Racconto in musica 99: Maledetta sfortuna (Fine Before You Came – Buio/Appello)

Gente siamo arrivati a 99 racconti. Novantanove! Quando ho aperto il blog mica lo sapevo per quanto sarei andato avanti, e c’è da dire che questa cifra ci ho messo solo due anni e qualcosa a raggiungerla mica un decennio, però oh: novantanove! A un passo dalla terza cifra ti viene un po’ quella sindrome da millennium bug, da “mille e non più mille” (che in questo caso sarebbe cento e non più cento… ma verrà mica per il duecentesimo racconto allora?), ti chiedi “cosa accadrà domani, una volta raggiunto questo traguardo?” E la risposta ovviamente è niente di che, stiamo parlando di un blog mica dei massimi sistemi: ma vuoi non festeggiare almeno?

Se siete di Milano ora avete un appuntamento

Martedì 10 maggio alle 20:30 Tremila Battute sarà ospite del Reverend, locale milanese che oltre ad essere bellissimo e ad avere i cocktail coi nomi migliori mai sentiti (provate il Mio nonno vendeva dischi in Martinica) è pure un negozio di dischi ben fornito, con vinili per tutti i gusti (io ci ho trovato anche il disco di Any Other, tanto per dire). Per un’oretta parleremo di musica indipendente, con qualche aneddoto sparso e, soprattutto i racconti e le canzoni che li hanno ispirati, tutto questo grazie a Alex Roggero che, dopo il primo racconto apparso su queste pagine, mi ha portato proprio al Reverend per berci una (due) birre insieme: durante la serata ci sarà spazio anche per un altro suo testo, che guarda il caso (in realtà non è un caso, l’ho fatto apposta) è proprio quello che trovate fra poche righe. E non dimenticate che sta per uscire il suo primo romanzo!

E dopo aver parlato di una data milanese e di un autore milanese, potevamo non parlare di un gruppo milanese? Il nuovo racconto di Alex è infatti ispirato a una di quelle band che ci ha messo poco tempo a diventare iconica, ovvero i Fine Before You Came.

Io con l’emo ho avuto un rapporto complicato, perché vedevo su Mtv musicisti con le stelline tatuate e il trucco e pensavo “questa cosa non fa per me”. In realtà l’emocore è un genere che viene da lontano, fin dagli anni ottanta, e che a parte le sue derive glitterate ha una storia di tutto rispetto che comprende, tanto per dire, anche i Fugazi: Jacopo Lietti (voce), Mauro Marchini (chitarra), Marco Monaci (chitarra), Marco Olivero (basso) e Filippo Rieder (batteria) fanno parte di questa storia dal 1999 (dicevamo sul “mille e non più mille”?), un percorso condito da melodia, furia e urla lancinanti. Il nome della band deriva da una strofa di una canzone dei The Van Pelt, il loro esordio è datato 2001: fortemente influenzati dai gruppi della Green Records, particolarmente gli Eversor, è proprio a un concerto di questi ultimi che consegnano al bassista Marco Morosini una loro demo, riuscendo così a entrare in contatto col fondatore dell’etichetta Giulio Repetto e pubblicare con lui il primo Ep Cultivation of ease e il disco d’esordio It all started in Malibu (2003). Le prime uscite già evidenziano i tratti distintivi della loro musica, una sofferenza traslata in note che non è mai una resa ma nemmeno una vittoria, una specie di elogio delle resistenza senza facili eroismi (tutto il contrario di Ligabue insomma).

Dopo un secondo album omonimo nel 2006 (un concept affiancato da un’opera visiva in tre capitoli diretta dall’artista Antonio Rovaldi), uscito per le etichette I Dischi Dell’Amico Immaginario e Black Candy, i FBYC decidono di rendere più fruibile l’universo narrativo che sta dietro ai loro testi passando al cantato in italiano (e alla benemerita La Tempesta Dischi): è il momento di s f o r t u n a, uno dei loro dischi più amati nonostante fosse uscito per precisa scelta senza promozione, senza distribuzione nei negozi e in free download, una decisione quest’ultima che prenderanno anche per buona parte della produzione successiva. Il nome della band comincia a girare ancora di più, si moltiplicano le collaborazioni (proprio ad un altro esordio in italiano, quello dei Gazebo Penguins, Jacopo presterà la propria voce per il brano Senza di te, mentre la band tutta collaborerà con I Cani nella canzone chiamata non a caso FBYC (s f o r t u n a)), Jacopo diversifica la propria attività anche coi i Verme e continuano a uscire negli anni dischi ed Ep: Ormai (2012), Come fare a non tornare (2013), Quassù c’è quasi tutto (2014), Il numero sette (2017) e l’ultimo in ordine di tempo, Forme complesse, uscito l’anno scorso a testimoniare di una storia che vede i cinque componenti sempre uniti (sul loro bandcamp si legge, a margine di ogni disco, “i Fine Before You Came sono e sempre saranno Marco, Filippo, Jacopo, Marco e Mauro) e ancora vogliosi di accompagnarci con la loro musica. Chi è di Milano e dintorni potrà goderseli dal vivo domenica 15 maggio al Circolo Gagarin di Busto Arsizio durante il Lingua Comune Fest o il 28 maggio al Solidarrock di Cassano D’Adda, oltre ad avere l’opportunità di chiedere consigli musicali direttamente al chitarrista Marco Monaci nel suo negozio di dischi Volume.

