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Pop suonato bene nel disco d’esordio di Prim

Il mio amore per la musica ha attraversato diverse fasi. In famiglia il massimo dell’avanguardia erano delle musicassette (parentesi vecchiaia fase uno) delle edizioni di Sanremo degli anni 60 (parentesi vecchiaia fase due), per cui la prima indipendenza sonora l’ho ottenuta ascoltando la radio con un walkman (parentesi vecchiaia fase tre): in quel momento mi ero un po’ innamorato del pop che andava di moda all’inizio degli anni 90 (sì, c’era già il grunge a cui mi sarei appassionato di lì a poco, ma giuro che in radio non lo sentivo da nessuna parte), tipo le prime cose di Mariah Carey, questa canzone dei New kids on the block e via di questo passo (c’è qualcuno che ha mai sentito nominare Jon Secada? Se sì, mi sa che ha passato i quaranta come me). Sembrerà strano visto le cose storte di cui mi piace parlare, ma quella fase non l’ho mai rinnegata.

Mi è tornata in mente quella musicalità, che si lasciava alle spalle le tastiere e le batterie che suonavano come fusti del detersivo degli anni 80, ascoltando Citylights, la canzone che apre When monday comes, il disco d’esordio di Prim uscito il 14 gennaio per l’etichetta We were never being boring. C’è molto di quel periodo in questa canzone, un pop allegro e ben suonato dove c’è spazio per tutti gli strumenti e tutto sta al posto giusto, con la voce che si appoggia in maniera soffusa sulle note. Il viaggio nel tempo è durato poco, giusto il tempo di passare alla canzone successiva, ma l’impressione di trovarmi di fronte a un disco che nobilita la parola pop è rimasta.

Dietro al moniker Prim c’è Irene Pignatti, giovane songwriter modenese autrice dei testi e di quasi tutte le musiche dell’album, che nel dare forma alle sue idee si è avvalsa dell’aiuto di Matteo Mugoni (chitarra elettrica, pianoforte e tastiere), Davide Severi (basso, synth e omnichord) e Diego Davolio (batteria e pad). Con un Ep alle spalle (Before you leave, uscito nel 2020) e una pandemia in corso durante la stesura delle canzoni, la band è riuscita a concepire un lavoro vario in cui brani solari si alternano a pezzi più malinconici e introspettivi.

Tocca già alla title track oscurare l’atmosfera, affidandosi per il compito a suoni più contemporanei e digitali nel suo delineare in poche righe una storia d’amore ormai conclusa, e anche il secondo singolo Bathtub e Roots ci mettono del loro, sfruttando arrangiamenti minimali che si affidano principalmente alla voce di Pignatti (le parti vocali utilizzate come coro fungono da vero e proprio strumento) e ad un utilizzo massiccio dei riverberi. Il lato più ironico e solare del progetto esce invece in brani come She, she, she, indie-folk coinvolgente a cui l’ukulele dona ulteriore allegria, e I love cats, un ritorno a certe atmosfere di inizi anni 90 dove a una musica sensuale e ammiccante si appoggiano liriche di tutt’altro spessore, descrivendo con semplicità le dinamiche tossiche del cat calling. Con lo stesso spirito Pignatti, appoggiando le proprie armonizzazioni vocali e l’ukulele sulle note del piano di Mugoni in Thanatophobia, affronta un tema non facile come quello della paura di morire, creando una canzone che spicca per leggerezza e sensibilità e che accompagna verso il finale, affidato alla breve ballata chitarra-voce Thank you for the flowers.

Fra suggestioni dream pop, contaminazioni folk e arrangiamenti semplici ma curati è facile giudicare When monday comes un disco riuscito, realizzato con competenza e varietà, eppure qualcosa manca e forse mancava anche a quel pop che mi aveva catturato quando ancora facevo le scuole medie: un certo coraggio di osare, di andare oltre l’orecchiabilità e strafare, anche a costo di sbagliare. Prim è un progetto sicuramente interessante, ma nel futuro vorrei più brani come Ireland, a cui basta l’ingresso improvviso della batteria di Davolio nei ritornelli per cambiare intenzione e far drizzare le antenne: cose semplici anche queste, ma che lasciano intuire un potenziale ancora da esprimere pienamente.


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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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