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Racconto in musica 42: Strano ma vero (Dri – Solo ad un esame dalla laurea)

Ed eccoci al primo racconto del 2021! Come avete festeggiato l’avvento del nuovo anno? Ok, probabilmente è la domanda sbagliata in questo momento, perciò lasciamo in standby le nostre aspettative per il nuovo anno e facciamo un salto indietro nel tempo, precisamente al 28 maggio 2018, quando i locali erano aperti e io suonavo in un’anacronistica band che ancora si ostinava a fare grunge: i S.I.N. (che stava per “Souls In Nowhere” ma siccome lo sapevamo solo noi, e forse manco tutti i componenti, io mi divertivo a cambiare il nome ogni volta che pubblicizzavo una data in cose come “Shinji Ikari’s Neighbours”, “Sad Ionesco Novel” o “Sorry Inga Nastedovjna”. Ovviamente non ricordo chi sia Inga Nastedovjna, e altrettanto ovviamente mi diverto con poco). Ci eravamo iscritti a un contest in quel di Spaziomusica a Pavia (che nel frattempo è stato fra le vittime del lockdown), avevamo passato la prima selezione (forse perché nessuno di noi era sbronzo, ma giuro che siamo riusciti a passare una selezione anche una volta che il bassista ha suonato scordato tre canzoni su cinque) ed eravamo così approdati a una delle serate finali. Facemmo probabilmente uno dei nostri migliori live (nessuno era sbronzo), salirono addirittura in due sul palco a pogare (probabilmente il momento più alto della carriera dei S.I.N., insieme al minitour di tre data in una settimana con Lo Stadio Animale andatesubitoasentirli) ma, al conteggio finale, non fummo tra quelli che si portarono a casa il premio…che non ricordo neanche in cosa consistesse. Il voto del pubblico, vero cancro dei contest musicali che li affossa più o meno alla validità di una scoreggia in un vaso ming, premiò chi aveva portato più gente, il voto della giuria invece premiò un cantautore giunto fin da Firenze e che meritava pure i voti del pubblico (venduto): tutta sta prosopopea piena di parentesi (ma avrei potuto fare ben di peggio, come testimonia quest’altra parentesi), insomma, per dire che il cantautore fiorentino in questione è Dri, che ha meritato a plebiscito la vittoria e che il racconto della settimana è associato a una sua canzone.

Usanza vuole però che presenti innanzitutto l’autore del racconto, ed è un piacere ospitare su queste pagine Dario Zizzo. Quarantottenne di Termini Imerese, Dario ha pubblicato i racconti Il mio piccolo cactus su Libreriamo, Un invitato speciale nella raccolta Le nozze di Cana pubblicata dalla Fondazione Il Pellicano e presto apparirà sulla rivista Snot con il racconto I ragazzi di ieri. Entro novembre uscirà il suo romanzo d’esordio Rivoglio i Matia, con Antonella Ruggiero, edito da Montag Edizioni, un particolare che tornerà anche all’interno del testo che pubblichiamo.

Torniamo ora a Dri. Jacopo pubblica il suo primo album, Ritagli di giornate, nel 2018, a cui fanno seguito una cinquantina di date in solo fra Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna. Cantautore ironico e solo apparentemente leggero, Dri sa giocare con le parole e piazzare con nonchalance frasi d’una certa carica poetica come “Ho fatto la barba stamani ed il sangue mischiato con l’acqua e la schiuma/ mi ha fatto pensare alle cose che scorrono e cadono giù” (Gommapiuma, canzone che mi aveva molto colpito anche live), passando poi senza colpo ferire a brani come [Le 4 del mattino] dove invece risalta tutta la sua anima divertita. A gennaio 2020 decide di mettere in piedi una band per accompagnarlo dal vivo, trovando come sodali Giovanni Mazzanti (chitarra solista), Dario Fischi (basso) e Oscar Gigli (batteria), e se la pandemia ha messo un freno ai live Dri non si è comunque fermato: “evolutosi” in Cantautuber, pubblica sul suo canale Youtube video girati e montati da lui stesso, associati alle canzoni che andranno a formare il suo prossimo disco, Dri viaggia e suona la chitarra.

