E ora parliamo di Sanremo. Eh sì, ci tocca. Da qualche anno a questa parte la mia compagna mi ha convinto a seguire la kermesse (vent’anni di pseudogiornalismo musicale solo per poter scrivere KERMESSE) e non solo la finale, ma pure le serate precedenti, il che in era Amadeus significa tirare l’una e mezza/ due per quasi tutta la settimana, che poi è quello che faccio normalmente ma seguendo cose più interessanti. Non sono qui per fare la disamina di ciò che non va nel Festival della canzone italiana, ci vorrebbero ore e non ne verremmo a capo: il punto è che con le persone giuste, con lo spirito giusto e magari partecipando al Fantasanremo (la cui sigla di quest’anno è stata composta, nel vero senso della parola, dagli Eugenio In Via Di Gioia, già nostri ospiti parecchio tempo fa) la visione del Festival è un’esperienza divertente anche non essendo d’accordo su quasi NESSUNA delle scelte artistiche. Capita anche che fra la canzone palla di un egocentrico odioso, quella palla del vincitore annunciato, quella palla di un sequestratore di bambini e quella palla di uno da cui ti aspettavi dell’ironia e invece se ne esce con un video che ti ammazza moralmente io mi sia ritrovato a tifare per l’unico che almeno sembrava al passo coi tempi (anche grazie a Dardust, che a Sanremo è fra i pochi ad aver capito che magari gli anni 60 possiamo dimenticarceli invece di fare gare fra Morandi, Ranieri e Albano), l’unico o quasi che ti faceva dire “ah ma quindi siamo nel 2023?”. Questa è quindi la storia di come io mi sia ritrovato a tifare per Lazza nella cinquina finale di Sanremo, di come Alex Roggero abbia fatto la stessa cosa col suo gruppo di amici e di come una sera, dopo qualche birra, lui mi abbia proposto di scrivere un racconto basato sulla canzone che, alla fine, non è riuscita di poco a sconfiggere il monopolio delle canzoni palla: incidentalmente è anche la storia di come su un blog di musica indipendente stia entrando dalla porta principale l’artista che ha venduto più dischi in Italia nel 2022.
Ma potevo dire di no ad Alex? Ormai è arrivato alla sua quarta partecipazione, e dopo aver portato su queste schermate i Cigarette After Sex, i Fine Before You Came e i Verdena gli ho concesso volentieri di farci entrare nel mondo del commerciale che più commerciale non si può. Oltre a scrivere per questo blog Alex continua coi suoi progetti (vi ricordiamo del suo libro Non farlo), e se per caso siete a Milano alle 19 di venerdì 31 marzo potete venire alla libreria Alaska, dove dialogherà con Claudia Grande, autrice per Il Saggiatore del libro Bim Bum Bam Ketamina: di fianco c’è anche una vineria, venite a farvi un bicchiere con noi mente si parla di letteratura e stranezze assortite.
Non fingerò di conoscere vita, morte e miracoli delle scene trap e rap, non fingerò di conoscere nemmeno la carriera di Jacopo Lazzarini, in arte Lazza, per gli amici Zzala come il titolo del suo primo disco uscito nel 2017. Ciò che posso fare è un rimpastone di wikipedia, la passione per la musica iniziata con lo studio del piano e migrata poi verso l’hip hop, l’ingresso nei primi collettivi verso la fine degli anni ’10 e i primi mixtape a partire dal 2012 (il primo in assoluto, Destiny Mixtape, viene distribuito gratuitamente). L’uscita dal collettivo Blocco Recordz e l’ingresso nella famiglia 333 Mob è un punto importante, sia per la carriera di Lazza che per quella del neonato collettivo: come raccontato in questo interessante articolo il rapper di Calvairate e la sua crew arrivano a riempire i Magazzini Generali di Milano nel novembre 2017 con il tour di Zzala improvvisando, imparando pian piano come inserirsi nel panorama musicale e senza il budget delle major, che però fiutano l’affare e ovviamente si inseriscono. Lazza firma per la Island/Universal a fine 2018, continua a collaborare con alcuni dei nomi più importanti del panorama rap nazionale sia nelle proprie canzoni che come produttore (Ernia, Salmo, Fabri Fibra, Gué Pequeno) e a marzo 2019 fa uscire Re Mida, il suo secondo disco prodotto sempre con la sua crew. Il successo è enorme, tanto che ad ottobre dello stesso anno viene realizzata una versione deluxe del disco con bonus track e, soprattutto, Re Mida (Piano Solo), che contiene alcuni brani del disco riarrangiati per voce e pianoforte: un collegamento con le proprie origini musicali e un passo inaspettato per un rapper che, pur condendo le sue canzoni di temi abusati nella scena e che non posso far finta di sopportare (l’invidia degli altri, gli altri rapper che non sanno rappare, l’autenticità, la ricchezza ostentata e le donne viste perlopiù come oggetti), dimostra con questo progetto di avere una notevole sensibilità.
