Racconto in musica 161: Maestrale (Daniela Pes – Arca)

Sono un appassionato di classifiche. Discografiche, letterarie, musicali, datemi una classifica e difficilmente riuscirò a ignorarla. Probabilmente è una passione nata quando i miei genitori compravano TV Sorrisi e Canzoni, una di quelle riviste che adesso non toccherei neanche con i guanti ma che allora formarono la mia passione per l’arte dell’intrattenimento in generale (ricordo una recensione di Fight club che me lo fece apparire come una palla pazzesca, poi lo vidi e me ne innamorai). Oggi valuto attentamente quali classifiche guardare, perché alla caccia del click facile qualunque sito becero ti butta lì la sua “classifica dei migliori film della storia secondo Quentin Tarantino” (l’algoritmo ha deciso, non so bene perché, che io pendo dalle labbra del buon Quentin), e questo ogni settimana, come se qualcun* andasse effettivamente ogni sette giorni a chiedere al regista di Pulp fiction quali sono secondo lui i film imprescindibili della storia e lui cambiasse idea ogni volta, ma quelle di fine anno sono una calamita a cui difficilmente riesco a resistere. Una volta le facevo pure io, poi ho cominciato ad ascoltare in maniera troppo caotica per ricordarmi cosa è uscito quando e mi sono limitato a tre consigli a richiesta sul blog del buon Alessandro Busi, ma quelle degli altri siti di musica le scandaglio alla ricerca di album che mi erano sfuggiti e di dischi che proprio bisogna ascoltare perché vabbè, ne parlano DAVVERO tutt*, e quest’anno erano tutt* concordi nel dire (a ragione) che il disco d’esordio di Daniela Pes è stato fra i migliori del 2023.

A permettermi di parlare dell’artista sarda è un suo conterraneo, Diego Frau. Nato a Cagliari ma trasferitosi da un anno a Roma, Diego è uno di quei nomi che mi capitava spesso di veder interagire sulla pagina Facebook del blog e sono strafelice che abbia deciso di passare da osservatore a collaboratore. Diego è anche un “collega” (le virgolette sono d’obbligo quando le cose le fai gratis) perché fino a poco tempo fa si occupava della rubrica letteraria del magazine FuoriPosto mentre nel 2019 aveva fondato la rivista RadioBUSTA, progetto purtroppo naufragato ma che ha ospitato nei suoi due anni di attività molt* autor* emergenti (fra l* altr* Diego segnala Paolo Gamerro, Riccardo Meozzi, Federica Patera e Maria Giulia Mancuso Prizzinato). Proprio su quest’ultima inizia a pubblicare i primi racconti, ma nel frattempo Diego è stato fulminato sulla strada della microfiction e non poteva che essere ospitato dal lodevole multiperso, oltre che sul Blogorilla Sapiens (cliccate sui link, sono lì per quello e orgasmano quando ci passate sopra col mouse): proprio un’antologia di microracconti bolle in pentola sul suo pc, oltre a un romanzo in corso d’opera di cui speriamo di avere presto nuovi sviluppi.

Daniela Pes è arrivata come un fulmine a ciel sereno (ed è già il secondo parallelismo che faccio coi fulmini oggi) nel panorama discografico italiano, ma il suo successo si è costruito lentamente in sottofondo fin dal 2016, anno in cui la cantautrice si laurea in canto jazz presso il Conservatorio Luigi Canepa di Sassari e forma, insieme a Dora Scapolatempore, il duo arpa e voce The Daltes, con cui rivisita in chiave elettronica brani jazz ed arriva ad esibirsi nello stesso anno all’Harp Festival di Rio de Janeiro. Già nel 2017 inizia il suo percorso solista, mettendo in musica delle poesie in sardo gallurese del concittadino Gavino Pes, e in questa parte della sua carriera ottiene unanimi consensi aggiudicandosi il premio assoluto e quello della critica al Premio Andrea Parodi e, nel 2018, i premi Nuovo IMAIE e Miglior Musica al Festival Musicultura: da quel momento però Pes scompare un po’ dai radar, iniziando una ricerca musicale che esca dai confini stretti della metrica poetica, come afferma lei stessa in questa approfondita intervista.

