Racconto in musica 84: Ero (Jude – Life lays me down)

Sapete cosa si intende con musica “diegetica”? Io l’ho scoperto qualche mese fa, a un cineforum sul cinema sudcoreano tenuto alla Corte dei Miracoli (locale ubicato fra Porta Genova e i Navigli che consiglio a qualsiasi milanese di frequentare) da Alessandro Andrea Lonardo: in pratica si tratta di quella musica che è direttamente percepita dai personaggi, come quella che proviene da una radio, da un giradischi o è direttamente suonata da qualcuno nella scena. Tutto questo pippone non serve a darmi un tono (l’ho già detto sopra che fino a qualche mese fa ignoravo il termine), bensì a presentarvi il primo racconto per Tremila Battute in cui la musica è direttamente citata nel testo e quindi, se vorrete immaginarvi la storia di Gino Ciaglia come una sequenza cinematografica, diegetica: a risuonare, nella radio del protagonista, è una canzone del cantautore statunitense Jude.

Non so se Gino abbia una passione per il cinema, di certo gli piace scrivere e, oltre a questo, scacciare i piccioni che tormentano il busto di Carlo Levi nella sua Eboli. Nel 2016 ha pubblicato con la casa editrice Transeuropa il romanzo Deus ex Eboli, mentre suoi racconti sono apparsi in alcune antologie e su svariate riviste letterarie: potete già leggerne su Fillide, Rivista Blam e Quaerere, prossimamente su Risme, Smezziamo e Sguardindiretti.

Visto che abbiamo iniziato parlando di cinema rimaniamo lì vicino: qualcuno di voi ha visto Lost? Io ai tempi lo seguii con devozione assoluta (a posteriori malriposta visto il progressivo calo qualitativo e le quantità di domande rimaste senza risposta) e forse per questo mi ricordo della canzoncina You all, everybody che Charlie, la rockstar drogata della compagnia, canticchia in uno dei primi episodi per far sapere a tutti che lui è uno famoso: quella canzone, scopro oggi, è stata scritta da Michael Jude Christodal, in arte Jude, cantautore di Boston classe 1969. Il cinema e la televisione sono componenti importantissime per la sua carriera, iniziata nel 1997 con la pubblicazione del disco 430 N. Harper Ave per l’etichetta indipendente Fish of Death, i cui brani saranno parzialmente ripresi e riregistrati nel successivo album, No one is really beautiful, con il quale si celebra un sodalizio con la Maverick, label fondata da Madonna nel 1992. Finire all’interno del gruppo Warner aiuta Jude a dividere il palco con artist* di calibro internazionale (Alanis Morissette, The Cranberries e sua maestà Tori Amos, fra l* altr*) e ad apparire nella colonna sonora del film City of Angels, ma qualcosa evidentemente non funziona e dopo il disco del 2001 King of yesterday (uscito nella data pre-pandemia più sfortunata possibile, l’11 settembre) le strade di Jude e dell’etichetta si separano.

Tornato fieramente indipendente il cantautore pubblica due album in totale autonomia, Sarah (2004) e Redemption (2006), poi decide di fare comunella con altri musicisti e con Chris Seefried, Jeff Russo (ricordate quando vi avevo parlato dello splendido videogioco What remains of Edith Finch? Le musiche le ha scritte lui!) e Dave Gibbs forma la band rock-acustica Low Stars, di cui esce l’omonimo album di debutto nel 2007. L’esperienza si rivela breve e Jude comincia a concentrarsi più sulla sua carriera a Hollywood e dintorni: da anni infatti le sue composizioni (inedite e non) finiscono in film e serie televisive, tanto che potreste averle sentite all’interno di Dr. House, Dawson’s Creek, One tree hill, The O.C., Smallville, Final destination 2 e svariati altri prodotti non esattamente di premiere television. Nel 2016 torna a concentrarsi sulla propria musica pubblicando l’Ep Me and my monster, finanziato tramite crowdfunding sulla piattaforma PledgeMusic e ad oggi l’ultima sua uscita discografica.

Ieri era Natale e, seguendo una tradizione che nel 2022 potremmo già tradire anche quest’anno il racconto è a tema natalizio: non c’è però grande allegria nel testo di Gino che, attraverso poche immagini e un dialogo quasi surreale, delinea una scena prefestiva molto sui generis che non sfigurerebbe in un film. Jude e la sua chitarra ci mettono la colonna sonora, Life lays me down, una canzone disillusa ma non arresa che sfuma lentamente nella casa del protagonista così come sfuma il 2021 di Tremila Battute, che si prende due-tre settimane di pausa: ci vediamo l’anno prossimo, buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Ero, di Gino Ciaglia

Mi pare di aver sentito il campanello. Abbasso il volume della radio e attendo. La mente mi invia l’immagine di un dobermann.

Ora bussano. A stento riesco ad alzarmi dal divano. Vado alla porta, sollevo lo spioncino. È la mia vicina. Ha in mano un campanellino.

Apro.

«Devi fare Babbo Natale».

Resto in silenzio.

«Tutto bene?»

«A che ora?»

«Alle otto e mezza».

«E il vestito?»

«Macché vestito. Non ce l’ho nemmeno».

Aspetto.

«Ti spiego il piano. Ti faccio uno squillo all’ora prevista e ti lascio la porta aperta, io mi chiudo in bagno con i due mostri. Tu posi i regali sul pianerottolo, infili la testa in casa, fai ho ho e dai un paio di scampanellate».

Mi passa il campanellino.

«Ah, a momenti dimenticavo. Devi mangiare anche i biscotti e la carota. E bere il latte. Oddio!»

Reprime all’istante l’entusiasmo e abbassa la voce.

«Mi è appena venuta un’altra idea. Prima di scendere mettiti le scarpe».

Mi fissa i piedi.

«Ma perché sei scalzo. Non hai freddo?»

Resto in silenzio.

«Ti lascio fuori una bustina di farina, dai una spolverata a terra e ci cammini sopra. Fai le orme. Già che ci sei i regali non li lasciare fuori, sistemali davanti al caminetto. Non troppo vicino, non vorrei che una monachina desse fuoco alla carta e… d’accordo, non ci voglio pensare, no, mettili sotto l’albero, da sempre i regali si mettono sotto l’albero, giusto?»

Annuisco.

«È tutto chiaro?»

Annuisco di nuovo.

«Più tardi ti salgo i regali».

Mi fa l’occhiolino, si volta e inizia a scendere i gradini a due a due.

Aspetto che sparisca alla mia vista, richiudo la porta. Poi corro in bagno a vomitare.

Conosco la mia piccolina, non si offenderà se mi dedico per un istante a un’altra famiglia. Anzi. Tuttavia mi avvicino a una delle tante foto in corridoio e glielo chiedo. Nel dubbio, chiedo il permesso anche a mia moglie.

Ritorno alla radio e alzo di nuovo il volume. C’è Life Lays Me Down. Ritrovo Jude che dice:He was a saviour, I was a child Programmed behaviour and a Santa smile…”

Mi ributto sul divano.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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