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Società malate a confronto: Joker Vs Parasite

Il risultato agli Oscar 2020 lo conoscete tutti: Joker, forte di ben 11 nomination, porta a casa solo due statuette (fra cui quella scontata, ma non per questo meno meritata, di Miglior attore per Joaquin Phoenix), Parasite invece trionfa conquistandone ben quattro su 6 nomination, fra le quali l’accoppiata mai riuscita nella storia Miglior film-miglior film internazionale. La sfida non era certo solo fra loro, ma già dopo essere uscito dalla sala dove ho visto il film di Bong Joon-ho un confronto fra le due pellicole mi è subito passato per la testa. Entrambi i film infatti guardano alla società in maniera critica, per quanto Joker sia ambientato negli anni ottanta e non nel presente, ma lo fanno in maniera molto diversa.

AVVERTENZA: il seguente articolo contiene anticipazioni della trama dei due film, quindi se non li avete visti leggete a vostro rischio e pericolo.

Joker ci mette nei panni di Arthur Fleck, disadattato a cui la vita ha dato ben poche soddisfazioni costretto a sbarcare il lunario come clown. Per tutto il film al povero Arthur vengono sbattute porte in faccia: i colleghi lo irridono (fatta salva una singola eccezione, un altro freak come lui in qualche maniera), il capo lo tratta come uno stupido, sul lavoro viene malmenato da alcuni ragazzini e viene anche preso per uno squilibrato quando cerca di far ridere un bambino sull’autobus. Quando entra in possesso di una pistola, secondo il classico principio di Cechov, si aspetta solo il momento in cui sparerà, e sono tre giovani yuppie in carriera a dargliene l’occasione: al nuovo Arthur che emerge dal sangue non viene però data nessuna chance dalla società, e le sue controverse soddisfazioni sarà costretto a prendersele lottando contro tutto e tutti, ignaro e sostanzialmente indifferente agli effetti che le sue azioni scatenano sul mondo che lo circonda.

Parasite invece ci porta nella vita di due famiglie agli antipodi, i poveri Kim e i ricchi Park. I primi sbarcano il lunario come meglio possono, costretti ad abitare in un seminterrato e così demoralizzati dalla loro situazione da non riuscire nemmeno a reagire quando un ubriaco urina davanti alla loro finestra, i secondi hanno invece tutti gli agi che la loro posizione e i loro soldi possono concedergli. Grazie al figlio Ki-woo la famiglia Kim inizia a infiltrarsi nella casa dei ricchi, con un piano geniale e sistematico che li porta a vivere alle spalle dei Park come i parassiti evocati dal titolo. In questa loro ascesa sociale non si curano delle vittime accidentali che lasciano lungo il percorso, se non quando la guerra fra poveri da loro iniziata non porterà a conseguenze irrimediabili per tutti i protagonisti della vicenda.

La lotta di classe in Joker è la battaglia di un uomo solo contro una società che lo emargina invece che aiutarlo a integrarsi, ma nella sua vicenda Arthur Fleck sembra avere a che fare con espedienti narrativi più che persone reali. Il collega lo sbeffeggia e ne causa il licenziamento senza un particolare motivo per avercela con lui, i tre potenziali stupratori nella metropolitana lo prendono di mira perché è una vittima più appetibile persino della ragazza a cui rivolgono inizialmente le loro attenzioni, la madre sull’autobus ritrae il figlio nonostante Arthur non stia facendo niente di male. La società che circonda il futuro Joker è priva di empatia, dura, una situazione che ai piani alti non migliora ma semmai peggiora: dal Thomas Wayne che si scaglia contro i poveri al Murray Franklin che sbeffeggia Arthur in diretta televisiva la New York dipinta dal regista Todd Phillips sembra avere davvero molto in comune con quella di Taxi Driver, il paragone più altolocato che è stato speso, ma il marcio appare sempre in qualche maniera monodimensionale. È una società in degrado perché così deve essere ai fini narrativi, e sebbene Arthur non viene dipinto come un eroe è quasi impossibile evitare di fare il tifo per lui.

Parasite, partendo da un tono molto più leggero, scatena lungo la trama un gioco al massacro che non lascia scampo a nessuno. La famiglia Kim non si fa domande quando provoca il licenziamento dei vecchi dipendenti, e anzi la madre Chung-sook rifiuta senza ripensamenti di dare una mano alla ex governante Moon-gwang quando questa le rivela il nascondiglio sotterraneo del marito. La stessa Moon-gwang non esita a farsi fa beffe di loro quando riesce a tenerli sotto scacco, trattandoli come ostaggi e facendogli la morale. I componenti della famiglia Park, quelli che in qualche maniera dovrebbero essere i “cattivi” della trama, sembrano per la maggior parte del tempo degli stupidi che non hanno la più pallida idea di come funzioni il mondo al di fuori del loro alveo dorato, e per certi versi è questo il concetto più spaventoso di un film che, quando vuole, riesce anche a fare paura: i ricchi non si rendono nemmeno conto del male che fanno, si accorgono di chi sta sotto di loro solo per la puzza. Eppure Bong Joon-ho vuole bene ai suoi personaggi, per quanto meschini essi siano, e se è pur vero che anche in questo caso si fa il tifo per gli outsider è altrettanto vero che tutti i personaggi hanno un’anima e delle motivazioni, condivisibili o meno. Sono reali, anche all’interno di un film dove gli stessi personaggi ci tengono a specificare nei dialoghi quanto tutto sia “così metaforico”.

In questo sta secondo me la grande differenza fra Joker e Parasite: l’uno ha a cuore unicamente il percorso del proprio protagonista, di cui la società tutta è l’avversario conclamato e che non ha bisogno di particolari approfondimenti, l’altro mette in scena uno scontro di classe in cui non vince nessuno perché la vita non fa distinzioni così nette fra buoni e cattivi. Emblematico è il finale di Parasite, in cui il giovane Ki-woo vede come obiettivo primario per i suoi scopi quello di diventare ricco, dimostrando la sua incapacità di pensare fuori dagli schemi: una società in cui fare soldi è l’unica soluzione ai problemi affossa ogni speranza di un futuro, se non migliore, quantomeno diverso.

La società di Joker fa paura, ma quella di Parasite ne fa ancora di più. E temo sia più simile alla nostra di quanto vogliamo credere.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

2 pensieri riguardo “Società malate a confronto: Joker Vs Parasite

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