Il racconto di Alex prende ispirazione dalla canzone Buio/Appello, seconda traccia di s f o r t u n a, un brano cupo in cui le liriche di Jacopo ci immergono nel disagio mentre la sua voce e la musica ci forniscono le energie per ribellarci a quella situazione nonostante non sembri esserci speranza alla fine del tunnel: solo una piccola parte di me risponde all’appello/ ma tu non la senti. Anche la vita del protagonista del racconto sembra sprofondata nel buio, quello di una casa immersa nelle tenebre mattutine ma soprattutto di un futuro senza sbocchi caratterizzato dalla ripetizione degli stessi vuoti comportamenti: vi lascio scoprire da soli se il finale porterà ad una ribellione o ad una resa, a me non resta che augurarvi buona lettura e buon ascolto.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Maledetta sfortuna, di Alex Roggero

6:30. Le luci della camera sono spente. Fuori è buio e fa freddo. In un mondo ideale nessuno sarebbe sveglio a quest’ora. Mi dirigo verso il bagno, in punta di piedi: non voglio svegliare nessuno, per non litigare già a quest’ora. Quando lo raggiungo chiudo velocemente la porta alle mie spalle.

Prendo la cassa bluetooth che qualcuno ha dimenticato di fianco al cesso, cerco su Spotify un pezzo che mi aiuti a stare sveglio. Accendo l’acqua calda, aspetto che raggiunga la temperatura perfetta. Entro in doccia, Il tepore dell’acqua mi fa sorridere. Vorrei che tutta la vita fosse come questo momento.

Quando uscirò da questa stanza, il mondo mi crollerà nuovamente addosso.

Non ho svolto il lavoro che il mio capo mi ha assegnato lo scorso venerdì pomeriggio. Si aspettava fosse completato entro questa mattina. Cosa dovrei dirgli? Ho terminato da un pezzo le scuse plausibili. Di lunedì non è mai puntuale, potrei avere ancora qualche ora per lavorare sul progetto prima del suo arrivo. Se non faccio colazione e mi metto immediatamente in macchina potrei guadagnare quindici minuti. Ma che importanza ha?

Ruoto ancora un po’ la manopola dell’acqua calda. Il vapore riempie la stanza. Se solo potessi restare in questo momento per sempre.

Mia moglie mi tradisce. Per sbaglio ho letto un messaggio sul suo computer ieri sera. Chi è che lascia ancora il proprio computer in giro per casa senza una password nel 2022? Sicuramente qualcuno che non ha guardato Mr. Robot. Dovrei dirle che so tutto? E cosa dovremmo fare con nostra figlia? Immagino che la società mi imponga di doverle mantenere, anche se a malapena ho i soldi per pagare il mutuo. Forse mi conviene rimanere in silenzio.

La mia vita si sta sgretolando su sé stessa.

Prendo lo shampoo e me lo spalmo sui capelli. Pino silvestre e ginseng. Ha un profumo buonissimo. Mi torna in mente il me stesso di dieci anni fa, le mie ambizioni. La mia vita, oggi, è dieci minuti di felicità e millequattrocentotrenta minuti di merda al giorno.

Non suono più.

Non vado più a concerti.

Non mi alleno più.

Non scrivo più.

Non viaggio più.

Prendo il bagnoschiuma. Tra due minuti dovrò uscire dalla doccia. Potessi passare la giornata qui dentro sarebbe tutto più facile.

Una volta ero felice. Solo, ma felice. Ora sono diventato un ingranaggio, tutto ciò che ho sempre odiato. Dovrei tirare fuori le palle, parlare con le persone che mi circondano, farmi valere. O forse farla finita, qui, in questo momento. Qualcuno piangerebbe la mia morte?

6:40. Devo uscire. Indosso un completo blu elettrico, cravatta rossa. Tengo la luce spenta, non mi guardo allo specchio. Nessuno mi saluta mentre esco. Salgo in macchina. Ripenso a quanto è stato bello farmi quella doccia.

Tornando verso casa mi fermerò a comprare un nuovo shampoo.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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