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Racconto in musica 87: Pensa alla salute (I’m not a blonde – Happy face)

Nel 2012 mi capitò in mano (si può dire “in mano” se in realtà mi arrivò in forma digitale?) un disco di cui ancora oggi mi viene da canticchiare la maggior parte dei brani. Si chiamava Retronica, lo aveva sfornato il duo 2Pigeons ed era un disco di musica elettronica fortemente influenzato da qualunquecosa: ritmi, tempi e atmosfere variavano in maniera caleidoscopica, c’erano ospiti di primo piano (Giovanni Gulino dei Marta sui tubi, Pierpaolo Capovilla di One dimensional man e Il teatro degli orrori e Roy Paci, tanto per dire) e la cantante, mioddio, che gran voce! Come capita troppo spesso sperai di vederli dal vivo e non escludo che l’occasione sia capitata, ma non la colsi: i 2Pigeons durarono lo spazio di un album, e io rimasi orfano dell’ennesima band.

Torniamo ai giorni nostri, precisamente all’anno scorso. Per vie traverse mi arrivò fra le mani (si intende sempre le mie mani digitali) un disco, XX di Stefano Giovannardi aka Structure (potete trovarne la recensione qui), in cui ogni canzone era cantata da una vocalist diversa: indovinate un po’ (rullo di tamburi) di chi era la voce in uno dei brani? Chiara Castello, ex metà dei 2Pigeons, con quel tono e quella fantasia inconfondibili che me l’avevano fatta amare quasi dieci anni prima. Da lì a cercare di capire cosa avesse fatto in quei dieci anni (perché non lo avevo fatto prima? Mistero) il passo è stato breve, ed è così che arrivo alla band, ancora una volta un duo, protagonista del racconto della settimana: le I’m not a blonde.

Conosciutesi nel 2014 per un progetto musicale fra elettronica anni 80 e punk naufragato poco tempo dopo, Castello e Camilla Mattley decidono di continuare a collaborare e si ritrovano presto con molto materiale. Già nel 2015 escono ben tre Ep, i cui brani confluiscono l’anno dopo nell’album d’esordio, Introducing I’m not a blonde, che le fa entrare nel roster dell’etichetta torinese INRI. Sound elettronico che si fa forza di chitarre catchy e di una spiccata vena ironica (il nome del duo fa riferimento al classico stereotipo riguardante la stupidità delle bionde ma, in termini più ampi, gioca anche col maschilismo imperante nel mondo della musica, come afferma Castello in questa intervista), i brani prendono dagli anni 80 e 90 il giusto per creare un’atmosfera divertente e divertita: come bonus nel disco sono presenti anche alcuni remix fra cui quello di Stop tempo ad opera di Kole Laca, una sorta di chiusura del cerchio visto che era il compagno di viaggio di Castello proprio nei 2Pigeons.

Nel 2018 arriva il secondo disco, The blonde album, e la formula viene ulteriormente raffinata. L’inizio con Daughter (scritta come altri tre brani con Gian Maria Accusani, voce e chitarra di Prozac+ e Sick Tamburo) è già fulminante, con le sue tematiche sulle aspettative della società che spesso ritornano nei testi di Castello, ed è specchio di un lato malinconico che qui si fa più pervasivo ma rimanendo come sottotraccia, insinuandosi nella pelle mentre muovi la testa a ritmo. Prodotto da Matilde Davoli con la collaborazione, nel brano A reason, di Daniel Hunt dei Ladytron, The blonde album è un ulteriore gradino di consapevolezza per il duo che nel frattempo macina concerti in Italia e non solo, visto che particolarmente Germania e Austria diventeranno un loro terreno di conquista (sarà che noi italiani facciamo ancora fatica con l’inglese? Va be’ io sono il primo, per cui facciamo che sto “j’accuse” me lo faccio da solo). Per il terzo disco, Under the rug, bisogna aspettare solo un anno, e qui Castello e Mattley affrontano tutto ciò che sta sotto al loro tappeto, ma anche sotto il tappeto della società (basta far caso ai testi semplici ma efficaci di Happy face e Latin boys, quest’ultimo ironicamente vicino a Girls just wanna have fun di Cindy Lauper), rimanendo fedeli al loro sound ma acquisendo sempre più sfaccettature e capacità di variare atmosfera all’interno di quella formula.

