Racconto in musica 207: Stop living so well (Emma Nolde – Dormi)

Se seguite Tremila Battute da abbastanza tempo vi sarete accort* che il tempismo non è il nostro forte (insieme a molte altre cose che stanno in cima al decalogo della buona comunicazione e/o pianificazione strategica). Scriviamo recensioni fuori tempo massimo, arriviamo troppo in anticipo a parlare di artist* rilevanti o clamorosamente in ritardo, e tutto perché quei cinque (cinquanta) (forse cinquecento) minuti che potremmo passare pensando a quando parlare di una determinata cosa finiamo il più delle volte a sprecarli gioiosamente (salvo poi pentircene subito dopo, perché non siamo immuni dall’ansia da performance). Questo articolo ne è un esempio, perché lo sto scrivendo di venerdì sera e lo completerò di sabato mattina, ma parla di un’artista che sabato pomeriggio sarà ospite di un talk a cui io sarò presente. Perché quindi non aspetto un po’ a scrivere questo articolo introduttivo al racconto di Luca Murano, che ci permette di (ri)parlare di Emma Nolde in quanto sua musa ispiratrice? Perché se no diventeremmo professionali accedendo ai big money, e noi i big money li schifiamo perché temiamo di essere troppo poco integerrimi per non finire cambiati dalla ricchezza.

Ma parliamo di cose serie ovvero di Luca, new entry nel magico mondo di Tremila Battute con cui inauguriamo una nuova stagione di racconti. Classe 1980, laureato in Lettere moderne all’Università di Pavia, ha lavorato come redattore e correttore di bozze per Mondadori e attualmente vive e lavora fra Novara e Firenze (speriamo per lui, da modesti conoscitori di Novara, che lavori nella prima e viva nella seconda). Cura un blog fin dal lontano 2011, Vaicomesai, in cui oltre a recensioni di libri pubblica anche i propri racconti, apparsi in gran numero su svariate riviste della lit web: nella biografia che ci ha mandato per modestia cita solo quelli pubblicati su ‘tina, Topsy Kretts (con cui dialogheremo su musica, narrativa breve e attivismo a Firenze RiVista sabato 20 settembre alle 18:30, save the date), Malgrado Le Mosche e Pastrengo, ma a noi piace la completezza e vi invitiamo a recuperare anche gli altri, che potete trovare a questo link. Alcuni di questi, insieme a molti altri, sono apparsi nelle due raccolte di racconti che ha pubblicato, ovvero Pasta fatta in casa: sfoglie di racconti tirate a mano (Bookabook, 2018) e I vestiti che non metti più (Dialoghi Edizioni, 2021), ma la sua penna è al servizio anche del sito sportivo Around The Game. Giurato del Premio Letterario Zeno, dal 2024 collabora con la casa editrice BookTribu.

Che dire invece di Emma Nolde che già non abbiamo detto un paio di anni fa? Innanzitutto che a novembre 2024 ha fatto uscire il terzo disco in quattro anni, Nuovospaziotempo (Carosello Records), che è l’ennesima evoluzione di un percorso in cui riesce a far risultare sempre fresco il connubio fra la sua vena melodica, quella cantautorale e spunti urban che danno al tutto un alone di semplicità e consapevolezza, come se fosse la stessa che ha iniziato la carriera da pochi anni e allo stesso tempo la professionista che duetta con Niccolò Fabi reggendo benissimo il confronto. Poi potremmo aggiungere che tre mesi fa ha fatto uscire una nuova canzone, Indipendente, in cui canta delle difficoltà di una generazione, la sua, che avrà meno opportunità di quella dei propri genitori. L’avrei tanto voluta vedere dal vivo Nolde, tipo all’Arci Bellezza di Milano dove si è esibita due volte a cavallo fra il vecchio e il nuovo anno, ma entrambe le date sono andate sold out prima che me ne rendessi conto e al MiAmi, dove pure si è esibita, non ci sono andato neanche quest’anno: mi toccherà ritentarci la prossima volta, magari in una location ancora più grande se il suo nome, come ci auguravamo già due anni orsono, sarà arrivato ad educare le orecchie di un pubblico più mainstream. Intanto mi accontento di ascoltarla a Il tempo delle donne alla Triennale di Milano, dove parlerà in un talk dall’emblematico titolo Non ci sono donne in classifica, assieme alle cantautrici Anna Carol e Anna Castiglia di cui, è una promessa, prima o poi parleremo su queste schermate.

