Regole e sentimenti: il luogo di lavoro secondo Daniel Orozco in Orientamento

Nell’ultimo articolo accennavo a due libri inerenti al lavoro che mi avevano colpito particolarmente nel recente periodo. L’idea iniziale era di parlarne assieme in un unico articolo, poi le cose da dire su Manodopera di Diamela Eltit si sono sommate fino a convincermi a dare più spazio alle singole opere: oggi tocca quindi a Orientamento, raccolta di racconti di Daniel Orozco edita dalla sempre attenta Racconti Edizioni.

Orozco è un ex insegnante di scrittura creativa dell’Università dell’Idaho, da poco andato in pensione, e il fatto di aver insegnato per una vita agli altri tecniche e stili ha sicuramente influenzato la stesura di questo libro. Orientamento fa infatti della varietà e della sperimentazione il suo punto forte, osando nella forma in vari racconti ma mantenendo sempre l’attenzione puntata sui sentimenti dei propri personaggi, sul loro mondo interiore e sul lento sgretolarsi o riformarsi di ciò che chiamiamo umanità.

In questa sua analisi l’autore si concentra particolarmente sui luoghi di lavoro, mostrandoci vari ambienti fra rapporti interpersonali complicati e regole assurde da seguire. Il primo racconto, che è anche quello che dà il titolo alla raccolta, concentra in poche pagine tanto la freddezza delle imposizioni quanto inaspettati sprazzi di calore umano: come neo assunti in un ufficio veniamo messi a parte dei comportamenti da seguire, in un turbinio di concessioni, divieti, benefit e rivelazioni inquietanti su colleghi e colleghe.

Amanda Pierce, che tollera appena Russel Nash, è innamorata di Albert Bosch, il cui ufficio è quello lì. Albert Bosch, che è solo vagamente a conoscenza dell’esistenza di Amanda Pierce, ha occhi solo per Ellie Tapper, che siede lì. Ellie Tapper, che detesta Albert Bosch, si butterebbe nel fuoco per Curtis Lance. Ma Curtis Lance detesta Ellie Tapper. Buffo il mondo, vero? Cioè non tipo ha-ha, ovviamente. Quella è la postazione dove siede Anika Bloom. L’anno scorso, mentre revisionava i rapporti trimestrali con Barry Hacker, il palmo della mano sinistra di Anika Bloom ha preso a sanguinare. È caduta in trance, si è guardata intensamente nella mano, e ha predetto a Barry Hacker quando e come sarebbe morta sua moglie. Noi ci siamo messi tutti a ridere. Dopotutto, era appena arrivata. Poi però la moglie di Barry Hacker è morta. Quindi a meno che tu non voglia sapere esattamente quando e come morirai, non rivolgere mai la parola ad Anika Bloom.

[…]

Questo è il microonde. Ti è permesso scaldare quello che vuoi nel microonde. Cuocere, tuttavia, non ti è permesso.

Per il pranzo abbiamo un’ora. Inoltre ci è concesso un quarto d’ora di pausa la mattina, e un quarto d’ora di pausa il pomeriggio. Prenditi sempre le tue pause. Se ne salti una, se n’è andata per sempre. Per tua informazione, la pausa è un privilegio, non un diritto. Dovessi abusare della policy sulle pause, saremo autorizzati a revocartele. Il pranzo, tuttavia, è un diritto, non un privilegio. Dovessi abusare delle policy sul pranzo, avremmo le mani legate, e saremmo obbligati a guardare dall’altra parte. La cosa non ci piacerebbe per niente.

Orientamento

Orozco è abilissimo a portarci nelle pieghe di ogni mansione, sia essa quella di un gruppo di imbianchini sul Golden Gate (Il ponte) che quella di una coppia di poliziott* seguit* lungo la dettagliata cronistoria di una giornata lavorativa qualsiasi (L’agente è scontento), ponendo sempre l’accento su ciò che si agita all’interno dei propri personaggi. Gli ambiti lavorativi esplorati dall’autore sono enormi zone di grigio in cui è difficile distinguere il bene dal male, teatro di situazioni in cui possiamo identificarci pienamente e che se da una parte denunciano la condizione del lavoro contemporanea, dall’altra si concentrano sulle singole persone e sui meccanismi che fanno scaturire angherie, empatia, esclusioni e riconciliazioni.

La ragazza nuova si chiama April. L’hanno assunta per rimpiazzare Dot, e il primo giorno di lavoro Mack l’ha portata giù per farcela conoscere. I ragazzi sono stati molto educati. Le hanno detto della pista da bowling in terrazzo e hanno cercato di venderle i biglietti per la piscina al piano di sotto. La stessa pantomima che hanno recitato con me il mio primo giorno, e quando hanno assunto Ruben. Ma quando lei e Mack se ne sono andati, hanno cominciato a dire quanto era grassa. Phil ha detto che per scoparsela bisognava rotolarla nella farina, per capire dov’è che si bagnava.

