Racconto in musica 180: Stranieri (Il Quadro Di Troisi – L’alieno)

C’è una promessa, nella sezione contatti di questo blog/aspirante rivista letteraria, che recita più o meno “ascolto tutto quello che mi mandate, ma non posso promettere una recensione”. Devo ammettere, a più di quattro anni di distanza, che non va proprio così: ci provo, ci riesco per la maggior parte delle richieste, ma tutto tutto non ce la faccio ad ascoltarlo e chiedo scusa per questo. Poi ci sono anche i dischi che ascolto e mi colpiscono, non per forza in positivo (sono dell’idea che le recensioni servono anche e principalmente all* artist*, quindi che senso avrebbe dire solo cose belle?), ma di cui per motivi di spazio e tempo non riesco a parlare, anche perché mi piace spaziare verso altri lidi come cinema, letteratura, videogiochi e pure podcast (che fra l’altro comprimono il mio tempo di ascolto). Per fortuna Tremila Battute è anche uno spazio aperto a collaborazioni, e così è capitato che un disco di cui non ho parlato è stato ascoltato anche da Franco Santucci, che lo ha apprezzato e ha deciso di trarre un racconto da una delle canzoni che lo compongono: il disco è La commedia e la band che lo ha composto si chiama Il Quadro Di Troisi.

Iniziamo da Franco, acquisizione recente ma già fedele alla causa della musica bella che fa la fame. Era passato a trovarci a fine giugno con un racconto ispirato ad una canzone di Daniela Pes, torna oggi con un racconto che ha pazientato per qualche tempo nel mio hard disk, ché lui l’aveva inviato subito dopo il primo: lo ringraziamo ricordandovi che a gennaio è uscita per Wojtek Edizioni la sua raccolta di racconti Bestiario del sogno e anticipandovi che il 10 ottobre la presenterà a Milano al Circolo Masada, spazio amico di Tremila Battute e che da una decina d’anni vive e lotta insieme a tutt* noi per diffondere cultura.

È una storia più recente invece quella de Il Quadro Di Troisi, iniziata nella seconda metà degli anni ’10 di questo secolo per mano di Eva Geist e Donato Dozzy, alias dietro cui si nascondono Andrea Noce e Donato Scaramozzi. Il nome della band non è casuale, visto che il progetto nasce proprio dalla comune passione dell* due artist* per il compianto regista napoletano: dalle chiacchiere attorno alla sua poetica ne vengono fuori altre, e il passo successivo è cominciare a mettere insieme le suggestioni nate da queste conversazioni in una forma musicale che unisce la voce e i testi dell’una alle composizioni elettroniche partorite in comune, creando un connubio fra cantautorato e synth pop. L’omonimo disco d’esordio esce nella seconda metà del 2020 per l’etichetta/ piattaforma culturale tedesca raster, ed è il frutto di due anni di registrazioni avvenute fra Berlino e Roma: il duo crea nove composizioni che si piazzano fra l’aulico e l’ipnotico, pop nella forma ma profondo nei contenuti, a cui collabora uno stuolo di artist* che ampliano lo spettro sonoro attraverso innesti di percussioni, archi, chitarre e sax. Fra l* collaborator* c’è anche Pietro Micioni che, oltre a offrire un grande aiuto in sede di produzione e arrangiamento, nel disco suona la chitarra e segue il duo nei live seguenti l’uscita: la vicinanza diventa comunione d’intenti e da lì il passo è breve per entrare in pianta stabile nella band, che da duo si allarga ufficialmente a trio nel 2023, anno in cui l’album d’esordio ottiene una seconda vita con Remixes, sempre pubblicato da raster.