La sua ricerca ha un punto di svolta fondamentale quando, grazie a un amico comune, incrocia il proprio percorso con quello di Jacopo “Iosonouncane” Incani, altro sardo d’eccellenza del panorama musicale italiano a cui abbiamo dedicato un racconto ad hoc. Fra il 2019 e il 2020 inizia una fitta corrispondenza fra Incani e Pes, con il primo che nel frattempo sta lavorando al suo monumentale Ira ma trova il tempo di consigliare la cantautrice e aiutarla a trovare la direzione giusta per i suoi brani: il cammino è lungo e tortuoso, porta Pes a elaborare un linguaggio che mischia il gallurese all’italiano e al latino in cui è l’assonanza fra i fonemi e non il significato a essere preponderante, e dopo tre anni di interscambio inizia a venire alla luce Spira, un disco denso dei suoni inconfondibili di Incani ma che nel connubio con la voce di Pes e le strutture ariose che la cantautrice dona ai brani assume una propria personalità ben definita. L’album esce ad aprile 2023 per la Tanca Records di Incani e inizia presto a far parlare di sé, anche se io me ne accorgo in colpevole ritardo grazie alla segnalazione di un’altra collaboratrice sarda di Tremila Battute, Christina Nike Gagliardi: sette brani di melodie vocali ora suadenti ora intrise di ruvida sofferenza, costruiti su strutture cangianti e misteriose in cui i suoni elettronici appaiano l’accompagnamento perfetto per il fascino ancestrale della voce di Pes. Spira ammalia perché non è perfetto, è intriso della visione della sua autrice ed è stato rimodellato attraverso numerose versioni dei brani prima di arrivare a quella definitiva, è emozionante come può esserlo un viaggio perlopiù cupo (Ora, basato quasi esclusivamente sulla voce sussurrata di Pes, rimanda a un immaginario di fiabe tenebrose raccontate in piena notte) ma capace di aprirsi a lirismi scintillanti, come accade in alcuni punti di Làira: quando si arriva alla tappa conclusiva ci si sente come di fronte a un mare in tempesta, fermi a contemplare la furia della natura mentre il canto pagano di A te sola (il primo brano condiviso dalla cantautrice nel lungo processo che ha portato alla realizzazione del disco) cerca drammaticamente di calmare le onde o chissà, forse di aizzarle ulteriormente. I primi live di Pes, accompagnata dalla musicista elettronica Maru, sono andati tutti sold out e al momento l’unica possibilità di vederla esibirsi è partire per Ljubljana il 27 febbraio: tenete d’occhio questa pagina quindi se volete, come me, ascoltare la magia della sua musica da sotto il palco.

Diego per il suo racconto ha preso ispirazione da Arca, il penultimo brano del disco, una delle canzoni più soffici e ariose in cui la sensazione che i suoni donano è quella di entrare in punta di piedi in un mondo altro, pieno di luce. È un percorso anche quello che intraprende la protagonista della sua storia, ma la ricerca che compie è più febbrile e drammatica, anche se in maniera simile sembra portare verso la dissoluzione: se volete farvi affascinare dalle atmosfere che tanto la musica di Pes quanto le parole di Diego riescono a creare non dovete fare altro che andare un poco più in basso, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero e il numero Uno della fanzine di Tremila Battute!

Maestrale, di Diego Frau

Sono rimasta ad aspettarti tutta la notte. Come una stupida. Ma almeno a tua figlia non ci pensi? Stanotte si è svegliata alle due e ha iniziato a piangere. Aveva la febbre a trentanove e piangeva così forte che a volte le mancava l’aria. Continuava a chiedermi di te, ma non sapevo cosa dirle. Quando si è calmata le ho preparato la Tachipirina e poi l’ho rimessa a letto. Ho bevuto un bicchiere d’acqua in cucina. Ho controllato ancora tra i tuoi messaggi. Niente. Ma almeno a lei, dico, ma almeno a tua figlia non ci pensi?

Saresti dovuto essere qui con me, con noi, e invece è da più di una settimana che sei sparito. L’altro giorno ho camminato per tutta Piazza Garibaldi, convinta che ti avrei trovato lì. Ti ho cercato in tutti i bar, in tutti i locali, nella sala slot. Sparito. Nessuno sapeva dirmi niente. Alcuni nemmeno ti avevano mai visto. Così ho provato pure al bar di Castello, quello dove andavi da ragazzino. Una signora mi ha risposto di malo modo e mi ha detto che ormai era da molto che lì non ti facevi più vivo. Allora sono andata pure a Marina Piccola, in quel bar dove mi portavi quando ci siamo conosciuti. Ma niente. Non c’eri. Eppure anche lì sentivo la tua presenza, anche lì mi sentivo soffocare. Ho guardato le barche sul molo poi sono andata verso la spiaggia, mi sono seduta sulla riva e ho iniziato a piangere

Sei una stupida, mi sono detta, Una stupida. Mi ero davvero convinta che prima o poi saresti tornato. Che non ci avresti lasciate sole. E mi sentivo ancora più stupida, perché anche mentre piangevo in qualche modo continuavo a crederci. Sono entrata in acqua e le lacrime diventavano più fredde col maestrale. Ma non ci pensi a tua figlia? Me lo ripetevo anche mentre l’acqua mi era arrivata ormai alle spalle. Non ci pensi a tua figlia?, mi dicevo. A volte ci sentiamo così soli e non capiamo nemmeno il perché. Ho chiuso gli occhi. Le lacrime diventavano più fredde col maestrale.

Ti è piaciuto questo racconto/articolo? Segui la pagina Facebook di Tremila Battute!

Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

4 pensieri riguardo “Racconto in musica 161: Maestrale (Daniela Pes – Arca)

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora