Racconto in musica 184: Non una commedia romantica (Camilla Sparksss – Psycho Lover)

Per un certo periodo, negli anni in cui smontavo il salotto di casa mia per organizzarci dentro dei concerti, io e l* altr* membr* dell’associazione novarese ASAP ci siamo avvalsi dell’importante contributo dell’agenzia di booking Vertigo e del suo fondatore Matteo. È grazie a lui se mi sono ritrovato a fare da fonico improvvisato a uno degli animatori del team di Rick e Morty (trovate la storia qui), ma anche a fare colazione chiacchierando di parchi del sudovest (in un inglese stentatissimo, ovviamente il mio) con una chitarrista folk-blues statunitense o ad ospitare una cantautrice elettronica tedesca trapiantata negli states. Avremmo potuto organizzare tanti altri concerti, che di proposte interessanti Matteo ne era pieno, ma vuoi il tempo, vuoi la vita, vuoi il trasferimento milanese che, fra le mille soddisfazioni che mi ha dato, non comprende un soggiorno e dell* vicin* adatt* alla musica live. Forse è un falso ricordo, ma fra i nomi che erano saltati fuori in quel periodo c’era anche quello di una musicista il cui nome mi incuriosiva, vuoi perché era italiano anche se italiana non era, vuoi per le svariate s alla fine del suo cognome: ci ho messo un po’ di anni a scoprire che quel nome era solo un moniker, e altrettanti ce ne sono voluti per vederla live, ma tutto questo oggi ha portato Camilla Sparksss su queste schermate.

L’incontro (per modo di dire, visto che lei era sul palco e io in mezzo al pubblico) con Barbara Lehnhoff, vero nome dell’artista, è avvenuto ad aprile di quest’anno all’Arci Bellezza, durante una serata pregna di musica interessante (l’edizione primaverile dello Psychodelice Fest) che probabilmente porterà altri nomi su questo blog. Il progetto Camilla Sparksss nasce invece nel 2012 per mano della stessa Lehnoff e di Aris Bassetti, una sorta di “side project” del duo Peter Kernel con cui la coppia di musicist* è attiva già da tempo. Come dice in questa intervista recuperata nei meandri dell’internet Lehnhoff sente la necessità di esprimersi in maniera diversa, creare qualcosa che si distacchi da quanto già fatto in carriera e che già dal primo singolo I’ll teach you to hunt (un riferimento giocoso e autobiografico all’infanzia passata in Ontario nella zona dei grandi laghi, isolata e priva di molte comodità) prende la forma di un’interessante commistione fra industrial, synth pop e post punk. Il primo disco For you the wild arriva nel 2014 pubblicato dalle etichette Africantape e On The Camper Records (quest’ultima già dietro le pubblicazioni dei Peter Kernel), ed è la conferma di quanto di buono sentito nel primo singolo: aggressivo, sensuale, una perfetta amalgama fra i ritmi glaciali della drum machine e synth tanto melodiosi quanto aspri in altri punti, perfetto contraltare di una voce che vive anch’essa di estremi. Bisogna aspettare la fine del 2018 per un nuovo singolo, qualche mese in più per un nuovo disco, ma Brutal è il tipo di album per cui vale la pena aspettare tanto: anziché smussare gli spigoli Camilla Sparksss li rende ancora più vividi, rende un poco più minimale la formula amplificando l’effetto sull’ascoltatore. Il mio giudizio può essere viziato dal fatto che è il primo che ho ascoltato, ma le abrasioni che provocano i synth trapananti di So what o il mondo deliziosamente allucinato in cui Walt Deathney scaglia l’ascoltatore sono masterpiece di un disco che chiude perfettamente con la dolente dolcezza di Sorry un discorso che esplora in maniera ambigua l’amore, le aspettative, l’autodeterminazione.

A Lehnhoff non piace sedersi sugli allori, e nemmeno fare le cose di fretta: per il disco successivo a nome Camilla Sparksss, escludendo la versione remix di Brutal uscita agli inizi del 2020, bisogna aspettare la fine del 2023, ma è qualcosa di spiazzante. Lullabies, pubblicato sempre dalla fida On The Camper Records, è un’esperienza musicalmente più morbida, ben illustrata dalla descrizione “eight bedtime stories for adult” coniata dall’artista stessa, ma le canzoni sono solo una parte del progetto: nell’edizione in doppio vinile è infatti compreso uno specchio che, piazzato sul giradischi, “anima” il vinile stesso con illustrazioni fra il fatato e l’inquietante (potete comprendere meglio il funzionamento guardando questo video). A meno di voler fare un salto in Francia o Svizzera le prossime occasioni per farsi incantare dalle sue bedtime stories o per farsi scuotere dai brani della sua precedente produzione sono a fine novembre in quel di Venezia e Livorno o a gennaio a Catania: se vi ho fatto venire la curiosità questa è la pagina giusta dove trovare aggiornamenti.

