Racconto in musica 36: Serafino preposto al coraggio (Michele Gazich -L’angelo ubriaco)

Ho spesso parlato del mio obiettivo di far diventare questo blog un qualcosa di collettivo, una sorta di rivista online che si faccia allo stesso tempo promotrice di suoni alternativi alla massa. Il fatto che abbia scritto trenta dei trentacinque racconti finora usciti potrebbe essere segno che A) nessuno mi s’incula o B) bisogna dare tempo al tempo, e il mio inguaribile ottimismo è stato rinvigorito da alcuni invii spontanei negli ultimi giorni che mi danno modo di farmi un po’ da parte e prendere il ruolo di semplice “selezionatore musicale”: il racconto di questa settimana è infatti di Pietro Pancamo, un testo il cui contenuto angelico mi ha fatto quasi subito risuonare nella mente le note del cantautore e violinista Michele Gazich.

Pietro Pancamo è un poeta, novelliere ed editor professionista, la cui carriera è stracolma di progetti, collaborazioni e pubblicazioni. Incluso nell’antologia Poetando (Aliberti) curata da Maurizio Costanzo, Pietro ha poi pubblicato negli anni una breve raccolta di versi attraverso il blog Poesia della RAI e le sillogi poetiche Manto di vita, edita da LietoColle, e Il silenzio stonato (Edizioni Thyrus), con la quale ha vinto il premio Città di Torino ed è arrivato secondo al concorso letterario Trofeo Medusa Aurea, indetto dall’Accademia internazionale d’arte moderna di Roma. Suoi testi sono apparsi su una quantità enorme di testate, da quotidiani nazionali (Corriere della sera, Repubblica, La stampa) a testate di settore (Carmilla, IF. Insolito & Fantastico, Il paradiso degli orchi, Cronache letterarie, finanche alla rivista Diogen di Sarajevo, fra le più importanti d’Europa). Ha fondato e diretto il portale culturale L(‘)abile traccia ed è stato direttore editoriale della rivista internazionale Niederngasse, caporedattore della sezione poetica dell’e-zine Progetto Babele e redattore del blog letterario Viadellebelledonne, oltre a condurre i programmi radiofonici The big world of poetry and fiction per l’emittente italofona di Madrid Radio Big World e Good mo(u)rning Italy! per l’ex piattaforma culturale di Hong Kong Beyond Thirty-Nine (fondata dal romanziere della Mursia Editore Angelo Paratico). Al momento lo potete trovare attivo come curatore della sezione poesia del mensile italo-olandese Il cofanetto magico e come conduttore della rubrica letteraria (Pod)cast away su Maratea Web Radio.

La prima volta che ho sentito il nome di Michele Gazich è stato in qualità di illustre ospite di questa bellissima canzone del duo sperimentale Barachetti/Ruggeri, a cui è seguito a breve termine l’ascolto del suo album La via del sale del 2016. La carriera di Gazich parte però da molto più lontano ed è stracolma di esperienze e collaborazioni, tanto che riuscire a condensarle in questo articolo è impensabile: basti dire che ha suonato in più di cinquanta album, partecipato a tour in Europa e negli USA con formazioni sinfoniche classiche, collaborato con cantautori e cantautrici italian* (Massimo Bubola, Massimo Priviero) e internazionali (Michelle Shocked, Mary Gauthier, Eric Andersen, Mark Olson), composto le musiche di scena per spettacoli teatrali (fra i tanti il suo sito menziona Il sogno del fuoco, in collaborazione col Piccolo Teatro di Milano, Elogio della follia e Un cantico), collaborato alla colonna sonora del film Le ragioni dell’aragosta di Sabina Guzzanti e realizzato un progetto legato ad Albert Camus (in collaborazione con Eric Andersen e col pittore Oliver Jordan) sfociato in varie esibizioni in giro per il mondo e nella realizzazione del disco Shadow and light of Albert Camus nel 2014. Questo e altro tutto al fianco di una carriera cantautoriale iniziata nel 2008 che ha portato finora alla realizzazione di ben otto dischi e un Ep (tutti usciti per l’etichetta FonoBisanzio e di cui i primi tre, ovvero Dieci canzoni di Michele Gazich, Dieci esercizi per volare e Il giorno che la rosa fiorì, realizzati col supporto della band La nave dei folli), l’ultimo dei quali si intitola Temuto come un grido, atteso come un canto ed è uscito nel 2018. Realizzato sull’isola di San Servolo a Venezia, l’album racconta la storia degli ebrei deportati dall’isola l’11 ottobre 1944, ribadendo la forte componente divulgativa di un cantautore che nei suoi dischi inserisce spesso dei fili conduttori, come quello della via del sale quale mezzo per ragionare sul presente nel già citato La via del sale.

