Racconto in musica 144: Bivi (Destroy Boys – Cherry Garcia)

L’estate è arrivata ufficialmente e la produttività di questo blog sta cominciando a scemare. Fa caldo, si sta in giro, le energie sono quelle che sono e ogni articolo non scritto alimenta (oltre alla nostra voglia di non fare un cazzo) la battaglia contro la necessità di essere sempre produttivi e all’altezza delle aspettative. Non è per questi motivi però se l’introduzione a questo articolo è più breve del solito, ma semplicemente perché lo avevamo annunciato meno di un mese fa che avremmo parlato di una band che mi aveva colpito allo Slam Dunk Festival: sono le Destroy Boys, e arrivano dritte dritte dalla California.

È nella regione più punk degli Stati Uniti che Alexia Roditis e Violet Mayugba iniziano a fare musica nel 2015, con le idee non ancora così chiare né sul genere (partono come duo acustico) né sul cosa suonare: Roditis avrebbe dovuto suonare la batteria, Magyuba suonare la chitarra e cantare, ma il primo Ep Mom jeans (di cui non sono riuscito a trovare traccia da nessuna parte, né sul loro profilo Bandcamp né sul loro sito ufficiale) lo registrano con la prima alla voce e la seconda alla chitarra acustica. Come nelle migliori tradizioni di band che si formano alla cazzo di cane e poi ti ritrovi a girare il mondo il batterista lo trovano in maniera rocambolesca e casuale: la madre di Eric Knight si è stufata di pagargli le lezioni di batteria per vederlo suonare da solo e lo spinge a trovare una band, pena il taglio dei fondi, lui contatta Magyuba (che in tutto questo è figlia di musicisti, visto che la madre cantava nella band Skirts e il padre suonava la chitarra nei Phallucy, noti più che altro per aver avuto come batterista un membro dei Deftones, Abe Cunningham) e lei gli invia Mom jeans, che lo colpisce abbastanza da decidere di entrare nella band.

Il primo parto creativo del trio arriva nel 2016: Grimester è un Ep grezzo e pieno di energia, punk rock senza troppi fronzoli animato dalla voce a tratti isterica di Roditis, ma sono già presenti elementi che lasciano intuire sviluppi diversi in Goldilocks spot, il brano più morbido e strutturato dell’Ep. Le Destroy Boys nel frattempo vanno incontro a una notevole girandola di componenti, soprattutto al basso dove fra il 2017 e il 2021 si alternano Enzo Malaspina, Blake Eithel, Falyn Walsh e infine David Orozco (chissà se ha qualche legame di parentela con questo Orozco): più semplice il passaggio che porta Narsai Malik dietro le pelli una volta che Knight decide di lasciare la band, visto che eredita il posto nel 2018 da Chris Malaspina (fratello del bassista Enzo). In mezzo a questo tourbillon di componenti le Destroy Boys riescono a registrare ben due dischi, Sorry, mom nel 2016 e Make room nel 2018. Se il primo recupera dal precedente Ep il suono e un paio di brani, il secondo rappresenta una prima evoluzione: più rifinito, più consapevole, più vario come influenze e come arrangiamenti, merito anche dell’aggiunta di Roditis alla seconda chitarra. Le Destroy Boys suonano parecchio, vengono nominate anche per alcuni premi nella zona di Sacramento e attirano l’attenzione della Hopeless Records, che nel 2021 pubblica il loro terzo disco, Open mouth, open heart: senza abbandonare l’energia degli esordi, ben esemplificata dal fulmineo singolo di un minuto scarso Muzzle, le Destroy Boys smussano ancora di più gli angoli e aprono a qualche commistione col pop, dosandolo sapientemente in modo che non faccia storcere il naso (e per quel che mi riguarda l’operazione può dirsi riuscita). Il 2023 porta in dote il singolo tiratissimo Beg for the torture, in cui qualche influenza elettronica li avvicina a quella bomba atomica che sono stati i Mindless Self Indulgence: non so se l’intero album di là da venire manterrà queste premesse, intanto la riedizione dei vecchi dischi da parte di un’istituzione del punk rock statunitense come la Epitaph sembra aprire ad un futuro ancora più roseo per una band partita dal classico garage e da una scritta su una lavagna, quel “destroy boys” scritto per frustrazione da Mayugba dopo una serie di storie finite male e diventato simbolo di successo.

