Sotto Zero non possiamo andare, ovvero di come Netflix ha messo la pietra tombale sul discorso supereroistico italiano

Ho parecchi amici appassionati di anime con cui mi ritrovo spesso a scambiare pareri su questa o quell’altra serie animata giapponese. Parlando con uno di loro ci siamo messi a sviscerare le differenze sostanziali fra le caratterizzazioni dei personaggi rispetto a quella dei protagonisti delle serie televisive occidentali, trovandone una abbastanza marcata: i primi rimangono pressoché fedeli alle loro caratteristiche, spesso esagerate tanto da farle diventare macchiettistiche; i secondi tendono invece a mutare i loro comportamenti in funzione della trama, agendo spesso in netto contrasto con quanto fatto poco prima. Non è una regola aurea e di certo nessuno dei due è un esperto in materia, ma fateci caso: tanto più la qualità cala e tanto più avremo personaggi irreali, perché poco credibili o incapaci di relazionarsi in maniera sensata fra di loro.

Il modus operandi occidentale può essere chiarito guardando alla breve e (quasi sempre) triste storia del filone supereroistico italiano. Dobbiamo a Gabriele Salvatores, uno a cui va dato il merito di avere il coraggio di sporcarsi le mani con progetti sperimentali (pensate alla fantascienza vagamente cyberpunk di Nirvana), il primo tentativo di creare una saga a base di superpoteri in Italia, oltretutto puntando su un’ambientazione atipica come quella di Trieste. Il ragazzo invisibile (2014) e il suo seguito, Il ragazzo invisibile – Seconda generazione, sono però recitati mediamente male (e ok, nel primo sono dei bambini, ma nel secondo fanno pure peggio), hanno una trama che scimmiotta gli X-Men senza riuscire a sfiorarne il carisma e, soprattutto, i personaggi interagiscono fra di loro in maniere irrealistiche, fra amicizie che sbocciano dal nulla e voltafaccia immotivati. Gli unici che sembrano agire in maniera coerente sono i cattivi, che in compenso sono quanto di più stereotipato possibile: la loro cattiveria non nasce da delle reali motivazioni, tanto che in Seconda generazione (attenzione allo spoiler) la madre del protagonista Michele vuol far esplodere mezza Trieste, invece di limitarsi a uccidere l’oligarca russo che li ha torturati nel “passaggio” dal pubblico (esercito russo) al privato (azienda senza scrupoli), per vendicarsi alla Magneto contro quei normali con cui, in realtà, non pare abbia mai avuto molti rapporti.

Fra questi due mesti esempi un piccolo barlume di speranza in realtà era nato: Lo chiamavano Jeeg Robot, uscito nel 2015, riesce ad avere un respiro internazionale nonostante sia intriso di romanità da cima a fondo. Molto più esagerata nelle sue scelte narrative del binomio di film diretti da Salvatores (di cui ci è stato risparmiato un terzo capitolo grazie ai bassi incassi al botteghino), la pellicola di Gabriele Mainetti è una origin story che pesca tanto da quel capolavoro trash che è Toxic Avenger (la genesi tramite materiale radioattivo uscito da un bidone) quanto, in una certa maniera, dagli anime giapponesi che cita fin dal titolo. Non è esente da difetti, dalle comparse che reagiscono in maniera impassibile agli eventi che gli succedono intorno al “classico” piano del cattivo che deve essere sbandierato ai quattro venti, ma azzecca una cosa fondamentale: Luca Marinelli nei panni dello Zingaro, delinquentello di borgata eccessivo e avido che, nonostante la sua caratterizzazione estrema (quasi da anime, giusto per restare in tema), si dimostra un antagonista dalle motivazioni credibili anche se non condivisibili, che eclissa il pur bravo Claudio Santamaria (un po’ come il Joker di Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro, dove il Batman di Christian Bale è doppiato proprio da Santamaria) e ha giustamente dato slancio alla carriera dell’attore.