Un altro dei temi cari a Gazich è quello degli angeli, tanto che nel 2015 ha eseguito presso il Santuario di Monte Sant’Angelo in Puglia un concerto, intitolato Chi vede l’Angelo? Musiche e parole pellegrine, dedicato a queste figure e in particolare incentrato su quella dell’Arcangelo Michele. Proprio per la loro presenza anche nel racconto di Pietro Pancamo, nonché per una certa vena aulica del testo e l’affine tema del canto, mi è venuto spontanea l’associazione con L’angelo ubriaco, contenuta nel disco live Verso Damasco: potete guardare al racconto come una specie di anticipazione di ciò che sarà il destino dell’angelo cantato da Gazich, o forse un suo sogno, ma spero che il connubio fra i due artisti vi risuoni come è capitato a me. Trovate il racconto subito dopo il link al brano, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti, questo è l’unico dove sono riuscito a trovare tutte le canzoni).

Serafino preposto al coraggio, di Pietro Pancamo

Gli angeli si diplomano al Conservatorio Astronomico perché studiano la musica che le sfere celesti producono ruotando. Fanno l’analisi armonica degli accordi supremi che, una volta, anche gli uomini eletti avevano la forza e il diritto di ascoltare.

Gli esami sono molti, però i miei studi sono a buon punto e fra poco l’esame conclusivo mi darà il titolo che sogno tanto: quello di Maestro!

Nel frattempo, grazie alle mie doti vocali, già occupo la carica di tenore-capo nella gerarchia lirica del Conservatorio: sono forse il più bravo tra gli allievi di “Esercitazione corale”. E poi, dirlo mi riempie di gioia, lavoro come assistente di un angelo cherubino che scende ogni giorno in Terra, posandosi delicato sulla quercia di un bosco dolce e campagnolo, per educare gli uccellini al canto. Li abitua a portare il cinguettio in maschera e a sorreggerlo con il diaframma; non tutti riescono subito, anzi nessuno: perciò hanno bisogno di me, “serafino preposto al coraggio” che deve esortarli a ignorare la delusione.

Mi capita, spesso, di calmare i picchi, tanto irascibili da abbandonarsi a voli isterici e rabbiosi, dopo un acuto sbagliato. Per sfogare il rammarico dell’errore, percuotono il becco addosso agli alberi, facendosi (io credo) un male diavolo!

Allora intervengo: abbraccio con la mano grande il loro corpicino scosso dai nervi, accarezzo piano la testolina invasata di furore e fischietto per loro qualche melodia celeste; così, lentamente, l’ira si placa.

Una lezione dura da mattina a sera e in fondo non è pesante: diverse pause concedono sollievo alla stanchezza. Io mi apparto, negli intervalli, su di un ramo nascosto e mi svago a pensare. Se un’aria d’opera comincia a formarsi nella mia immaginazione, la scrivo per appunti sulle foglie pentagrammate che gli uccelli usano a mo’ di spartito e, magari, cerco di farla somigliare a quelle dei compositori più illustri. No, non Rossini o Mozart, come ritengono gli uomini, bensì Giove, Saturno e Urano, come noi angeli sappiamo benissimo!

E lo sa anche l’invidiosissimo Satana: lui pure gradisce talvolta un giro nei boschi; sale dall’Inferno e va a rintanarsi nel buio intricato delle macchie più fitte. Nella tenebra contorta dei rami bassi, in quella notte artificiale, trova l’ispirazione per musiche blasfeme: con spirito malvagio architetta note sacrileghe, bestemmie sinfoniche, allucinazioni sonore da far eseguire alla sua orchestra d’orchi.

Però i concerti non sono mai un granché ed anzi, in Paradiso, gli angeli ironizzano inventando dialoghetti briosi. È facile sentirli scherzare: “Ho fatto una volata all’Inferno per assistere a un’esibizione dell’orchestra d’orchi.”, “Ah sì? E chi suonava? Il primo violino?”, “No, il primo venuto: sai, era una cosa improvvisata…”.

Sorrido fra me per le battute ingenue dei colleghi alati, mentre io e il Maestro cherubino salutiamo gli uccelli agitando le ali (è sera, per oggi la lezione è finita) e torniamo lassù, nel Conservatorio Astronomico, a riascoltar le stelle.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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