Qualcos’altro bolle però in pentola, e non bisogna aspettare molto per sentirlo arrivare. A fine marzo 2024 è infatti uscito il disco di cui parlavamo in apertura, La commedia, che vede Il Quadro Di Troisi entrare nel roster della 42 Records e mutare ulteriormente pelle. Come dicono loro stessi nella bio sul proprio sito i quattro anni di distanza sono stati pregni di eventi segnanti a livello globale, motore in ognun* di noi per riflessioni personali: quelle operate dal trio prendono la forma, nei testi di Noce, di modi per “trasformare una crisi in un’opportunità e di usare il cambiamento come catalizzatore per la rinascita”. Nascono così dieci nuovi brani che ampliano attraverso arrangiamenti ben congeniati il lato intimistico della band pur mantenendone inalterato il beat, debitore anche dell’italodisco nostrana come esemplifica bene il brano La verità. Arriviamo in ritardo per consigliarvi di vedere il trio dal vivo, visto che proprio ieri si è concluso al Locomotiv di Bologna il breve tour di presentazione del disco, quindi non ci resta che esortarvi a seguire il loro sito ufficiale per novità future.

La canzone scelta da Franco come ispirazione per il suo racconto è L’alieno, quarta traccia del nuovo album. Accompagnando le parole del testo il racconto riesce a dare vividezza alle immagini costruite da Noce, ricostruendo con efficacia e lirismo i ricordi di una specifica estate che si riverberano nel presente. Potete trovare le parole di Franco più in basso, subito dopo il brano: come al solito buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero l* artist* accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero, il numero Uno e il numero Due della fanzine di Tremila Battute!

Stranieri, di Franco Santucci

Non sembrò lo stesso quando fu Chiara a ballare di fronte al fuoco. La birra in mano, il sorriso imbarazzato, i capelli in lento movimento, i piedi a strisciare sulla sabbia: era tutto uguale a quanto facessero le altre ragazze, ma così differente da farci capire che lei non era la stessa dell’anno precedente e che quell’estate non sarebbe trascorsa allo stesso modo.

L’avvisaglia c’era già stata nel pomeriggio quando, sdraiata su uno scoglio in cerca di qualche raggio ormai lieve, frappose i suoi sedici anni dalla forma perfetta alla maledizione di uno sguardo inafferrabile, come quei sentieri stretti che a vederli così verdi si teme di percorrere.

Furono gli stessi dove ci portò prendendoci per mano. Era l’unica del gruppo appena ricomposto a essere del luogo, conosceva meglio di chiunque altro le colline e le spiagge solitarie, le grotte lungo la costa e le radure ariose dove vedere chiaramente, più che le nuvole e le scie degli aerei, il passaggio rapido della nostra fame.

Era nella natura degli sguardi verso il suo corpo, che le garantiva potere e incostanza: ci trattava con dolcezza, ci disprezzava, imboniva i nostri animi o si perdeva in un’indifferenza senza nome a cui non riuscivamo a rassegnarci. Allora ci facevamo scudo delle notti che divenivano giorno affinché l’alba rossa in spiaggia trionfasse sui suoi occhi in lacrime. Ognuno ne dava un’interpretazione differente: chi la immaginava così per l’incanto della mattina, chi per la musica delle chitarre, chi vittima del nostro stesso desiderio.

Non ci scoraggiavamo e le portavamo allora fiori o gusci di conchiglia, che lei faceva risuonare nella sua collana posticcia prima di immergersi ancora in un mare pieno di correnti, che smetteva di chiamarsi col proprio nome e prendeva a prestito quello di Chiara così come tutto il paese, gli scogli, i pomeriggi sulla sabbia, le passeggiate solitarie e il vento di quell’estate, l’ultima in cui saremmo stati tutti assieme, l’ultima assoggettata ai profondi giorni di vuoto quando lei scompariva senza motivo.

Ci additava come stranieri, come chi non può capire davvero: la stessa incomprensione, nonostante tutti gli anni trascorsi assieme, che rivedo nuovamente in questo ritorno, nel suo sguardo intenso riflesso dal finestrino dell’auto.

Siamo vicini. Se gli altri fossero qui con me, quando compariranno il mare e gli scogli e le dune di sabbia gialla sotto un sole rosso e le fiamme di falò tardivi in lontananza chiameremmo tutto di nuovo Chiara mentre lei, testa sul vetro, è persa nel ricordo della collina antistante l’asfalto, dove la vegetazione marina, incerta della luce e dentro una sbiadita appartenenza, è ancora, indissolubilmente, pastello.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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