Vado a correre ogni giorno

Due racconti in particolare riescono a mostrare quanto sono complicate queste dinamiche: Vado a correre ogni giorno e Racconti interinali. Nel primo seguiamo le giornate del dipendente di un magazzino, identificato da tutti come “quello nuovo” anche se lavora lì da dieci anni. Il suo sguardo oscilla fra solidarietà ed egoismo, denuncia le malelingue che si agitano sottotraccia e allo stesso tempo mette una barriera fra sé e gli altri: il rapporto con la nuova collega April metterà alla prova questo delicato equilibrio, facendolo oscillare fra la possibilità di una vita condivisa e l’individualismo che lo fa concentrare unicamente sul proprio benessere e la routine giornaliera di corsa.

Dato che riceveva le varie partizioni del Rapporto Segreto in sequenza, all’inizio Clarissa Snow era rimasta basita dai suoi contenuti. Una sezione introduceva alle specifiche tecniche per le reti dei computer e i protocolli per le telecomunicazioni. Un’altra consisteva di pagine e pagine di righe di bilancio, con le cifre sprovviste di didascalia. Un’altra ancora riepilogava l’ordine del giorno e le minute di una conferenza d’affari in Irlanda (Irlanda! pensò lei, senza capacitarsi di come si potessero condurre affari in Irlanda.) Una mattina però, durante la Settimana Quattro – , l’ultima del suo incarico – Clarissa Snow ricevette le pagine introduttive del Rapporto Segreto, scoprendo finalmente la natura della sua segretezza.

Racconti interinali

Racconti interinali si divide invece in tre parti, ognuna avente a che fare con i lavori che un’agenzia di collocamento affibbia alla protagonista, Clarissa Snow. La sua vita da interinale ha una sola regola, “dì di no una volta e non lavorerai mai più”, così Clarissa ingoia la frustrazione e il disagio che le crea il lavoro da centralinista all’Ufficio Risorse Umane dell’ospedale della contea, passa sopra al senso di colpa che avverte una volta scoperto quale lavoro sta svolgendo per il Vicepresidente Esecutivo di una compagnia di assicurazioni per approdare, infine, a un progetto di qualche mese presso la Cancelleria Municipale, conscia ormai che con la sua condotta impeccabile l’Agenzia le riserverà l’emblema di apprezzamento più ambito: la Spilla dell’Eccellenza, e la garanzia di un lavoro interinale permanente. Questo è il racconto in cui Orozco si permette una visione più politicizzata dell’alienazione lavorativa, ma lo fa senza eccessi e mostrando sincera empatia per ogni anello di quella catena inumana di cui Clarissa si trova a essere un anello sostituibile, avviata lungo un percorso che la costringerà a reprimere sempre più i propri sentimenti verso chi le sta intorno.

Il mondo del lavoro non è però l’unico argomento che Orozco affronta nella sua raccolta. Californiano di origine nicaraguense, l’autore dedica un lungo racconto alla figura di Anastasio Somoza Debayle, dittatore dello stato del Nicaragua dal 1967 al 1979 morto in esilio in Paraguay, mostrando i momenti antecedenti l’attentato che pose fine alla sua vita attraverso svariati punti di vista e con un originale congegno temporale: l’idea di collegare più storie è poi alla base anche di altri due racconti, Semplici legami e Scosse, in cui attraverso una sorta di “passaggio di testimone” esplora cause e conseguenze di un assassinio e compie la singolare cronistoria di un terremoto.

Sull’Isola dei Primati gli scimpanzé danno di matto come scimmie. Ovunque, i cavalli si imbizzarriscono e si allertano. Inconsolabili, i bovini si fanno apprensivi come cervi. E lungo un sentiero del Mount Diablo, una jogger solitaria viene graziata dal fato, per come certi affamatissimi coguari che la stavano braccando si impauriscono al sentire la scossa subsonica che gli scorre sotto i cuscinetti delle zampe, per come interrompono la caccia e riparano sulle colline, balzando silenziosi e invisibili dentro una gola nascosta, e lasciandosi alle spalle nient’altro che un tremolio di poligoni d’erba che il sole calante di un crepuscolo estivo e indiano ha brunito d’ambra.

Scosse

Orientamento è uscito negli Stati Uniti nel 2011 ed è tuttora l’unico libro di Orozco, un vero peccato se si considera quanto è raro trovare autori che sappiano coniugare sperimentazione e quella che Foster Wallace (alla fine finisco sempre lì) definiva “la capacità di individuare e fare la respirazione bocca a bocca a quegli elementi di umanità e magia che ancora sopravvivono ed emettono luce nonostante l’oscurità dei tempi”. I nove racconti della raccolta osano nella forma, non sempre con ottimi risultati (L’agente è scontento ha una struttura eccessivamente farraginosa, Semplici legami nel concentrare tre storie diverse finisce per lasciare troppi punti in sospeso) ma mostrando sempre una grande abilità nello scavare all’interno dell’animo umano: complimenti a Racconti Edizioni per avercelo portato, e speriamo che la pensione per Orozco sia abbastanza noiosa da convincerlo a riprendere la penna in mano.

Racconti preferiti: Orientamento, Il ponte, Vado a correre ogni giorno, Il sogno di Somoza, Racconti interinali

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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