Modi diversi d’intendere il cantautorato nei nuovi dischi di AKA5HA e Olivia xx

Ebbene sì, questo è l’ennesimo articolo in cui prendo due dischi e cerco di giustificare, nell’introduzione, per quale motivo ne parlo insieme. Ascoltati uno in fila all’altro infatti Rifiorirai, l’album di AKA5HA uscito a novembre per l”etichetta Tanca (legata alla benemerita Trovarobato), e Fuori di me, secondo disco di Olivia xx uscito a fine gennaio con produzione della label Musa Factory, non hanno niente in comune, nemmeno l’anno di uscita. Sono rimasto però colpito da entrambi per il fatto che, pur prendendo il concetto di cantautorato da angolazioni completamente diverse, riescono ad essere facilmente incasellabili a un ascolto distratto e molto meno approfondendo, scavando un po’ e cercando di andare al cuore della loro musica.

Quando un padrino ingombrante non ti oscura ma ti esalta

Quello di AKA5HA (al secolo Matteo Castaldini) è il caso emblematico di un artista di cui puoi sentire una canzone, vedere chi l’ha prodotta e pensare di aver capito già tutto. Dopotutto da quando IOSONOUNCANE ha cominciato a far uscire non solo i suoi (splendidi) dischi ma anche, tramite l’etichetta Tanca, quelli di altr* artist*, si è creato un piccolo movimento che, dalla Sardegna a Bologna, tiene insieme la musica elettronica e un cantautorato spurio, giocato più sulle atmosfere che sui testi. Castaldini, a differenza del caleidoscopio di lingue mixato dal compare Incani e da Daniela Pes (prima artista che, con il suo Spira, ha mostrato che un certo modo di fare musica poteva non essere esclusiva di IOSONOUNCANE), canta in italiano, ma per il resto gli elementi che compongono Rifiorirai sono quelli che ben conosciamo: atmosfere che vanno dal cupo all’onirico, suoni acustici che si fondono o cozzano improvvisamente con ritmi elettronici, il senso di stare affrontando un viaggio musicale che non sai bene dove ti porterà nonostante resti sempre coerente con sé stesso. Fino a quando la formula può essere replicata prima che emergano delle copie senz’anima? Non lo so, ma ad oggi funziona ancora.

Quello di AKA5HA non è il disco di uno che, trovato il modo di associarsi alla gallina dalle uova d’oro del mondo (indipendente) musicale, punta sull’usato sicuro e ci mette il minimo indispensabile per poter dire “è farina del mio sacco”. Innanzitutto non è uno sprovveduto, ma un classe 1996 con una carriera da produttore urban e già un disco alle spalle (Incanto e disperazione, recupererò), forse non abbastanza per sentirsi arrivato ma abbastanza per essersi creato un gusto e una sensibilità. E se è vero che bastano poco più di quaranta secondi dell’iniziale Inverno ’96 per veder filtrare il fantasma elettronico dei dischi passati di Incani è anche vero che, in quei quaranta secondi precedenti, la voce delicata di Castaldini e la sua chitarra arpeggiata ci hanno già portato in un mondo tutto da esplorare, fatto di immagini bucoliche e sentimenti malinconici.

Rifiorirai vive del continuo movimento fra la creazione di un’atmosfera e il momento in cui la spezzerà, ma non sempre questo accade e, soprattutto, non succede mai a caso. Prendiamo D’infanzia, uno dei momenti più elettronici del disco, in cui tutto è soffuso e quando Castaldini, accompagnato dal piano, canta “Amica mia vola qui/ c’è un riparo per noi due”, poco dopo aver annunciato che se ne andrà senza nemmeno sapere dove, siamo già avvinti senza sapere che ci investirà con un movimento musicale solo lievemente sfumato l’atmosfera di un club berlinese, tutto lame di luce miste a oscurità, da cui riemergeremo solo per un ultimo frammento di testo in cui la nostalgia farà calare il sipario. Che gli vuoi dire a uno che fa una cosa così? Ma certo, qui ci sono gli effetti speciali, e pure in Magia, che col suo incedere fra sali e scendi gioca continuamente al rialzo e alla fine inserisce nella mischia pure i fiati, ma non si vive solo di contrasti e non si fa un gran disco senza dimostrare di essere a proprio agio anche con la semplicità (o con ciò che “appare” semplice): ecco che allora Nell’aria ci porta leggerezza e luce reggendosi quasi esclusivamente su un giro di chitarra e sulla voce, quest’ultima sapientemente usata per tutto Rifiorirai in un profluvio di doppie voci, effetti vari e pure dell’autotune, che non sembra mai messo lì perché oh, siamo (eravamo) nel 2025, ci sta, ma perché è la scelta giusta in quel determinato contesto.

