
È strano come il 2020 si sia ricordato tutto a un tratto di Howard Phillips Lovecraft. Non che l’autore di Providence sia mai stato dimenticato, essendo uno dei padrini dell’horror moderno il cui influsso non smetterà mai di influenzare nuove generazioni di artisti, ma che nello stesso anno vedano la luce progetti come il film Il colore venuto dallo spazio (di cui qui potete trovare un’interessante recensione), tratto da uno dei suoi racconti più riusciti, e la serie Lovecraft Country, molto liberamente ispirata alle sue storie, è quantomeno curioso. Ci mancava giusto quel Alle montagne della follia che Guillermo Del Toro ha inutilmente cercato di girare qualche anno addietro e avremmo fatto l’en plein di orrori cosmici.
In questo articolo però non parlerò di Lovecraft, ma utilizzerò la serie HBO come mezzo per parlare dell’altro scrittore che sta dietro alla sua realizzazione: per prendermi insomma la soddisfazione di dire che Matthew Theron Ruff, alla cui penna si deve l’esistenza della serie, io lo conoscevo prima di voi. Ecco quindi una carrellata dei suoi libri, che parte da
Acqua, luce e gas: la trilogia dei lavori pubblici

A voler ben guardare la carriera di Matt Ruff, nato nel 1965 a New York, inizia prima di questo libro, e precisamente con Fool on the hill, di cui le uniche informazioni in mio possesso sono che A) è ambientato nella Cornell University di Ithaca, NY, e B) è un cult il cui successo fra gli studenti della stessa università (frequentata anche dall’autore) si rinnova di anno in anno: in Italia però questo libro non è mai stato tradotto, e sulle sue effettive qualità vien qualche dubbio se sono passati undici anni prima che Ruff desse alle stampe la sua opera seconda.
Acqua, luce e gas invece in Italia ci è arrivato, grazie a Fanucci, e nonostante porti in calce sulla copertina gli elogi di Thomas Pynchon dal misterioso autore de L’arcobaleno della gravità (di cui ho odiato ogni singola pagina) prende solo la frenesia di inserire nella trama un numero innumerevole di personaggi e storie che confluiscono l’una nell’altra. Fra squali mutanti che si aggirano nelle fogne (l’inquietante Meisterbrau), imprenditori miliardari, pirati ecologici multietnici, la scrittrice filosofa Ayn Rand resuscitata come intelligenza artificiale e persino Walt Disney e J. Edgar Hoover (in vesti che preferisco non svelarvi) si dipana una trama che prende le fila dall’omicidio di un guru di Wall Street, per poi addentrarsi nel marcio di una società del futuro (il libro è ambientato nella New York del 2023) malata quanto e più della nostra e nelle sue sotterranee cospirazioni.
Ruff riesce con abilità a veicolare temi come classismo, razzismo ed ecologismo senza appesantire, divertendoci anzi con un tourbillon di eventi mentre lascia che questi temi attecchiscano. Una specie di variante statunitense del Terra! di Stefano Benni, con dosi più massicce di cinismo e citazionismo: consigliatissimo.
La casa delle anime

Sempre Fanucci nel 2000 porta in Italia La casa delle anime, vincitore del Washington State Book Award (il nostro nel frattempo si è trasferito a Seattle, dove vive tuttora). Il tema del libro è affascinante, quello della Sindrome da personalità multipla, patologia che il protagonista Andrew Gage riesce a tenere sotto controllo grazie all’aiuto costante di una psicologa. Come in una vera e propria casa all’interno della sua testa tutte le personalità di Andrew collaborano per rendergli (e rendersi) la vita meno complicata, trovando accordi sul modo di prendersi ognuna il proprio spazio “affacciandosi” al mondo esterno come da una finestra (o pulpito, come viene chiamato nel libro): ci sarà quindi il momento della giornata in cui la sua personalità fissata con la forma fisica si darà al training, quella appassionata d’arte si darà alla pittura e così via, il tutto gestito da una personalità fatta emergere appositamente per coadiuvare il tutto e rappresentare il “vero” Andrew Gage all’esterno.
Un libro come La casa delle anime non potrebbe probabilmente esistere senza Daniel Keyes e il suo Una stanza piena di gente, la vera storia di Billy Milligan e del lungo percorso che lo ha portato a veder riconosciuta ufficialmente la patologia legata allo sviluppo di personalità multiple. Come per Milligan nella realtà anche per l’immaginario Gage i primi problemi sono da ricondurre a ripetuti abusi subiti in tenera età, un trauma che egli condividerà con un’altra ragazza affetta dai suoi stessi problemi: Penny Driver però, diversamente da lui, è cosciente solo in parte della propria condizione, e la differenza di “metodo” con cui entrambi affrontano la vita sarà solo una delle cause scatenanti che porteranno Andrew e tutte le sue personalità a mettere in discussione l’equilibrio fin lì raggiunto, scendendo a patti anche coi lati oscuri della propria mente.
La casa delle anime affronta con tatto e sensibilità temi molto delicati, come la malattia mentale e gli abusi sui minori, uscendone vincente. Meno rutilante rispetto al libro precedente, in quest’opera Ruff non mette da parte comunque l’umorismo, evitando di scadere nel pietismo e regalando anzi pagine di divertimento che non stonano coi temi trattati.
Bad Monkeys

