2014, e poi tour negli Stati Uniti, l’inserimento nel cartellone principale del Primavera Sound Festival nel 2016…) oddio come faccio a star dietro a questo mare di informazioni? I C + C = Maxigross poi non edulcorano niente della loro storia, fatta di successi ma anche di cadute, ti parlano senza problemi del concerto di fine agosto 2018 al Carroponte di Milano andato (quasi) vuoto e delle sole 80 copie vendute su vinile del disco Deserto (2019) a fronte di diecimila euro di spesa per registrarlo, per due anni sfanculano Spotify (è cosa buona e giusta) lasciando Sale solamente su Bandcamp e facendolo ascoltare solo pagando (tutto il ragionamento che facevo all’inizio loro lo fanno meglio e in maniera più approfondita qui) e insomma, continuano a lottare e resistere insieme a noi.

Ma la musica, vi chiederete? Un flusso in costante cambiamento, dal folk a qualunque cosa il folk può diventare quando lo si sporca con la psichedelia, con ritmi di ogni parte del mondo, con la spiritualità, cantando in inglese (fino a Fluttarn, 2015) e italiano (dall’Ep Buona speranza, 2017), stupendo e stupendosi di quanto la musica può toccare tasti diversi e farti rilassare o farti ballare (ascoltatevi Piedi asciutti da Sale) e può mutare con le esperienze e con gli amici che suonano insieme a te o con cui condividi il palco. Amici come Matteo Givone degli Indianizer, Andrea Guagnelli dei Brothers In Law e Mirko Bertuccioli dei Camillas, cui è dedicato Sale, e soprattutto Miles Cooper Seaton, musicista statunitense fondatore degli Akron / Family trapiantatosi a Verona fin dal 2015 e collaboratore, compagno di avventure sul palco e dietro al mixer, spentosi nel 2021 a soli 41 anni e a cui è dedicato Cosmic Res. Si può anche qui riassumere in poche parole un viaggio musicale così lungo e così pieno di emozioni, sensazioni, gioia e dolore? No, per qui andate qui e cominciate ad ascoltare… E ciò che vi piace compratelo!

Ho appena parlato di gioia e dolore e proprio Gioia si intitola la canzone che io e Sebastiano abbiamo deciso di associare al suo racconto, un curioso esperimento che unisce l’osservazione di una scena comune vista sotto la lente dell’unicità alla sua abilità come paroliere. Nella canzone dei C +C = Maxigross, ultima traccia di Deserto, abbiamo trovato le stesse sensazioni, quella capacità di esistere a un ritmo diverso e di gioire anche solo per il fatto di esserci. Perdetevi fra le note e le parole, le trovate qui in basso: a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Nino, di Sebastiano Scordato

Il profumo di acqua che irriga i campi, il sole leggero che riscalda le piante. Silenzio, poi il vento che soffia pacato in una strada di campagna, il rumore dell’acqua che scorre in lontananza, l’odore di polvere e zagara.

Mi hai portato in questa strada,

il tuo amore mi hai negato.

Mi hai portato nella tua strada,

senza fiato mi hai lasciato.

Un anziano in lontananza risale la strada, sorridente, in groppa al suo scooter elettrico a quattro ruote. L’uomo ha baffi bianchi poco curati; i suoi occhi puntano in avanti, verso la lieve salita che lo aspetta; con lui, due chihuahua – uno bianco e uno nero, anche loro avanti con l’età – sorridenti si avvicinano ai bordi della strada, odorano in un punto e poi fanno pipì.

Mi hai promesso amore eterno,

e mi hai dato solo tormento;

dicevi di amarmi con il cuore in mano,

ora mi lasci senza sostegno.

Ritorna da me amore caro,

amore vero,

ritorna da me.

Non lasciarmi sola senza alcun calore

nel buio del tuo torpore.

Una musica accompagna l’anziano, che sorride e risale la lieve salita; i due cani lo precedono mentre l’uomo, placido, si sposta a destra della strada. Si ferma, tocca una busta nella cesta anteriore dello scooter; al tocco la musica cambia, i due cani sentendo il nuovo ritmo lo guardano, assorti.

Il colore della vita dà sul rosso,

ma non si ferma mai neanche su un dosso,

una salita,

una discesa.

Il colore della gioia dà sempre sul giallo

e si vede proprio quando ballo.

Inizia a camminare con questa canzone,

fermati solo con una ragione.

Mentre l’uomo cerca qualcos’altro, la musica cambia di nuovo. I due cani si allontanano da lui; il nero attraversa la strada, mettendosi ad annusare un’aiuola, quello chiaro, impossibilitato dagli anni a muoversi bene, avanza verso la salita di qualche metro: nel muoversi sembra quasi danzare al ritmo di quella musica. C’è il suono leggero dell’acqua che scorre e del vento, che porta il profumo di zagara.

Solo i raggi del sole si muovono verso la via.

Altro posto ti aspetta,

sui tuoi passi

trova la forza,

sulle tue gambe trova la felicità.

Una macchina passa e si ferma nei pressi dell’uomo, che continua a sorridere e farsi gli affari propri mentre cerca, ancora, qualcosa nella busta di plastica. I due cani ritornano; quando lo raggiungono, la macchina li supera e loro riprendono il cammino. L’anziano ha proprio sopra la testa una zagara che sbuca tra le foglie.

La felicità troverai alla fine della salita,

la felicità che tanto cercavi.

I due cani lo guardano; l’uomo sorride e riprende la marcia, lento, in mano la zagara e il suo profumo.

Una nuova vita dopo una salita,

una vita dietro un destino

primavera e cammino

l’amore e poi…

L’anziano scompare dietro la salita, avvolto dalla luce del sole che va a imbrunire; si sente ancora la musica, ma piano piano anche lei scompare, lasciando posto al rumore di acqua che scorre, mentre il vento tra le foglie porta con sé l’odore di zagara.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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