Lovin’ takes us to a dangerous place” canta Lehnhoff in Psycho lover, sesta traccia di Brutal, una canzone il cui senso lei stessa descrive con queste parole: “it’s awesome to fall in love, it’s horrific to loose love, both are equally dangerous yet everything in between is simply boring”. La noia sembra invece l’ultimo dei problemi per l* protagonist* del racconto, che nella loro relazione entrano in pieno nella dangerous place del testo: potete trovare le loro frammentarie testimonianze degli eventi subito dopo il brano che le ha ispirate, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero l* artist* accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero, il numero Uno e il numero Due della fanzine di Tremila Battute!

Non una commedia romantica

M – Ci siamo conosciuti in ufficio. Lavoravamo su due piani differenti, per cui non l’ho notata per anni. Io cercavo di arrivare sempre in anticipo, ero meticoloso e ossessivo, ma il giorno che ci siamo incontrati una si è buttata sui binari e ha rallentato tutto. Non ci è nemmeno rimasta secca, era tutta scena: si è buttata con minuti di anticipo ed è rimasta lì a resistere ai soccorritori e ai poliziotti. È quello il motivo per cui abbiamo preso lo stesso ascensore, ed è bastato uno sguardo per capire che non sarebbe finita lì. Lo so che fa molto commedia romantica, ma è stata una delle poche cose romantiche in tutta questa storia.

G – L’avevo pagata io, la tizia della metropolitana. Sapevo che quel giorno doveva succedere qualcosa e che serviva il mio intervento per farlo accadere. Ovviamente non sapevo cosa, non sono una medium o che. Lo rifarei? Certo.

M – Le manette sono entrate in gioco quasi subito, ma non erano il punto. Sapevamo farci del male in maniera molto più raffinata e originale.

G – Ogni tanto lo stuzzicavo e gli dicevo che poteva farmi ciò che voleva. La prima volta mi ha fatto sdraiare, mi ha fatto chiudere gli occhi, poi si è sdraiato anche lui e mi ha appoggiato la testa su un fianco, come se fossi un cuscino. È stato così per non so quanti minuti, senza muoversi. Poi si è alzato senza dire niente, appena prima che mi mettessi a urlare.

M – Diceva che avevo uno sguardo inquietante. In metropolitana mi costringeva a guardare fisso le persone attorno a noi, per dimostrarmi che aveva ragione. Sceglieva sempre le persone più dimesse, fragili. Non so cosa volesse ottenere, non me lo ha mai detto: c’erano un sacco di cose che non ci dicevamo dopotutto. Dopo che un ragazzino mi ha quasi spaccato il naso ha smesso di chiedermi di farlo, penso perché il mio viso le piaceva integro.

G – Lo so cos’è un rapporto malato, riesco a riconoscerlo. So anche che il nostro ne aveva tutte le dinamiche. Per come la vedo io, però, singolarmente avremmo potuto solo annoiarci a morte o far del male a qualcun altro che non se lo meritava, che è il motivo per cui lui lavora fino a tardi e io sono finita qui. A modo nostro ci siamo amati, o se non ci siamo amati ci siamo perlomeno completati, e non dico che dovrebbe funzionare così ma fra noi così funzionava.

M – Sul lavoro non si sono mai accorti di nulla. Ho continuato ad essere una rotella efficiente dell’ingranaggio, mi hanno dato anche una promozione. Siete convinti che quello che c’è stato fra noi sia la causa di ciò che è successo dopo, invece è stata solo una storia che fino a un certo punto è stata bella e poi non lo è stata più. Non mi sento in colpa e neanche penso di averla scampata bella.

G – Mi spiace non poterle dare le risposte che cerca, ma probabilmente sta facendo le domande sbagliate. Se ne avrà altre mi troverà qui comunque, di sicuro non scappo.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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