Ci sarebbe da parlare a lungo di ogni singolo brano, di una poetica dei testi che riesce davvero a dipingere un mondo interiore vivido e non banale, della conclusione con Rondine che riesce a portarci gradualmente verso l’apocalisse che non sapevamo di volere, ma ogni parola aggiuntiva rischia di spezzare l’incanto che potrete provare mettendovi all’ascolto. Incani ha sicuramente tracciato una strada e sviluppato un suono personale di cui si trovano tracce piuttosto marcate nei dischi prodotti, ma la sua qualità più grande penso sia quella di aver scovato gente come Pes e Castaldini e aver tirato fuori quello che loro avevano da dire: finché sotto Tanca ci finiscono artist* del genere potremo continuare ad ascoltare all’infinito dischi che sembrano assomigliarsi solo finché restiamo a guardarne la superficie.

Lampi di talento in una formula fin troppo varia

Basta ascoltare Maniaca ipocondriaca, la prima traccia del nuovo disco di Olivia xx (al secolo Arianna Silveri) per ritrovarci in atmosfere completamente diverse. Il campionato in cui gioca la giovane cantautrice viterbese di origine e ternana d’adozione è quello del cantautorato pop, tendente a volte verso le ballad e in altri momenti pregno di un piglio elettronico divertente e divertito. Se con la prima traccia del disco di AKA5HA si poteva puntare il dito come nel famoso meme di Di Caprio solo conoscendo il contesto sonoro di provenienza, qui ammetto di aver puntato il dito io e aver pensato “Donatella Rettore“. L’andamento iniziale, il cantato e il testo ironico mi hanno portato quelle vibrazioni, e non sono bastati un ritornello più grintoso e un finale elettronico ben architettato a togliermi l’impressione che qui non c’era pane per i miei denti, anche se un po’ è così ma non completamente.

Fuori di me è un disco che punta molto sulla varietà, perché basta scavallare il primo brano per ritrovarsi già in un’altra atmosfera: piano e voce in primo piano, una storia d’amore finita da elaborare perdendo il sonno, Luce prima del suono cavalca un refrain già sentito mille volte che Silveri riesce però a rendere, se non originale, sicuramente personale. Voce grintosa che ricorda Giorgieness (riferimento indipendente) o Noemi (riferimento major, con la quale ha anche condiviso il palco), lungo le otto tracce dell’album Olivia xx alterna continuamente atmosfera, divertendosi col ritmo danzereccio e percussivo della title track (dove si lancia efficacemente nella seconda strofa in un flow velocissimo che avrei voluto sentire anche altrove) e il citazionismo pop di Scotto (probabilmente involontario, ma io nelle strofe ci sento Veramente di Mario Venuti e nel ritornello qualcosa che non riesco a inquadrare ma vicino ai ritornelli da stadio degli ultimi Coldplay) ma lasciando ampio spazio a momenti più intimi, fra una Quelle come me musicalmente troppo blanda ma con qualche bella intuizione nel testo (“Non trattarmi come se io avessi diec’anni/ ne ho solo nove”) e una Lontano da me che ne sembra la copia sbiadita. Non granché dipinto così, vero? Eppure.

Eppure Silveri il pop lo sa fare, sa scrivere canzoni che ti entrano in testa rimanendo lì per giorni e che, soprattutto, non mi fanno vergognare se mi ritrovo a canticchiarle sotto la doccia. Vale per la già citata Luce prima del suono, vale ancora di più per Io sono questa, che pur non inventando niente mostra come una formula semplice semplice (strofa leggera, pre-chorus che lancia un ritornello dove la voce getta il cuore oltre l’ostacolo) possa essere resa efficace e farti venire la foga anche se normalmente il pop lo eviti come la peste. Tutti vanno in centro chiude in un diminuendo di toni, malinconica con gli archi a dar manforte e a tratti, tramite una breve parentesi pianistica, sbarazzina, forse non il brano che rimane più impresso ma probabilmente quello scritto meglio. Non sono nessuno per dare consigli ad un’artista che, nella sua pur giovane carriera (il primo album XX è del 2022), ha già collaborato con Fiorella Mannoia, ma mi azzardo comunque a dire che, se il talento c’è, forse sarebbe espresso meglio senza cercare di sfogarlo in mille direzioni diverse: le tre canzoni citate in quest’ultimo paragrafo son un buon punto di partenza, ma sono sicuro che Silveri sa fare anche di meglio.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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