Il 2020 è ovviamente un anno di stop, anche se nemmeno la distanza ferma completamente le I’m not a blonde: esce un Ep acustico di tre tracce, Songs from home, in cui vengono rivisitati alcuni brani dal disco precedente e nel frattempo si lavora sotto traccia per un nuovo progetto che si concretizza a fine 2021. Welcome shadows, recentissimo Ep del duo, rappresenta la prima parte di un lavoro che vedrà il suo compimento in primavera con l’uscita di un secondo Ep, This light: i cinque brani già usciti rappresentano la parte più oscura del progetto, canzoni in cui Castello e Mattley hanno racchiuso le emozioni provate in questi ultimi due anni e hanno ragionato su temi come la paura e il senso della perdita, filtrando il tutto attraverso l’accettazione dell’inevitabile come parte integrante della propria vita. Oltre a questa buona notizia c’è anche quella della ripresa dei live, e le I’m not a blonde hanno già girato parte del nord Italia per fare quello che riesce loro meglio, portare le emozioni emerse in sede di scrittura su un palco: ovviamente io me lo sono perse, ma stavolta cercherò di rimediare con prontezza.

Di Happy face, terza traccia del disco Under the rug, ho già accennato qualcosa nell’articolo: nella canzone Castello fa emergere, senza bisogno di complicati giri di parole, l’essenza dell’oppressivo carico di aspettative che la società contemporanea ci scarica addosso, chiedendoci di sorridere anche quando non è lecito aspettarselo. L’intensità crescente del brano mi ha suggerito il ritmo delle parole, la consapevolezza che questo è un problema comune a entrambi i sessi mi ha spinto invece a lasciare anonimo (e questa non è una novità) e agender l* protagonista della storia: non ignoro che nella società contemporanea le donne soffrano maggiormente di quel carico, ma voglio lasciarvi liber* di immaginare chiunque in quelle dinamiche. Al solito trovate il racconto subito dopo il brano che lo ha ispirato, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Pensa alla salute

Me lo ripetono da anni e così io gli do ascolto, li ascolto e obbedisco quando mi dicono che il segreto per una bella vita è sorridere. Davanti allo specchio la mattina mi piazzo la riga della bocca all’insù, con le mani se serve, sorridendo escono quelle fossette adorabili a cui devo la mia relazione. Sorridere fa questo effetto, permette che tutti ti vogliano bene.

Continuo a sorridere in metropolitana, sorrido ai mendicanti che mi chiedono l’elemosina, sorrido alle persone che si piazzano davanti alle porte e pretendono di salire prima di far scendere gli altri. Mamma mi ha insegnato l’educazione e la cortesia così sorrido di fronte ai piccoli soprusi, perché essere felici è un’arte che si impara evitando di dare troppo peso alle cose. A lavoro sorrido a colleghi e superiori che forse non rivedrò quando il mio contratto scadrà, ma con l’ottimismo e il giusto atteggiamento ogni problema si può risolvere così sorrido quando mi chiedono un favore, sorrido quando mi chiedono di fermarmi oltre l’orario di chiusura e anche quando mi chiedono di portare dei documenti da compilare a casa, durante il weekend, io mantengo la mia bella espressione felice e dico di sì.

Qualcuno ogni tanto mi suggerisce che dovrei impormi, farmi sentire, ma come si fa? Ogni no è una finestra chiusa sulle opportunità, ogni rifiuto provoca risentimento e il mondo è già pieno di gente arrabbiata, delusa dalla vita. Quando ci penso mi viene da piangere, così cerco di pensarci il meno possibile e quando proprio non ce la faccio, a non pensare, prendo le pastiglie che mi hanno prescritto e tutto torna sereno.

Sorrido mentre faccio la spesa, sorrido mentre cucino e sorrido mentre faccio le pulizie. Sono l’anima della casa e non mi pesa questo lavoro aggiuntivo, così rispondo con un sorriso a chi insinua che io mi faccia sfruttare. Voler bene a qualcuno non è un reato, voler bene a qualcuno è una scelta consapevole e bisogna passare sopra ai problemi superficiali per andare all’essenza di cosa vuol dire stare insieme. Farsi compagnia, avere qualcuno su cui contare. E poi non faccio tutto io, come dicono, non porto mai fuori il cane per la passeggiata serale durante il fine settimana.

Sorridere fa bene alla salute e lo dicono tutti, quando ci parli, che nella vita l’importante è la salute. Ora sto bene e sono in salute ma una volta non era così, stavo male e piangevo e sorridere mi ha fatto riprendere, le pillole mi hanno aiutato a ritrovare il sorriso e col sorriso è arrivata la salute che mi permette di sperare in una vita bella e lunga. Ecco perché ogni mattina mi convinco che tutto andrà per il meglio, scaccio i pensieri riguardanti i piccoli soprusi la fatica il futuro la felicità e ricompongo davanti allo specchio quella faccia felice che chissà perché, proprio non me lo so spiegare, di notte assume i contorni della disperazione.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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