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Guillermo sì, Guillermo no: la scalata di Del Toro alla conquista di Netflix

Come si fa a non voler bene a Guillermo Del Toro? Il regista messicano ha una faccia bonaria che ti fa venir voglia di abbracciarlo, ma tutta la tenerezza che ispira sarebbe nulla se ti piantasse lì che so, un Funny games a caso. Invece lui coi suoi film ti dà l’idea di un eternoContinua a leggere “Guillermo sì, Guillermo no: la scalata di Del Toro alla conquista di Netflix”

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Streaming vs streaming: The playlist, la serie su Spotify targata Netflix

Come tante altre persone appassionate di musica, ho un rapporto ambivalente con Spotify. Apprezzo la possibilità di ascoltare musica gratis (anche se da qualche mese sono passato all’abbonamento premium) e ho scoperto più di un’artista tramite la Discover weekly (croce e delizia: se una settimana sbaglio ad ascoltare solo una band, la settimana dopo l’algoritmoContinua a leggere “Streaming vs streaming: The playlist, la serie su Spotify targata Netflix”

Come il racconto, ma con più traumi: Spiderhead

Qualche anno fa ho frequentato un corso di scrittura creativa alla scuola Belleville di Milano, a conclusione del quale ho presentato un progetto editoriale a un editore e ad un agente letterario. Il mio progetto partiva già con una pecca: era una raccolta di racconti. Per la precisione una raccolta di Storie d’amore andate inContinua a leggere “Come il racconto, ma con più traumi: Spiderhead”

Fantascienza e antropocentrismo: la terza stagione di Love, Death & Robots

La mia memoria storica fa abbastanza schifo (spero di non diventare, da anziano, uno di quelli che dice “erano meglio i politici di una volta!”), ma ricordo che quando, nel 2019, uscì la prima stagione di Love, Death & Robots la serie antologica di Netflix venne lanciata in pompa magna. Fece parlare tanto di sé,Continua a leggere “Fantascienza e antropocentrismo: la terza stagione di Love, Death & Robots”

L’arte del fare un passo indietro: considerazioni sparse sulla terza stagione di Master of None

C’è un momento molto significativo nel primo episodio della terza stagione di Master of None, serie creata dal comico statunitense Aziz Ansari. Denise (Lena Waithe), amica di lunga data del protagonista Dev (interpretato da Ansari stesso), sta cercando di avere un figlio con la moglie Alicia (Naomi Ackie), anche se sarebbe meglio dire che èContinua a leggere “L’arte del fare un passo indietro: considerazioni sparse sulla terza stagione di Master of None”

Sotto Zero non possiamo andare, ovvero di come Netflix ha messo la pietra tombale sul discorso supereroistico italiano

Ho parecchi amici appassionati di anime con cui mi ritrovo spesso a scambiare pareri su questa o quell’altra serie animata giapponese. Parlando con uno di loro ci siamo messi a sviscerare le differenze sostanziali fra le caratterizzazioni dei personaggi rispetto a quella dei protagonisti delle serie televisive occidentali, trovandone una abbastanza marcata: i primi rimangonoContinua a leggere “Sotto Zero non possiamo andare, ovvero di come Netflix ha messo la pietra tombale sul discorso supereroistico italiano”

His house, quando la paura non viene (solo) dall’horror

Quando ho parlato di Lovecraft country (o meglio dello scrittore che le sta dietro) ho detto che la serie usciva in un anno di riscoperta dell’autore di Providence, ma la serie si ricollega anche ad un altro filone molto prolifico: quello che unisce l’horror alla critica sociale. Non è che sia esattamente una novità, bastiContinua a leggere “His house, quando la paura non viene (solo) dall’horror”

Confronti improbabili: cosa ci dicono i finali de La regina degli scacchi e Bojack Horseman delle rispettive serie

So che è un’associazione difficile da fare, ma se ci si pensa un attimo di punti in comune fra Bojack Horseman, serie animata giunta da qualche mese alla conclusione dopo sei stagioni, e La regina degli scacchi, miniserie autoconclusiva di sette episodi, se ne possono trovare parecchi. Il più semplice e banale è il fattoContinua a leggere “Confronti improbabili: cosa ci dicono i finali de La regina degli scacchi e Bojack Horseman delle rispettive serie”

Su Netflix, lo spirito critico e la nostra insopprimibile voglia di guardare tutto ciò che è “pazzesco!”

Quando inizio un libro devo arrivare fino alla fine. Per quanto la lettura possa essere pesante, noiosa e poco soddisfacente non riesco ad arrendermi all’evidenza che, semplicemente, quel libro non fa per me. Anni fa ripresi la lettura de L’arcobaleno della gravità di Thomas Pynchon solo perché non volevo “dargliela vinta”. Risultato? Tre mesi aContinua a leggere “Su Netflix, lo spirito critico e la nostra insopprimibile voglia di guardare tutto ciò che è “pazzesco!””