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Racconto in musica 41: Il regalo che aspettavi (Vintage Violence – Natale lavavetri)

Il racconto di questa settimana non poteva che essere a tema natalizio, sia perché la canzone ce l’ha nel titolo sia perché la band che l’ha scritta l’ho conosciuta di persona proprio poco prima delle festività, per la precisione il 15 dicembre 2013. Era in dirittura d’arrivo il loro nuovo disco, e per il lancio pensarono di creare un video con tutti i fan disponibili a recarsi in quel di Mandello Del Lario, nella soffitta di casa dei genitori di uno dei componenti. Per l’occasione era prevista anche la consegna dei “cesti natalizi”, ovvero un modo alternativo che avevano trovato per autopromuoversi e, allo stesso tempo, fare propria una causa sociale: assieme a dischi, gadget vari e una bottiglia di vino (direttamente dalla cantina del nonno del cantante) era presente un biglietto attestante che parte del ricavato sarebbe stato donato a un progetto per la tutela dei senzatetto di Lecco. Mi era sembrato un bellissimo gesto, ed era stato uno dei motivi che mi aveva spinto a farmi svariati chilometri di macchina per incontrarli e finire dentro le riprese con in faccia una maschera da dottore in tempi di peste (sotto una diapositiva).

Da allora i Vintage Violence li ho intervistati, portati a suonare in un concerto acustico casalingo a Novara e ho pure aperto per loro in una data con la mia band. Soprattutto li ho visti dal vivo ogni volta che era possibile, perché oltre a essere delle bellissime persone sono anche uno di quei gruppi che dal vivo sono travolgenti e con cui è impossibile rimanere fermi. Alla carica punk della loro musica uniscono testi impegnati, socialmente e politicamente, che rappresentano un ulteriore pregio all’interno della loro produzione.

La band si forma nel 2001 con il nome Flowers of noise, cambiato dopo un anno in quello definitivo che proviene diretto da un album omonimo di John Cale. La formazione iniziale vede Nicolò Caldirola (voce), Rocco Arienti (chitarra e cori), Stefano Gilardi (chitarra), Roberto Galli (basso) e Beniamino Cefalù (batteria), e con questi elementi arrivano alla realizzazione del primo disco, Psicodramma, autoprodotto nel 2004. Inizia una lunga serie di concerti dal vivo, accanto a nomi come One Dimensional Man e Quintorigo, e in occasione di un loro concerto milanese (all’ormai defunto Transilvania Live) si ritrovano a improvvisare un pezzo con i System Of A Down, presenti in incognito tra il pubblico. Dopo aver raggiunto le finali nazionali di Rock Targato Italia e di Sanremo Rock la band pubblica nel 2007 l’ep Cinema con l’etichetta Goodfellas, il cui singolo Le cose cambiano viene messo in rotazione sua Allmusic e RockTv. Passeranno quattro anni prima di vedere un nuovo album: Piccoli intrattenimenti musicali arriva nel 2011, e contiene tra i pezzi una cover de I pop del cantautore anarchico monegasco Léo Ferré, brano che vede la collaborazione di Dario Ciffo (Afetrhours e Lombroso). Per promuovere il disco la band realizza videoclip autoprodotti a costo zero per ognuno degli undici brani, cosa che farà anche per la canzone Sognare sul lavoro, uscita nel 2012 e che rappresenta il primo lavoro per l’etichetta Maninalto! Records che da lì in avanti produrrà i loro lavori.

Il 31 gennaio 2014 esce Senza paura delle rovine, disco in cui compaiono come ospiti Karim Qqru degli Zen Circus, nel brano Neopaganesimo, ed Enrico Gabrielli (Afterhours, Mariposa, Calibro 35), nel brano I funerali. Per la canzone Metereopatia realizzano un video con sei GoPro che filmano a 360° (firmato da Marco Mazzoni e Riccardo Rossi) che un anno dopo Cesare Cremonini gli copia spudoratamente, senza nemmeno fermarsi a controllare se questa tecnica era già stata utilizzata prima di bullarsi di essere stato il primo in Europa a realizzare un videoclip simile (caro Cesare, non è così). Negli anni seguenti Stefano Gilardi esce dalla band, sostituito prima da Matteo Canali (attivo in innumerevoli band, tra cui Mr. Kite, Ghost Mantra e Born by chance) e poi da Ivan Giudiceandrea, che assieme a Nicolò e Rocco registra nel 2018 il disco Senza Barrè, rilettura acustica di alcuni brani dei precedenti dischi a cui si aggiunge l’inedita Finale.