Il racconto di Dario mi ha provocato da subito una spontanea associazione con la musica di Dri, non fosse altro che per l’ironia, cifra stilistica comune a entrambi. Solo ad un esame dalla laurea, la canzone che fa da ideale “colona sonora” alle vicende quasi surreali messe su carta da Dario, ha in comune col racconto anche alcuni elementi: se siete curiosi di scoprire quali non vi resta che ascoltare il brano e leggere il racconto, che trovate come al solito qui di seguito. Buon ascolto, e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti, questo è l’unico dove sono riuscito a trovare tutte le canzoni).

Strano ma vero, di Dario Zizzo

Sono stato un bimbo davvero strano, che andava in giro con un caschetto perché, come diceva mamma, “avevo la mancanza di calcio”, quindi non di rado cascavo a terra, mettendo sempre la testa avanti. Un giorno, stufo di quel copricapo, lo sostituii con un secchiello da spiaggia, pure se la stagione balneare si era spenta da un po’: il problema fu che io e mamma non riuscimmo a toglierlo, e visto che papà era a faticare andammo a bussare alla porta del vicino, il signor Potenza (un nome che invitava all’ottimismo), che con delle tenaglie mi liberò dall’oppressione di quella gabbia. L’esperienza non mi bastò e approfittai ancora di quell’uomo, il giorno in cui mi incastrai il pisellino nella zip.

Essendo mio padre a faticare (forse lo faceva solo per evitare di assistere alle mie cazzate) fu del tutto naturale richiedere l’assistenza del condomino, che vedendomi esclamò «Non ho mai visto niente del genere!»: come dargli torto, lo sapete in quanti muoiono senza aver visto una cosa così? Potenza andò in una stanza e ritornò con un paio di forbicioni da giardiniere, facendo diventare mia madre bianca come la biacca in viso, al che l’uomo, con letteralmente nelle mani la mia virilità, proruppe in un «Stia calma! Cosa crede, che scambi un pisellino per una cerniera? Lo sa quanti ne ho visti di pisellini io, con quattro figli?». Per fortuna Potenza ebbe ragione, ed io la scampai anche quella volta.

La mia vocazione per i comportamenti non ortodossi si confermò nell’adolescenza, quando al ginnasio, dopo un primo quadrimestre scintillante, ebbi un misterioso crollo. Mi colse un’apatia verso la scuola e ogni forma di competizione, simulai persino la febbre sfregando il termometro sulla gamba pur di stare a casa per un mese intero fino a quando, stufo dell’autoreclusione, rivelai l’inganno. Fuori non andava comunque meglio, a cominciare dalle ragazze, che per me erano come un libro dalle pagine bianche. Al minimo corteggiamento mi sbattevano in faccia l’immancabile «Ma io non potrei mai mettermi con te, tu sei un amico!», ma la beffa più bruciante fu quando una mi disse «Cosa vuoi, sciocchino? Tu sei un bravo ragazzo»: mi chiesi dove scegliesse i fidanzati, pensai di dirle «Scusami tanto se non sono Jack lo Squartatore», ma alla fine me ne stetti in silenzio.

Crescendo proseguii coi comportamenti strani: mi misi in testa di diventare uno scrittore. Di rifiuti, come con le ragazze, ne ricevetti tanti negli anni, un tale numero di vaffanculo da convincere chiunque ad andarci per davvero, ma non desistetti. Decisi di dar retta a chi dice che la vita è sognare, ovvero gli abitanti del pianeta Marzullo dove tutto l’anno è mezzanotte e dintorni, finché non giunse la proposta di un editore: il mio libro, “Rivoglio i Matia, con Antonella Ruggiero”, sarà pubblicato. Solo che il mio sogno ora mi lascia freddo; penso già a tutto quanto si dovrà fare dopo, alla promozione del romanzo, alla fatica; e mentre il sogno lascia il campo alla realtà, torna a cogliermi l’apatia.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

2 pensieri riguardo “Racconto in musica 42: Strano ma vero (Dri – Solo ad un esame dalla laurea)

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