Dormi, quarta traccia dell’omonimo album uscito nel 2022, è l’unione perfetta fra la melodia e il flow che caratterizzano la voce autoriale di Nolde. La canzone è stata, per citare direttamente Luca, una delle “colonne sonore non richieste del mio autunno”, situazione che fa il paio con quella del protagonista del suo racconto, uno per cui calzerebbe a pennello la frase dei Vintage Violence “la crisi ci ha convinti che è normale andare a lavorare per pagarci la benzina per andare a lavorare” se non fosse che a lui lo stipendio basta giusto per pagarsi l’affitto, altro che benzina. Potete leggere delle sue disavventure fin troppo comuni andando un po’ più in basso, subito dopo la canzone che ha ispirato la sua storia: a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero l* artist* accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica in pdf la fanzine di Tremila Battute: numero Zero, numero Uno, numero Due e numero Tre.

Stop living so well, di Luca Murano

Passo il badge. 17:59. Un minuto in anticipo, ma tanto oggi non me la pagano la flessibilità. Né oggi né mai. Il caporeparto dice che siamo una squadra, ma poi ci divide come carne da scontare il lunedì alla Coop. Dice “dobbiamo fare sacrifici”. Sono dieci anni che io li faccio, e lui cambia SUV ogni estate.

A pranzo ho mangiato pasta fredda con tonno e zucchine. Mi è caduta una zucchina sulla scarpa, quella col buco. Fosse stata un’altra metafora non retta dal senso di colpa, me la sarei segnata su un taccuino come fanno gli scrittori veri.

Abito a Firenze in un bilocale di 27 metri quadri, lo chiamo tomba con angolo cottura. L’affitto? Millecento euro al mese, più spese. Lo stipendio? Millecento euro al mese, senza spese. Il trucco è respirare poco. In bagno ho solo un lavandino e un wc. Figuriamoci il bidet. Ogni sera vado a lavarmi da un amico diverso. Stasera non ho voglia però.

Prendo un kebab e due Ceres sotto casa e stop. Dopo cena chiamo la mia ex. Gaia sta a Berlino ora. Ha trovato lavoro in una galleria d’arte, mangia ramen veri e vive in un bilocale con una vasca da bagno. “Ma ti manca l’Italia?” le chiedo. Lei ride e dice: “Un po’, quando sento Emma Nolde in cuffia.”

Io Emma Nolde l’ho vista una volta sola. Un paio d’anni fa all’H2NO di Pistoia. Cantava ‘Respiro’, o forse era ‘Dormi’, e io pensavo che avevamo la stessa voce rotta: lei la usava per farsi sentire, io per chiedere proroghe all’affitto. Quando chiudo gli occhi — anche ora, mentre scrivo questo pensiero sulla carta del kebab — torno lì. Alla sua voce che dice: ho sempre avuto fretta. Sempre finto di avere pazienza.

Dura poco. Dai muri si solleva, puntuale, il solito baccano: il vicino, un dentista in pensione, ha comprato tutto il piano e l’ha affittato a una startup di neolaureati olandesi. Ogni sera pompano techno ambient a volume di rave e postano su Instagram foto del bidet di casa. Io gli lascio biglietti sotto la porta, tipo “Stop living so well”. Non mi cagano mai, tranne una volta: mi hanno offerto dell’erba.

Afferro il telefono e digito fuga sull’AI di Google. Mi propone un link Skyscanner. Milano-Tallinn solo andata, 70 euro. Controllo il saldo: 66,57 euro. Non demordo. Scendo e faccio in tempo a prendere l’ultima tramvia, quella delle 23.30 e mi faccio un bel giro. Per 1,70 euro mi sembra un accettabile compromesso.

Mentre salgo le scale penso che non ce la farò, a reggere. Forse sì. O forse no. Magari domani Emma canterà ancora, e io la sentirò dalla finestra della figlia del dentista. Magari urlerò “Grazie!”. O magari solo “Abbassa cazzo!”, dipende da quante Ceres avrò in corpo.

Per ora, apro la porta di casa. La luce non si accende. È saltata di nuovo, diocristo. Ci vedo lo stesso. Il buio, ormai, mi è familiare. È a lui che racconto i segreti. Quelli che non dico alla gente.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

2 pensieri riguardo “Racconto in musica 207: Stop living so well (Emma Nolde – Dormi)

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