Natale lavavetri arriva dall’album Piccoli intrattenimenti musicali, e offre una visione diversa del classico immaginario natalizio, osservato dal fondo della scala sociale. Quello che non manca ai protagonisti della canzone è l’orgoglio necessario a prendersi una rivincita, ed è anche il motore della vicenda che troverete nel racconto: qui sotto trovate come al solito il brano, seguito dal racconto, Tremila Battute vi augura in questo modo buon ascolto, buona lettura e buone feste. Ci si sente a Gennaio!

Se volete ascoltare questo e tutti gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti, questo è l’unico dove sono riuscito a trovare tutte le canzoni).

Il regalo che aspettavi

Ci hai già incontrato tante volte. Laviamo i vetri della tua macchina quasi tutte le mattine, quando ce lo permetti invece di passare oltre con una smorfia sul volto. Non pretendiamo che ti ricordi di noi, ma un riconoscimento ce lo aspettiamo ormai da troppo tempo. Siamo rimasti in attesa a lungo, respirando i gas di scarico a bordo strada, rabbrividendo nei gelidi inverni di questa zona. Invidiamo il calore all’interno del tuo abitacolo, ma non il modo in cui ti sei procurato il lusso che ti circonda.

Casa tua dal parco sulla collina appare nitida e luminosa, un punto di riferimento per tutta la città. Ti immaginiamo comodamente seduto davanti a una tavola imbandita, mentre noi ci scaldiamo lo stomaco con birra sgasata e qualche superalcolico. Le panchine su cui dormiamo non hanno coperte linde e morbide come le tue, e per fare bei sogni alcuni di noi hanno bisogno dell’ago. Non conoscerai mai la storia delle persone che abbiamo incontrato qui, ma non possiamo fartene una colpa: nemmeno noi avremmo voluto, anche se ora che facciamo parte di questa folla di invisibili è molto più facile considerarli dei fratelli.

A Natale serve qualcuno con cui condividere gioie e dolori, anche per strada.

Per tanto tempo ci siamo fidati di te. Quando ci siamo ritrovati con una lettera di licenziamento al posto di una gratifica abbiamo pensato che tutto si sarebbe risolto. Pensavamo che non avessi altra scelta, ma mentre i nostri risparmi si azzeravano tu continuavi la tua vita come se non fosse successo niente, senza nemmeno scusarti per ciò che ci avevi fatto. Nella tua memoria sembrava non esserci spazio per noi.

Abbiamo deciso di aiutarti. Sappiamo che stasera rincaserai tardi, intento a brindare col sindaco e gli assessori. Sotto l’albero, insieme ai regali per i tuoi figli che qualcun altro ha comprato, troverai tutti i nostri nomi. Le abbiamo conservate gelosamente, le nostre ultime buste paga, e ora te ne facciamo dono: è passato un anno da quando le abbiamo ricevute, speriamo che vederle ti faccia ricordare cosa è veramente importante nella vita: la lealtà, il rispetto, la giustizia.

Siamo sicuri che capirai il messaggio. Ci fidiamo ancora, e ci addolorerebbe se tu pensassi che non sia così. Non prendere questa intrusione come una minaccia, volevamo solo farti sapere che ti siamo vicini. Siamo sicuri che farai la cosa giusta, per te e per noi.

Ti aspettiamo al solito incrocio. Non prendertela per il parabrezza sfondato, il prossimo lavaggio lo offriamo noi.

Con affetto

I tuoi ex dipendenti.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

2 pensieri riguardo “Racconto in musica 41: Il regalo che aspettavi (Vintage Violence – Natale lavavetri)

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