Questo suo lato esce in maniera maggiore anche in Sirio (2022), l’album con cui Lazza sfonda completamente e che diventa il disco più venduto dell’anno. Ad arrangiamenti più ammiccanti verso il grande pubblico il rapper affianca alcuni testi legati alla propria sfera emotivo/sentimentale, mostrando una figura più fragile di quella che parla dei suoi problemi con la grinta di un cane che è sempre e comunque pronto ad azzannarti. Il palco di Sanremo è stato il passo forse obbligato per ottenere una riconoscibilità artistica al di fuori della scena rap, ed è stato un passo decisamente azzeccato: a Lazza ora il difficile compito di capire come coniugare la fama mainstream con l’autenticità indipendente, ma dopotutto sono anni che ci canta di non essere cambiato e forse dovremmo credergli.
Il lavoro che ha fatto Alex con Cenere è rispettoso del testo di Lazza, e allo stesso tempo stravolge storia e ambientazione, giocando anche con prima, seconda e terza persona: una misteriosa figura parla al protagonista immobilizzato, inerme, e da lì si dipana una vicenda di cazzate a cui rimediare, debiti da pagare e, forse, un futuro migliore a cui aspirare. Potete entrare in questa storia subito dopo il link al brano che l’ha ispirata, possibilmente lasciandola in sottofondo per meglio cogliere i legami fra i testi: a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.
Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).
Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!
Cenere, di Alex Roggero
Tu credi nell’oroscopo? No? Beh, classico dei Toro. Ma se questa mattina avessi letto il giornale probabilmente lo avresti saputo che sarebbe stata una brutta giornata. Tranquillo non ti sto psicoanalizzando. Stai calmo o ti farai male. Hai paura vero? Scommetto che non ricordi dove ti trovi. Eppure ci conosciamo da un po’ ormai. Sei già stato qui più di una volta. Vabbè non importa, tanto tra poco sarà tutto finito. Ti prego smettila di gridare, non rendere ancora più complicata questa cosa. Ora seguimi. Non fare domande, non abbiamo tempo. Ma davvero non mi riconosci? Certo che hai combinato un bel casino eh, che cazzo avevi in mente di fare? Ok, hai ragione, non sono affari miei. Ora però apri le orecchie, te lo dirò solo una volta. Adesso ti slegherò le mani, lo farò lentamente, se provi a fare cazzate sappi che entro dieci minuti qualcuno di molto meno ragionevole di me verrà a prenderti e fidati, non vuoi sapere cosa succederà a quel punto. Quindi stai calmo e respira. Ossigena bene quel cervellino da cavallo pazzo che ti ritrovi va bene? Ehi, dico a te Mr. SpaccoBottigliaAmmazzoFamilia. Ecco bravo, vedo che hai capito. La vedi quella Cabriolet? Ora tu ci salirai sopra e lo farai con calma e in silenzio. Non guarderai cosa c’è nel baule, non controllerai cosa c’è nel cruscotto, non farai un bel cazzo di niente ok? Ho già impostato il navigatore. Tu devi semplicemente seguirlo. Nessuna cazzata, nessuna improvvisazione. Sali su quella macchina e sparisci. Una volta arrivato a destinazione sarai ufficialmente libero. Per sempre.
Salgo in macchina, accendo la radio, abbasso il finestrino. Cerco di non pensare a niente. Metto in bocca una sigaretta. Guido nel modo più noioso che io riesca a immaginare. Una mano sul volante, l’altra fuori dal finestrino. Cento chilometri orari. Fisso. Non uno di più né uno di meno. Le altre macchine mi sorpassano lentamente sulla sinistra, io mi lascio sorpassare. Non posso rovinare tutto, non questa volta. Chissà se è davvero ancora viva. Che coglione, è tutta colpa mia. Come sempre. Chissà se vorrà ancora vedermi. Io al posto suo non vorrei nemmeno più sentir nominare il mio nome. Abbiamo perso tutto ed è solo colpa mia. Se potessi solo tornare indietro ora saprei cosa fare. Ma forse sono ancora in tempo, oggi finalmente metterò la parola fine a questo cazzo di debito e potrò ricominciare a vivere. Mancano solo dieci chilometri al punto segnato sulla mappa. Dieci chilometri e sarò finalmente libero.
Arriva nel parcheggio di un centro commerciale. Vede quattro uomini che lo stanno aspettando. Scende dalla macchina. Lo fa lentamente, con le mani bene in vista.
Rimane immobile, come chi non sa che fare. Sente delle parole, non quelle che avrebbe voluto sentire. Il freddo metallo di una pistola gli accarezza la nuca. Ha giusto il tempo di pensare un’ultima volta a lei, bella come Venere.
Si accascia al suolo. Finalmente anche lui potrà sparire come cenere.
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2 pensieri riguardo “Racconto in musica 132: Cenere (Lazza – Cenere)”