Viste le premesse non avevo grandi aspettative riguardo a Zero, nuova e fiammante serie Netflix creata da Roberto Marchionni e molto liberamente ispirata al romanzo Non ho mai avuto la mia età di Antonio Dikele Distefano. La storia ha per protagonista Omar (Giuseppe Dave Seke), ragazzo italiano di origini senegalesi, timido e solitario per natura. Ha solo una passione, i manga, e un lavoretto serale come ragazzo delle consegne in una pizzeria, che gli serve a racimolare i soldi per andare in Belgio, dove spera di avere maggiori opportunità di vivere con la sua arte. Nell’arco di una sola serata la sua vita viene sconvolta: prima incontra Anna (Beatrice Grannò), ricca studentessa di architettura di cui si innamora, poi, nel tentativo di scappare da uno sconosciuto che lo minaccia con una pistola, scopre di poter diventare invisibile. Lo sconosciuto è Sharif (Haroun Fall), ragazzo del Barrio (il quartiere inventato in cui si svolge la vicenda) che con gli amic* Sara (Daniela Scattolin), Momo (Richard Dylan Magon) e Inno (Madior Fall) convince Omar ad usare il suo potere per combattere La Sirenetta, un’azienda di costruzioni che sta cercando di degradare il quartiere e scacciare i suoi abitanti per riconvertire l’intera zona. Abitando a Milano da un anno e mezzo, in una via che sta a metà strada fra il quartiere che cerca di resistere alle logiche capitalistiche (San Siro) e la zona gentrificata (Citylife) ero molto interessato all’ambientazione e ai temi trattati, dall’integrazione alla speculazione edilizia: purtroppo la serie inquadra la città prevalentemente nei suoi angoli da copertina, ma questo è probabilmente l’ultimo dei problemi che ho riscontrato negli otto episodi che, mannaggia a me, mi sono ostinato a guardare fino alla fine sull’onda di quel binge watching che mi ero ripromesso di combattere.

Zero è l’apoteosi del concetto “personaggi che fanno cose solo perché la trama deve andare in una certa maniera”: sia il colpo di fulmine che scocca fra Anna e Omar che l’amicizia che lega indissolubilmente quest’ultimo a Sharif e agli altri appaiono come imposizioni dall’alto, legami che si cemenificano senza un buon motivo e che in più di un’occasione paiono sul rischio di spezzarsi per motivazioni futili. Su basi così instabili è difficile costruire, ma episodio dopo episodio la situazione peggiora ulteriormente: fra piani sconclusionati, reazioni illogiche e svolte di trama che sono frutto del caso più che della perseveranza dei protagonisti anche la trama procede per inerzia, senza restituire mai tensione ma lasciandoci la consapevolezza che, come in una favola, tutto andrà a finire bene e i buoni vinceranno.

Io penso che non abbia senso una storia d’amore così, ma fingiamo di crederci

Nessuno dei personaggi è caratterizzato in maniera definita se non dal suo essere buono o malvagio, con pochissime zone grigie che, comunque, non vengono esplorate: il massimo che ci si può aspettare è la spalla comica, compito di Momo, il minimo la totale apatia (non la band) di Inno, cui vengono dedicati approfondimenti che spiccano per la loro inutilità. Anche la temibile Sirenetta, un’organizzazione che vuole distruggere l’intero quartiere per le sue speculazioni passando sopra alle vite degli abitanti con arroganza e senza rimorsi, appare miseramente ridotta a un gruppetto di scagnozzi che fanno il lavoro sporco e un palazzinaro convinto che il mondo vada così e non si possa fermare il progresso: troppo poco per non far sembrare la tematica sociale un semplice specchietto per le allodole, contando che la realtà del Barrio ci viene restituita in maniera veloce e approssimativa per concentrarsi maggiormente, come già detto, sugli angoli da cartolina della città.

In tutto questo il potere dell’invisibilità, ciò che rende Omar il “supereroe” Zero, è gestito con la stessa logica dei rapporti fra i personaggi. La prima volta che si trova a utilizzarlo scompare nel nulla, come se si trattasse di teletrasporto più che di invisibilità, il suo riuscire o meno a controllarlo appare frutto del caso e, comunque, risulterà quasi sempre inutile per lo svolgersi della trama, il che per una serie che come elemento di originalità vuole proprio portare la componente sovrannaturale è un bell’autogol. Anche il binomio fra l’invisibilità come superpotere e l’invisibilità come condizione sociale viene abbandonata in fretta e furia, giusto il tempo di qualche riga di monologo e di far scambiare Omar, a una festa a casa di Anna, per uno spacciatore e uno sciamano.