Cherry Garcia è la quinta traccia di Open mouth, open heart, un brano in cui si sposano alla perfezione l’anima più diretta e quella più pop della band. La canzone racconta di una storia d’amore complicata dall’indecisione, la presenza di un altro lui che scompagina le carte e finisce per rovinare tutto: ho cercato di rendere la difficoltà di trovare la felicità in una relazione attraverso una struttura a librogame (se avete presente ciò di cui parlo probabilmente avete passato i quaranta), limitando le “scelte” per ovvie ragioni di spazio ma lasciando intatta la scintilla iniziale che porta Roditis a cantare “my head splits in two”. Procuratevi due dadi e divertitevi col racconto, a me non resta che augurarvi buon ascolto buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Bivi

  1. Conosci una persona. Cominciate a uscire, vi piacete, iniziate a fare coppia fissa. Andate a convivere, conoscete i rispettivi genitori. Pensate di avere dei figli: se sarà una lei la chiamerete come una tua zia morta giovane, se sarà un lui come il suo cantante preferito. Le cose procedono bene, ma a una festa conosci un’altra persona. Affascinante, dotta, tutto quello che pensi di volere in quel momento. Tempo dopo finite in una stanza insieme, senza nessun altro.

Se tradisci vai al paragrafo 7.

Se non tradisci vai al paragrafo 3.

  1. Vorresti dire che non è cambiato niente, ma quando guardi la persona con cui vivi pensi all’altra. A quello che hai perso. Non parlate più di figli, la vita si trascina ma restate insieme, per noia o per paura di restare soli.

Vai al paragrafo 12.

  1. Nessuno fa il primo passo, torni a casa e tutto è come prima. Ma ci ripensi. La persona con cui vivi sembra non notare niente. Lancia due dadi.

Se il risultato è da 2 a 6 vai al paragrafo 2.

Se il risultato è da 7 a 12 vai al paragrafo 11.

  1. Dov’è finita quell’elettricità? Mille cose che ti infastidiscono, non vedi l’ora di uscire di casa. Fai tardi a lavoro per non vedere chi ti ha rovinato la vita, e tu odi il tuo lavoro. Perché hai mandato tutto a puttane?

Vai al paragrafo 12.

  1. Il senso di colpa scema: è stata un’avventura, un errore o forse no. Continui ad amare la persona che hai accanto e a vivere con lei. Ogni tanto ripensi a quella sera, ma senza rimpianti o rimorsi.

Vai al paragrafo 12.

  1. Pianti, dolore, urla: andarsene non è così semplice, ma era doveroso. L’altra persona ti accoglie in casa sua, ora avrai tempo di conoscerla veramente. Lancia due dadi.

Se il risultato è da 2 a 6 vai al paragrafo 4.

Se il risultato è da 7 a 12 vai al paragrafo 8.

  1. Tutto è come avevi fantasticato, anche meglio. Mentre rientri senti ancora l’elettricità attorno ai vostri corpi, ma a casa la persona con cui convivi è sveglia. Senti di essere a un bivio.

Se resti vai al paragrafo 10.

Se lasci tutto vai al paragrafo 6.

  1. Per un po’ ti senti in colpa, ma la vita è fatta anche di sofferenza. Con la nuova persona vi intendete a meraviglia, auguri il meglio a chi hai lasciato. Forse un giorno vi sentirete, ridendo dei vostri piani per il futuro.

Vai al paragrafo 12.

  1. Il senso di colpa ti lacera, non riesci più a guardare negli occhi la persona con cui vivi. E la cosa più brutta è che non sai se hai fatto bene a rimanere qui. Pensi ogni giorno di confessare, ma non lo fai.

Vai al paragrafo 12.

  1. Lancia due dadi.

Se il risultato è da 2 a 6 vai al paragrafo 5.

Se il risultato è da 7 a 12 vai al paragrafo 9.

  1. Ripensi a quella sera, ma presto razionalizzi: era solo la voglia di avventura, di evadere dalla quotidianità. Continui la tua vita amando chi hai accanto, a volte di più, a volte di meno.

Vai al paragrafo 12.

  1. La vita è fatta di scelte: sta a noi accettarne o meno le conseguenze, senza moralismi. Ma se pensi che basti un lancio di dadi a darti un finale migliore, ricomincia pure dal paragrafo 1.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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