Dopo il passaggio a un tema più serio probabilmente Ruff ha sentito l’esigenza di lanciarsi in qualcosa che rivaleggiasse con la Trilogia dei lavori pubblici in quanto a follia creativa, e Bad Monkeys (edito in Italia da Fazi) riesce ad essere all’altezza. Condensato in un minor numero di pagine e personaggi, ma con una carica inventiva enorme, il libro ci fa seguire le avventure di Jane Charlotte, arrestata per omicidio e interrogata in un commissariato di polizia riguardo al delitto. Ciò che rivela, mettendoci a parte di tutte le vicende che l’hanno condotta fino a lì, è il percorso che l’ha portata a entrare nell’organizzazione chiamata Bad Monkeys, il cui compito è liberare il mondo dalle persone “cattive”.
Col proseguire della trama impareremo di più sull’organizzazione, sui suoi metodi e su una serie di cospirazioni che coinvolgono direttamente Jane, aventi a che fare col suo passato e col rapimento del fratello, continuando a chiederci cosa ci possa essere di reale in quanto racconta: non vi fareste delle domande se qualcuno vi raccontasse di ricevere messaggi tramite le parole crociate, di avere come dotazione standard una pistola giocattolo che uccide causando attacchi di cuore e che il famigerato serial killer John Wayne Gacy faceva parte di una branca dell’associazione formata da letali clown?
Ruff ha dichiarato di aver preso ispirazione per il libro dalle opere di Philip K. Dick (il nome della protagonista è un omaggio alla gemella dello scrittore, Jane Charlotte Dick, morta a poche settimane dalla nascita) come anche da un episodio di South Park, e le influenze si sentono tanto nei continui ribaltamenti della trama quanto nelle esagerazioni grottesche infilate con grande divertimento. Una corsa continua, non priva di spunti per riflettere (il tema del male innanzitutto, su cui filosofi di varie epoche si sono spaccati la testa) ed efficace fino alla fine: Margot Robbie ne ha comprato i diritti nel 2016 per realizzare un film, di cui dovrebbe essere anche protagonista, non ci resta che sperare che il successo di Lovecraft Country la spinga a realizzarlo davvero.
False verità

Se in Bad Monkeys il debito creativo con Dick non è così immediato, altrettanto non si può dire di False verità. Il libro, uscito nel 2012 nuovamente per Fanucci, parla dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 ma…le torri si trovano a Baghdad, e sotto attacco sono gli Stati Uniti D’Arabia. Con un ribaltamento che grida fortissimo La svastica sul sole (uno dei più famosi libri di Dick, in cui la Germania nazista ha vinto la Seconda Guerra Mondiale), l’ucronia di Ruff condivide con la fonte d’ispirazione anche il dubbio che la realtà sia un’altra, quella di un mondo in cui gli USA sono il bene di cui parlano i terroristi, e il ritrovamento di una copia del New York Times non farà che complicare le cose per Mustafa, Samir e Amal, i tre poliziott* che dovranno indagare sul mistero per conto del Presidente della Lega Araba.
Alla stessa maniera di Acqua, luce e gas anche qui Ruff utilizza personaggi reali come motori delle vicende narrate, come un mefistofelico Saddam Hussein, Osama Bin Laden e l’ex Presidente USA Barack Obama, ma l’intreccio spionistico orchestrato nelle cinquecento pagine del libro risulta meno accattivante delle altre sue opere. Il ribaltamento è fin troppo netto (appaiono persino i “Green Desert” con la loro hit Arabian idiot), l’umorismo meno presente e si ha l’impressione generale che ci sia qualcosa di fuori fuoco, come se il compito fosse al di là della portata dell’autore. Di certo il Ruff meno convincente, buono per gli appassionati ma non la sua opera con cui consiglierei di iniziare ad un novizio.
Ricordo di essermi stupito vedendolo in vetrina in una libreria di catena a Novara, e di aver pensato “questo è il suo ultimo libro che vedo”. Non per la qualità (dovevo ancora leggerlo), ma per il fatto che un autore di cui avevo sempre fatto fatica a procurarmi i libri appariva all’improvviso sotto i riflettori: ho sentito puzza di “se questo libro non vende ‘sto autore lo molliamo”, e infatti Lovecraft Country ci è messo quattro anni più del necessario per essere tradotto e pubblicato, questa volta da Piemme, in una di quelle odiose edizioni che mettono in bella vista la locandina della serie. Nel frattempo Ruff ha sfornato un nuovo romanzo, 88 names, e ben vengano le copertine orribili e gli adattamenti televisivi se permetteranno al pubblico italiano di (ri)scoprire uno scrittore con tante frecce al proprio arco.
Ma ricordate, io lo conoscevo prima di voi.
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Una opinione su "Matt Ruff chi? Viaggio tra i libri dell’autore di Lovecraft Country"