Prendendo il peggio della serialità occidentale Zero si dimostra l’ennesimo tentativo fallito di creare un prodotto audiovisivo a tematica supereroistica in Italia, perso nel suo cercare di essere giovane e alla moda fra tentativi riusciti (la colonna sonora a base di trap, comunque composta da brani che potete sentire in qualunque radio e zero ricerca underground) e altri imbarazzanti (la fiera del fumetto a cui partecipano Anna e Omar ad esempio, segno che nemmeno una delle caratteristiche salienti del protagonista, quella di voler diventare una mangaka, è trattata con cognizione di causa, come fatto notare in questo articolo esaustivo come io non riuscirò mai ad essere). Per dare un’idea di quante cose non vanno trovate sotto un’esaustiva lista dei momenti in cui, come direbbero quelli de I 400 calci (sito che vi consiglio assolutamente di seguire), ho esclamato maccosa di fronte alle evidenti incongruenze nei comportamenti dei protagonisti e/o nello svolgersi della trama: guardatevela se non avete paura degli spoiler o se volete mitigare la delusione provata durate la visione, poi passiamo tutti a una serie tv fatta bene o magari ad un anime, ricordandoci di tutto questo quando uscirà la seconda stagione (ovviamente la prima ha un finale aperto).

Tutto il peggio di Zero in 54 punti:

