Racconto in musica 1: La noia degli altri (Unoauno – Non ci siamo mossi di un passo)

Gli Unoauno li ho conosciuti per caso, ricevendo il primo disco Cronache Carsiche a scopo recensione. Grinta da vendere, reminiscenze dei CCCP e testi interessanti, tanto mi è bastato per decidere di non perderli d’occhio. Nel 2019 è uscito il loro secondo album, Barafonda, che conferma il potenziale espresso e consolida il loro suono riconoscibile (nei credits su bandcamp ci tengono a evidenziare che il disco è stato registrato senza l’ausilio di chitarre).

Non ci siamo mossi di un passo è l’ultima traccia del disco, un brano dolente e al tempo stesso energico, un’onda emotiva a cui spero di aver reso giustizia nelle righe che seguono. Buon ascolto, e buona lettura.

La noia degli altri

La verità, pensava, è che la vita di tutti rappresenta solo la pessima imitazione di quel che dovrebbe essere. Ci sono momenti eccitanti, intermezzi drammatici, e per la maggior parte del tempo una lunga serie di pause in cui ci si lamenta di come stanno le cose.

Perché faccio quello che faccio?

Quando avrei potuto fare una scelta diversa?

E come?

Ogni mattina il momento del risveglio era come camminare sul filo del rasoio. Poteva alzarsi, lavarsi, vestirsi, uscire di casa, andare al lavoro e passare otto ore davanti a una giostra meccanica che ruotava, mentre tutto attorno i suoi colleghi si muovevano ignari dell’inutilità di ogni loro gesto.

Li vedeva scambiarsi le solite battute, la pausa caffè come una festa, la timbratura del cartellino all’uscita come una vacanza, per poi assuefarsi alla noia nel tempo che restava prima di ricominciare. I drammi del mondo in sottofondo, le disgrazie altrui scambiate per interessi in comune.

Lei preferiva rimanere nel letto, quando la sveglia le imponeva di agire. Da quando sua madre era morta aveva cominciato a saccheggiarne la libreria, un atto che non le era mai stato vietato ma che considerava, chissà perché, sbagliato. Forse perché tutto ciò che faceva per lei non andava bene, anche accudirla nella malattia e guardare spegnersi le loro vite all’unisono.

Ora quelle parole le facevano compagnia, assieme ai film che vedeva in televisione.

Si stava meglio fra le lenzuola, senza addosso il giudizio degli altri, le loro aspettative malriposte. Le sembrava di aver capito qualcosa che a loro sfuggiva, una lezione di vita che aveva a che fare con l’immobilità e non col continuo affannarsi. Se Laura Palmer fosse esistita al di fuori dello schermo, avrebbe voluto dire a tutti quelli che conosceva, non avrebbe trovato la sua vita e la sua morte degne di una serie e un film, se Achab avesse lambito le coste di Nantucket al di fuori delle pagine di Moby Dick avrebbe trovato innaturale l’acqua dell’oceano, quelle vite erano piene perché solo le parti interessanti sopravvivevano mentre nel mondo ogni storia è un intermezzo di noia, le urla di sua madre, solo noia, l’abbandono di suo padre, ancora noia, colleghi che le dicono ora puoi rifarti una vita esci divertiti liberati da quella soffocante spossante spaventosa apatia dalla stanchezza come se fosse facile come se fosse vero come se fosse possibile anche solo

Ma lei ormai voleva solo dormire.

Ogni giorno compiva una scelta. Da molti giorni ormai prendeva sempre la stessa.

La lama del rasoio che la tagliava fuori dal mondo era sempre più affilata.

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E così, adesso tu sei un blogger: ecco di che cosa avrai bisogno

La battuta in scrittura occupa un singolo carattere. In musica, è l’insieme di valori compresi tra due linee verticali poste sul pentagramma. Nel cinema o a teatro, una frase del copione pronunciata da uno dei personaggi. Quali che siano il suo spazio e il suo significato all’interno di un’opera, la battuta è un legame fra tutte queste arti.

Tremila battute nasce con l’intento di unirle. Lo voglio fare principalmente con musica e scrittura, creando racconti basati su canzoni, un’idea nata per caso e che ha iniziato a vedere la luce su indie-zone, nella rubrica Musica Aumentata. Ho deciso di aprire un blog per dare maggiore respiro a questa idea, partendo dalle mie ispirazioni e suggestioni musicali ma lasciando la porta aperta a chiunque vorrà collaborare. Nella sezione info e contatti trovate le linee guida, e a breve avrete la possibilità di leggere alcuni esempi di come ho provato a sperimentare la commistione fra le due arti.

Lo scopo secondario del blog è dire la mia su alcune cose. Kurt Vonnegut, in uno dei suoi discorsi ai laureandi di fine anno accademico, aprì una questione interessante:

Lo scrittore si trova in una posizione bizzarra. È incredibilmente poco qualificato, non ha un distintivo né un rango, ma comunque blatera di questo o quest’altro. Questo infastidisce molta gente. Come osiamo fare ciò che facciamo?

Quando siete felici, fateci caso

Quando siamo effettivamente qualificati per parlare di qualcosa? Nel caso specifico (domanda che sarebbe sempre bene porsi): sono qualificato per parlare di qualcosa?

Amo il cinema, suono e ho scritto di musica per anni, scrivo racconti e sono quello che viene definito un “lettore forte”. Questo basta per avere un’autorevolezza conclamata? Per me, NO. Ma cercherò comunque, nel mio piccolo, di scrivere qualche riflessione interessante, magari una recensione di dischi o libri ogni tanto, quel che mi viene in mente insomma. Un piccolo spazio in cui ci finisce ciò che mi ha incuriosito del mondo artistico, senza nessuna pretesa di essere la bocca della verità ma con l’intenzione di fare critica costruttiva.

Questo è il piano, vediamo come andranno le cose. Come scriveva Christopher Moore, da cui ho rubato (riadattandolo) il titolo di questo primo post

È un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo

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