Racconto in musica 109: Un altro modo (Rootical Foundation – Smile)

(foto di Erika Ghezzihttp://www.erikaghezzi.com)

Avete presente l’imbarazzo di quando vi dimenticate di fare gli auguri a qualcun*? Aprite Facebook, notate che è il compleanno di un amico e dite “dopo gli scrivo/lo chiamo”, e quel momento non arriva mai… Ma ve ne ricorderete a notte fonda. Peggio ancora se la persona in questione ha organizzato una festa e voi per quella data avete già preso un impegno (tipo andare a vedere uno dei più fantastici spettacoli teatrali in circolazione): vergogna, vergogna, vergogna! Spero allora che la Rootical Foundation non se ne abbia a male se per i loro appena compiuti sedici anni di attività, festeggiati al Salice Legnano domenica 10 luglio, arrivo in ritardo con gli auguri e porto in dono un breve racconto e una fallace introduzione, ma da esperti di good vibes quali sono penso di essere il ben accetto.

Non sono un grande esperto di reggae, lo avrete notato dal fatto che questa è la prima band del genere di cui parlo. I Rootical li ho pure scoperti tardi grazie a un amico, ai tempi dell’uscita del loro quinto lavoro in studio ovvero l’album Still learning (2018), ma la loro storia parte molti anni prima, nel 2004 per la precisione, quando un gruppo eterogeneo di musicisti della provincia milanese decide di fare fronte comune, uniti dall’amore per il roots rock reggae delle origini e per l’ondata new roots di fine anni 90. La Rootical Foundation nasce così e nel 2006 vede già la luce il primo Ep autoprodotto, Ri-Uscire, con brani in italiano e inglese. Passano ben sei anni prima che veda la luce il primo disco, Human rights, dedicato come da titolo ai diritti umani e il cui ricavato è stato in parte devoluto all’associazione Stand Up For Jamaica Onlus, e quel lungo periodo i Rootical lo passano sul palco: i loro live sono coinvolgenti e travolgenti, una big band in cui convivono i fiati di Filippo Cozzi (sax) e Gabriele Bonsignori (trombone), la chitarra di Stefano Re, il basso di Umberto Pastori, la batteria di Luigi Grittini, le tastiere di Giovanni Pastorino, i cori di Monica Lamperti e Susanna Cisini e la voce trascinante di Matteo Riccardi, tutt* unit* nel creare una situazione di gioia e ballo sfrenato. Non è un caso che comincino a girare per alcuni dei più importanti festival reggae italiani ed europei, dal Lake Side Festival svizzero al Rototom Sunsplash, uno dei più importanti eventi a livello continentale (che siamo riusciti a regalare agli spagnoli dopo sedici anni di good vibes in provincia di Pordenone).

I Rootical sono un perfetto esempio di come fare rete fra artisti, e se nel primo album si fanno notare i featuring con Raphael, Sun Sooley e Pierodread non mancano gli ospiti anche in Reload, l’Ep che la band fa uscire nel 2014: Romain Virgo si unisce alla festa in Smile, Michele “Rootsman I” Mulas (ai tempi voce dei Train To Roots) ci mette del suo a creare il groove in Tell it fe dem. Altro Ep nel 2016 (e altro featuring, questa volta con Attila), Forward, in cui la band allarga ancora i suoi orizzonti e piazza negli ultimi due brani un concentrato di dub magistrale. Il già citato Still learning è al momento l’ultimo capitolo ufficiale della loro storia musicale, frenata ovviamente dalla pandemia (uno degli ultimi concerti visti prima del lockdown è stato il loro, all’SOS Fornace di Rho), ma oltre a partecipare a una compilation benefica già nell’aprile 2020 (la trovate qui) nel frattempo i Rootical hanno anche occupato il tempo diversificando la loro attività. Il 25 settembre 2021 ha infatti esordito The Trap – Diritti & rovesci di esistenze precarie, una commistione di musica reggae e teatro ideata da Riccardi e Bonsignori per la regia di Riccardo Colombini in cui le canzoni della band si alternano alla performance attoriale di Giorgia Battocchio e Fabio Gabriele Biffi per parlare di precarietà, sfruttamento e diritti negati nel mondo del lavoro: speriamo che presto questo progetto possa approdare sui palcoscenici di tutta Italia perché non è da tutti riuscire a far riflettere strappando nel frattempo anche un sorriso amaro, nell’attesa siete invitat* a Magenta venerdì 16 settembre per Rock Fights Cancer, una tre giorni benefica in cui potremo salutare l’estate a ritmo di reggae e punk.