  1. Il padre di Omar gli dice che potrebbero sfrattarli, lui risponde con noncuranza “eh vabbè, andremo da un’altra parte”. Quella è la casa dove è cresciuto, è normale che non gliene freghi niente delle difficoltà a cui andranno incontro?
  2. Omar va a consegnare una pizza a casa di Anna, trovando la porta aperta e nessuno dentro decide di piazzarsi in soggiorno. A voi è mai capitato che un rider invece di suonare di nuovo il campanello vi entri in casa?
  3. Se Omar stava lavorando com’è che non torna più a lavoro ma rimane a mangiarsi una pizza con Anna?
  4. Quando Omar scompare la prima volta non è proprio più lì. Qui si tratta di teletrasporto, non di invisibilità.
  5. Quando Omar rivede Sharif, che lo ha minacciato con una pistola, invece di essere spaventato è scocciato. E al pizzaiolo non importa che uno sconosciuto gli entri dentro la cucina e curiosi in giro.
  6. Rico, colpevole degli atti vandalici, piscia in testa a Dietmar, il senzatetto del Barrio che li ha colti in flagrante mentre davano fuoco alla pizzeria dove lavora Omar, poi il giorno dopo lui e gli altri cubani lo uccidono. Aspettano un giorno senza un valido motivo, a parte lasciare il tempo a Dietmar di dare un indizio utile a Omar.
  7. Omar non lascia dormire Dietmar dentro alla pizzeria di notte perché c’è vernice fresca. Che lavorone, hanno già ripulito tutto e ridipinto in un giorno solo!
  8. Sharif ha raccontato agli altri che Omar sa diventare invisibile. Gli credono quasi tutti, senza tentennamenti.
  9. Va via la luce nel Barrio, il tecnico che arriva a controllare dice che o pagano o devono aspettare che se ne occupi il comune chissà quando, il tutto offendendo anche in maniera ben poco velata gli abitanti del quartiere. Chi, sano di mente, farebbe lo stesso da solo di fronte a una folla incazzata?
  10. Sharif e gli altri entrano in casa di Omar dopo che massimo due giorni prima lo ha minacciato con una pistola. Lui non si spaventa, e tempo cinque minuti gli parla dei suoi problemi di cuore. Fanno tutti gli amiconi come se si conoscessero da anni.
  11. Sara dice a Omar “noi non siamo dei ladri”, subito prima Momo gli ha proposto di rubare nei portafogli della gente, visto che tanto non se ne accorgerebbero.
  12. Il padre di Omar gli ruba i soldi che teneva da parte, ma lui si entusiasma perché Anna gli ha risposto a un messaggio e non ci pensa più.
  13. Le amiche di Anna, la prima volta che vedono Omar, gli parlano come se lo conoscessero anche se, presumibilmente, Anna non ha mai parlato di lui.
  14. Omar parte a proporre un piano per farsi i soldi a poker al tavolo dei ricchi, meno male che a Sara viene il dubbio se sa veramente scomparire altrimenti a lui non sarebbe mai venuto in mente di esercitarsi.
  15. Tempo trenta secondi di domande e tutti intuiscono che Omar scompare quando si emoziona. Peccato che non funzionerà mai esattamente così.
  16. La velocità con cui Omar impara a usare il suo superpotere fa sembrare Il ragazzo invisibile un dilettante.
  17. Inno pensa che l’invisibilità di Omar sia un trucco. Quale trucco pensi possa far diventare una persona invisibile vorrei che me lo spiegasse.
  18. L’allenatore di Inno lo ha preso in antipatia, più avanti si vedrà che lo tratta male perché arriva in ritardo agli allenamenti a causa del lavoro. Contando che fa canestro coi piedi e quando lo fa sorride come se per lui fosse normalissimo io non sarei così stronzo con lui.
  19. Alla serata del poker Omar non riesce più a tornare invisibile dopo che ha visto Anna, gli altri in due minuti perdono quasi tutto. Come hanno fatto in così poco tempo?
  20. A nessuno sembra strano che Omar, tornato visibile nel locale lussuoso dove si svolge la serata poker, sia vestito come uno che gioca al campetto di periferia mentre tutti sono in abito da sera.
  21. La sicurezza del locale cerca di fermare Sharif perché ha vinto troppo, ma non hanno problemi a far portare via il malloppo a Sara.
  22. Omar chiede a suo padre spiegazioni sull’arresto della madre, avvenuto anni prima, accusandolo di sapere benissimo che sa diventare invisibile e che lo sapeva anche allora. Dopo uno schiaffone Omar se ne va e la sua voglia di saperne di più diventa anche quella invisibile.
  23. Zero ha mollato gli altri al poker, ma tutto passa in secondo piano appena inizia a parlare di Anna. I problemi sentimentali hanno la precedenza su tutto evidentemente, anche sul non mettere nei casini gli amici (che poi sono quelli che conosce da neanche una settimana).
  24. Il fratello di Sharif estorce a Omar trenta euro a settimana per stare in casa loro. A conti fatti è un ottimo prezzo, stronzo sì ma con poco senso degli affari.
  25. L’amica di Sara che tatua mezza Milano, da cui vanno per scoprire chi si è fatto fare un tatuaggio di Fidel Castro sopra l’uccello, li fa aspettare un sacco per rispondere alle loro domande, poi più o meno li sfancula. Ma si scioglie appena Zero, uno sconosciuto, le attacca un pippone pieno di buoni sentimenti.
  26. Omar va a casa di Rico per controllare se ha veramente il tatuaggio di Fidel Castro sopra l’uccello. Arriva proprio mentre sta per trombare e lo chiamano pure quelli della Sirenetta, così scopre che sono i mandanti degli atti vandalici. Che tempismo!
  27. La bambina di Rico sgama Omar, lui invece di scomparire e andarsene si mette a fare i giochetti per farla divertire, rischiando di farsi ammazzare.
  28. Dopo aver recuperato la testa della statua del migrante, uno dei vari atti vandalici orchestrati da Rico, Omar e gli altri si mettono a fare festa alla base della statua, Sharif sta per fare una foto da mettere su Instagram ma Sara gli fa notare che non è il caso, perché hanno a che fare con gente pericolosa. Ma perché stanno a fare festa lì allora, che è il primo posto dove andrebbero a controllare Rico e soci dopo essersi accorti che la testa non c’è più?
