Racconto in musica 27: La parete nera (iFasti – Lamore)

Ogni settimana cerco di ascoltare qualcosa di nuovo e/o qualche gruppo che già conosco che magari senza che me ne sia accorto ha pubblicato altro materiale. È un tentativo di mantenermi aggiornato sulla musica attuale che non mi farà comunque stare al passo con le mode (il mio approccio alla trap si è fermato a un paio di ascolti di un disco di Sfera Ebbasta, l’autotune mi fa l’effetto della kryptonite per superman, o dei gatti attaccati ai coglioni per usare espressioni meno nerd), ma in questo modo almeno non mi fossilizzo sui gruppi che già ascolto e rimando il momento in cui diventerò vecchio dentro e dirò cose tipo “eh ma dopo i (gruppo x) non è uscito più niente di valido”. Il lockdown sarebbe stato un fantastico periodo per ascoltare pacchi di musica, almeno per me che faccio l’operaio metalmeccanico e non dovevo andare comunque a lavorare, ma mi sono buttato sui libri e sulla scrittura e se ascolto un disco mentre leggo non capisco né una né l’altra cosa (stereotipo mode on: sono un uomo, non sono multitasking): qualche band però l’ho scoperta, ed una è quella di cui vi parlo questa settimana, cioè iFasti.

Se siete fra i quattro che seguono questo blog magari il nome non vi giungerà nuovo, per via di questa recensione del loro ultimo disco Tutorial. Nascono a Torino nel 2008 dalle ceneri dei Seminole, storica band del DIY italiano, e da subito portano nella propria musica temi a loro cari, visto il passato personale fatto di attivismo all’interno dei collettivi sociali. Il primo Ep Lei si è alzata dal sordo mormorio, arriva nel 2009, e l’anno dopo arriva già il primo disco Ovatta, arrangiato registrato e mixato dalla band stessa. Prima di Palestre, secondo disco uscito nel 2015, iFasti collaborano e sperimentano a più non posso: realizzano un Ep, Morula, registrato di getto in una sola notte durante un tour e contenente tre canzoni, quattro racconti e tante immagini, e partecipano alle colonne sonore virtuali dei libri La faglia di Massimo Miro, uscito per Maestrale Edizioni, e Off. In viaggio nelle città fantasma del Nordovest di Marco Magnone, uscito per Espress Edizioni e allegato al quotidiano La Stampa. A questo si aggiungono le partecipazioni nel primo periodo a Epidemia chimica, video del regista indipendente Umberto Ponti a cui regalano alcune canzoni del primo ep, e alla compilation autoprodotta Un disco grezzo, un disco che ci impegna, realizzata assieme ad altre quattordici band torinesi per prendere posizione su temi sociali tra cui l’uso di psicofarmaci sui bambini e la violenta discriminazione subita dagli immigrati.

Il resto è storia recente, viziata dalla pandemia: con tute le difficoltà del periodo iFasti hanno fatto il loro partecipando e promuovendo compilation come Nel vortice: sputi e sudore quando ancora si poteva di Scatti Vorticosi Records e Break the lock vol.1 del Collettivo Fuori dal cratere, e sono tornati finalmente a esibirsi live poco più di una settimana fa, allo Spazio 211 della loro Torino. Già nella recensione accennavo al fatto che la canzone che più mi aveva convinto del loro ultimo disco fosse Lamore, e proprio da questa ho tratto l’idea per un racconto che posso definire in qualche maniera “postmoderno”, visto che è infarcito di citazioni musicali (da canzoni che preferisco evitare come la peste): dal brano, e dallo splendido video che potete vedere più in basso, ho tratto questa suggestione, e ho cercato di infondere nella seconda parte del racconto la stessa tensione emotiva che mi assale ogni volta che la canzone muta pelle e da allegra si fa quasi angosciante. A voi la sentenza se il tentativo sia riuscito o meno, trovate il racconto subito dopo il brano: buon ascolto, e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti, questo è l’unico dove sono riuscito a trovare tutte le canzoni).

La parete nera

Eravamo in quattro al bar e stavamo ammazzando il tempo bevendoci qualche birra e parlando delle nostre ex, il che mi metteva un po’ a disagio perché Topo era stato assieme alla tipa con cui uscivo ma diceva che non aveva nessun rimpianto, nessun rimorso, non so come faceva visto che io ci impazzivo per lei, aveva gli occhi dell’amore, verdi, e quando facevamo sesso quante espressioni di godimento sul suo volto, e più parlavamo più mi veniva voglia di andare via subito e andare a baciarla, a sentire se aveva ancora l’odore del sesso addosso, ma Ginko ne ha ordinate altre quattro e ce n’è voluta per convincerli a bercele in macchina, con Skala che la menava perché come al solito toccava a lui guidare anche se la macchina era la mia e noi a dirgli dai che stasera te ne troviamo una bella come una mattina d’acqua cristallina, e lui si è messo a ridere dicendo ma che cazzo vuol dire, basta che la trovo con le tette grosse, e quando siamo arrivati eravamo tutti belli allegri e lei era lì ad aspettarmi all’ingresso, con su un vestito tanto stretto che mi immaginavo tutto, così l’ho baciata mentre gli altri entravano dicendomi ci vediamo al bar ma io non avevo più voglia di bere, le ho detto voglio vederti ballare e siamo andati in mezzo alla pista a scatenarci, ha cominciato pure a strusciarmisi addosso, abbiamo continuato così per almeno un’ora perché ero tutto un bagno di sudore e quando lei mi ha detto che andava in bagno ho raggiunto gli altri, ne ho ordinata una e ho cominciato a dirgli di buttarsi anche loro in pista

volevo così tanto bene a tutti quanti

volevo condividere quel momento

ma mi sono interrotto perché c’era uno vicino ai bagni che stava parlando con lei e avvicinandomi la vedo che gli fa il dito medio e si allontana, ho fatto per chiederle cosa stava succedendo ma mi ha detto lascia stare e lo avrei anche fatto se non fosse che quello ha gridato sì brava vai con quel frocetto, così gli ho detto c’è qualche problema e quando quello mi ha fatto un sorrisetto gli ho tirato una centra proprio in mezzo agli occhi, è andato giù dritto e ho cominciato a dargli calci urlando a chi hai dato del frocio pezzo di merda e sono andato avanti finché Ginko non mi ha tirato via e giuro, quando mi sono girato erano tutti lì a guardarmi come fossi un mostro, anche lei si teneva una mano sulla bocca, e lì ho capito, come una rivelazione, che nessuno mi avrebbe mai voluto veramente bene, che c’era come una parete nera fra tutti noi e io avrei voluto tanto scalarla e spiegare cosa sentivo davvero, perché mi comportavo così, però non riuscivo a trovare le parole e quando mi hanno buttato fuori io ho aspettato che qualcuno venisse a farmi compagnia perché almeno volevo provarci a scusarmi, ma non è arrivato nessuno e allora ho capito anche che a questo mondo te la devi cavare da solo, non puoi fare affidamento su nessuno, men che meno sull’amore, così ho preso la macchina e li ho lasciati tutti lì, quegli stronzi, e da allora non li ho più sentiti.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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