Smile è uno dei brani che compongono l’Ep Reload e, a mio modesto parere, una delle canzoni che meglio riescono a esprimere la vitalità della Rootical Foundation: un inno al sorriso da parte di una band consapevole di quante disparità ci siano al mondo, non l’ingenuo approccio di tante hit estive ma quello ragionato che ci spinge ad approcciarci alla vita in maniera positiva nonostante le difficoltà che possiamo incontrare lungo il cammino. Il racconto che mi ha ispirato fa molto prontuario di auto-aiuto da moda mindfullness (e nasce principalmente come risposta a questa modalità di sorriso), ma spero di essere riuscito a infondervi un po’ della carica del brano: lo trovate come al solito subito dopo la canzone, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Un altro modo

C’è un’altra strada. Un sorriso che non è una maschera, una protezione, il modo con cui reciti la parte che hanno pensato per te. Contrai i muscoli della bocca pensando che la sofferenza sul tuo volto deluderebbe qualcuno, ma la sofferenza è parte della vita. Non devi dimenticartene o scacciarla, ma prenderne coscienza: affrontare la difficoltà con spirito sereno ti aiuterà a sorridere anche in mezzo alla tempesta.

Questo non è un viaggio solitario. La competizione non è una modalità automatica, non vi si risponde con gli stessi metodi e le stesse dinamiche. Siamo sulla stessa barca e possiamo remare insieme, ma serve la volontà di cambiare, noi stessi e gli altri. I momenti in cui hanno tradito la tua fiducia guardali come eccezioni, non come regole: la sfiducia nasce quando pensi che tutto il mondo ce l’abbia con te, ma se ti guardi davvero intorno puoi trovare mani tese e puoi tenderla anche tu. Ma se quella mano cerca di ferirti non dissimulare, perché sorridere non significa accettare tutto: non rifiutare la rabbia, ma falla fluire solo quando serve e non lasciarle avvelenare le ore che passi rimuginando su un torto.

Non usare il sorriso per fingere che nella tua vita vada tutto bene. I problemi esistono, seppellirli sotto un’immagine vincente di sé crea solo l’illusione di un mondo perfetto. Usa il tuo sorriso per convincere te e gli altri che i problemi si possono superare, perché molte volte sono meno grandi di quel che immaginiamo e lo sono perché non abbiamo il coraggio di chiedere aiuto. Che il tuo sorriso sia il tuo coraggio, quello con cui dici io ci sono se serve, io ci sono per te: qualcuno se ne approfitterà, ma anche questi sono problemi che puoi lasciarti alle spalle con una risata al posto di un rimorso.

Sorridi per vivere, non per sopravvivere. La vita può essere crudele, tutte le cose che ti fanno paura sono reali ed è inutile far finta che non sia così. Ma puoi far sì che quella paura non rappresenti un limite, perché ognuno di noi impara da piccolo ad addormentarsi nonostante il buio che ci circonda e in cui immaginiamo chissà quali mostri. Non è solo la speranza del giorno a venire che ci deve guidare, ma anche la consapevolezza che la notte viene per uno scopo. Forse non lo capirai mai, forse finirai per piegarti perché non tutti vivono come vorrebbero e non tutti muoiono felici. Ma prova ad affrontare le intemperie con un sorriso e la luce del tuo cuore saprà scaldarti nelle ore più buie: un unico cuore, che batte all’unisono in tutto ciò che esiste.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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