  29. Omar si ricorda solo a tarda sera di aver scoperto che quelli della Sirenetta pagano per far distruggere il quartiere.
  30. Il padre di Anna è il capo della Sirenetta. Che caso!
  31. Sharif e gli altri hanno schede dettagliate dei capi di Sirenetta, neanche fossero l’Interpol.
  32. Di dire ai suoi amici che il padre di Anna è il capo di Sirenetta, ovviamente, a Zero non passa neanche per l’anticamera del cervello.
  33. In trenta secondi il divario sociale fra Anna e Zero, fino a quel momento inesistente, deflagra come se lei si fosse sempre comportata da viziatella. Tutto perché non gli crede quando le dice, senza prove, che suo padre è un criminale e uno stronzo.
  34. Il padre di Anna, palazzinaro senza scrupoli che assolda criminali per degradare un quartiere, non riesce a raccontare palle a sua figlia quando le chiede se è un delinquente. Come abbia fatto a non sgamarlo la polizia, con così poca capacità di mentire, è un mistero.
  35. Il padre di Anna se la prende con Rico perché ha esagerato con le sue azioni nel quartiere, ma ci mette un attimo ad assoldarlo come sicario per uccidere Sharif e gli altri.
  36. Inseguiti da Rico e i suoi Sara si schianta con la macchina contro altre vetture parcheggiate: nessuno dai palazzi di fronte si accorge di niente.
  37. Dopo aver accoltellato Momo Rico minaccia gli altri per non farli avvicinare, ma Sara non si fa problemi a passare lo stesso e lui non glielo impedisce.
  38. Sara se la prende con Sharif per l’accoltellamento di Momo, accusandolo di voler prendere il posto di Rico nello spaccio di droga o di voler prendere il posto della Sirenetta per lucrare sul quartiere, senza che ci sia mai stato mostrato un momento in cui Sharif possa sembrare un doppiogiochista. Inno le dà ragione silenziosamente perché, come ormai è evidente, non ha una personalità.
  39. Quando Omar torna a casa suo padre, stronzo fino a un attimo prima, all’improvviso diventa accomodante e gli restituisce pure i documenti che gli aveva sottratto senza fare storie.
  40. La sorella di Omar durante una partita di pallavolo continua a giocare anche se sta male, dimostrando che non le hanno inculcato proprio bene lo spirito di squadra. Oltretutto gioca senza occhiali, e l’allenatrice non la toglie neanche quando scopre che ha problemi agli occhi e non le aveva detto niente.
  41. Nuovo superpotere di Zero, in bicicletta va veloce più di un autobus di linea e arriva alla villa di Rico prima di Sharif, giunto fino a lì per vendicarsi.
  42. Sharif manda a Sara e Inno un vocale in piena notte dicendogli di correre in ospedale perché è successo qualcosa a Momo, ma è solo un trucco per riunirsi tutti e tornare amici come prima. L’unico momento in cui dovrebbero davvero menarlo è questo, avendoli fatti spaventare per niente, ma tornano davvero tutti amici come prima grazie a un bel discorsetto motivazionale di Omar. In tutto questo non c’è nessun personale ospedaliero in giro, e di notte oltretutto le visite sarebbero vietate.
  43. Omar dice agli altri “Ormai conosciamo tutti i nostri nemici, siamo in vantaggio”. In realtà anche i loro nemici li conoscono perciò sarebbero come minimo pari.
  44. Si scopre che Momo è riuscito a caricare sul cloud il filmato in cui Omar ha ripreso il padre di Anna e Rico mentre parlavano dei loro affari sporchi: come ci sia arrivata esattamente la polizia è abbastanza oscuro. I poliziotti, fino a quel momento stronzi e velatamente corrotti, diventano all’improvviso BFF dei protagonisti.
  45. Il padre di Anna ha intestato alla figlia una società immischiata in operazioni illegali: non è esattamente ciò che farebbe un padre modello, ma lui fa come se fosse colpa di Omar che lo ha denunciato.
  46. Ok che la società è intestata ad Anna, ma non si capisce perché debbano prendersela con lei invece che col padre che ha combinato un casino.
  47. I sicari della Sirenetta rapiscono Anna in pieno Corso Como, come se fosse una cosa normalissima.
  48. Zero si fa tutto il viaggio fino al nascondiglio fuori città attaccato al portapacchi del furgoncino con cui rapiscono Anna. Che muscoli!
  49. Omar, da invisibile, potrebbe fare un sacco di cose per salvare Anna: decide di apparire davanti a uno dei sicari per spaventarlo. Non contento, dà una manata al braccio con cui l’altro sicario tiene la pistola mentre gli sta davanti, il modo migliore per rischiare di farsi sparare in pieno petto.
  50. Un portacenere in piena nuca non stende il primo sicario (credibile), una sedia sulla schiena fa svenire subito l’altro (non credibile).
  51. Omar potrebbe portare Anna fuori dal cancello della villa dove è segregata senza problemi, ma la lascia dietro una pianta a pochi passi dai rapitori che la cercano. Non contenta lei lo chiama a gran voce: meno male che arriva la polizia, se no la riprendevano in tempo zero.
  52. Omar è dentro l’ambulanza con Anna, invisibile, ma cosa succederebbe se qualcuno si sedesse al suo posto? Livello sgamo +1000, a meno che nel frattempo non abbia imparato anche a diventare incorporeo.
  53. “Anna, non riesco più a tornare visibile. Partiamo insieme!”. Ma di tutti i momenti per chiederglielo proprio adesso che lei è in ospedale, invischiata in una truffa e con te invisibile forse a vita? E lei dice pure sì!
  54. Il fidanzato della sorella di Omar e la sua migliore amica hanno un inciucio, tanto basta perché lei diventi cattiva e sorrida vedendo morire l’amica.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

4 pensieri riguardo “Sotto Zero non possiamo andare, ovvero di come Netflix ha messo la pietra tombale sul discorso supereroistico italiano

    1. L’anime sì, anche se un sacco di anni fa, il live action ho preferito evitarlo perché avevo delle brutte sensazioni…sarà che non mi fido granché di quando in occidente cercano di rifare gli anime (vedi il film di death note)

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