La cosa che mi è sempre piaciuta dell’andare ai festival musicali, grandi o piccoli che siano, è la possibilità di entrare in contatto con un sacco di bella musica che non sapevi esistesse. Il BBK di luglio a Bilbao non ha fatto eccezione, con la pioggia del venerdì che ci ha “costretti” pigiati come sardine a fare i conti con l’energia incredibile di quella sorta di clone nigeriano di James Brown che è Obongjayar, esibitosi sull’unico palco coperto, il tutto dopo aver già fatto il pieno di endorfine vedendo l* australian* Amyl And The Sniffers reggere con il loro punk e la presenza scenica della frontwoman Amy Taylor il confronto a breve distanza con i nordirlandesi Kneecap, i veri vincitori del festival, trio hip hop che fa della varietà musicale e (soprattutto) dell’impegno politico i propri cavalli di battaglia: meno male che il governo spagnolo, a differenza di quanto recentemente deciso da quello canadese, non gli ha precluso l’ingresso nel paese per supposti cori pro-Hamas, preferendo appoggiare le loro proteste sul palco e quelle di tant* altr* spagnol*, un paio di mesi più tardi, che hanno bloccato varie tappe della Vuelta schierandosi contro un team ciclistico dal chiaro intento “governoisraelianowashing”. Anche gli altri giorni hanno riservato sorprese, tipo passare per caso da un palco e ritrovarci gli stessi trevigiani con cui ci eravamo goduti il primo giorno l* English Teacher (ricordate? Ve ne avevamo parlato qui), conoscere dei loro amici sardi e seguire il consiglio di questi ultimi di fermarci ad ascoltare una band di cui non capiamo il nome e comprendiamo vagamente solo che fa post-punk o giù di lì: poi arriva sul palco Josephine Orme e gli Heartworms iniziano il percorso che li porta velocemente su Tremila Battute.
Mia “partner in crime” per ottenere questo risultato è Luigia Brandimarte, collaboratrice girovaga che dopo aver lasciato il suo bell’Abruzzo a diciotto anni per studiare Ingegneria Idraulica a Bologna ha seguito la rotta del nord, spostandosi a Milano per il dottorato, a Torino per il post-dottorato, a Delft per la ricerca e infine a Stoccolma per un posto da professoressa al Politecnico: più a nord di così le rimangono le isole Svalbard, ma dubita che la famiglia vorrebbe seguirla e pure le sue ossa pare non siano d’accordo. Mollata la corsa a causa della mancata collaborazione del ginocchio sinistro (forse il prodromo del movimento anti-Svalbard), Luigia ha ripiegato sulla scrittura per alleviare i lunghi inverni scandinavi: riviste come Wertheimer, Pastrengo, Smezziamo e Narrandom si sono accorte della sua abilità con le parole, e pure noi abbiamo ora la fortuna di ospitarla. Ambidestra, ha anche un fratello jazzista di cui vi invitiamo ad ascoltare la musica.
Di tutt’altro genere si occupa invece Orme, ventisettenne inglese che è il motore principale dietro al progetto Heartworms. Proveniente da una famiglia la cui composizione etnica è più unica che rara (origini pakistane e afghane da parte di padre, danesi e e cinesi da parte di madre), a quattordici anni viene data in affidamento e la musica da passione diventa obiettivo: studia al South Gloucestershire and Stroud College per diventare produttrice musicale, appassionandosi nel frattempo alla musica di grandi icone della musica dark – new wave – post punk (The Cure e Siouxsie And The Banshees in primis, ma il nome Heartworms lo prenderà da un disco del 2017 dei The Shins). A cambiarle la vita non è però il lavoro dietro le quinte, bensì il contatto tramite Instagram con il produttore Dan Carey (uno che dobbiamo ringraziare anche per gli Squid), che passa in breve tempo dal chiederle delle demo, incuriosito dal suo stile musicale, al metterla sotto contratto con la propria etichetta Speedy Wunderground nel 2022. Da lì tutto si muove velocemente: l’Ep A comforting notion nel 2023, i primi concerti al The Windmill di Brixton (comunque in apertura di gente del calibro di Black Country, New Road, per dire) che lasciano spazio ad esibizioni di supporto a The Kills e St. Vincent, poi nel febbraio 2025 il primo disco Glutton for punishment e il plauso della critica e degli addetti ai lavori, con tanto di tour che la porta, fra le varie tappe, al BBK di Bilbao a luglio e a Milano, dove arriverà fra meno di un mese sul palco dell’Arci Bellezza (e stavolta ho già i biglietti).
Ma fin qui è tutta aneddotica wikipeddiara, perché alla fine quel che conta è la musica, no? Nel caso di Orme/Heartworms però la questione è più profonda, perché nessuno obietta che Glutton for punishment sia un gran bel disco, oscuro il giusto e capace di variare la formula dark wave di base con la carica semi-industrial di Jacked o le suggestioni dance gotiche di Warplane, ma è tutto l’immaginario che sta dietro al progetto a renderlo ancor più meritevole di attenzione, un immaginario che sembra semplicemente virato in bianco e nero (come tutti i suoi video) e che riesce invece ad attraversare ogni scala di grigio. In fondo non saremmo qui a parlare di lei se non avesse catturato l’attenzione di me e del mio amico con la propria magnetica presenza scenica e la sua voce pazzesca, rimanendoci in testa per giorni e convincendoci a volerne di più: il 24 ottobre sapete dove trovarla, noi saremo lì davanti al palco.
Smugglers adventure è la penultima traccia di Glutton for punishment, un lungo canto di dolore e solitudine che riesce a far filtrare qualche inaspettato raggio di speranza. Ce n’è molta meno nella storia che ci racconta Luigia, con uno stile che fa delle ripetizioni il meccanismo per farci sentire ancora più intensamente ciò che prova Anna, quindicenne introversa lanciata in quel tritacarne che può essere la scuola durante l’adolescenza, soprattutto se trovi di fronte solo persone che ti fanno sentire sbagliat*: trovate il suo racconto poco più in basso, subito dopo la canzone a cui abbiamo deciso di associarlo, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.
Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero l* artist* accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).
Scarica la fanzine di Tremila Battute: numero Zero, numero Uno, numero Due e numero Tre.
Anna non conta, di Luigia Brandimarte
Anna ha quindici anni,
Anna ha una voglia viola sulla guancia,
Anna ha l’apparecchio ai denti,
Anna ha la schiena curva,
Anna ha i piedi a papera.
Laura ha quindici anni.
Anna arriva a scuola in bus, Anna arriva prima.
Anna siede vicino alla finestra, Anna siede sola.
Anna guarda fuori, Anna sa quando Laura arriva.
Laura arriva con Linda, Linda ha quindici anni.
Laura siede con Linda, Laura e Linda siedono al banco in fondo.
Laura parla con Linda, Linda parla con Laura, Laura non parla con Anna, Linda non parla con Anna.
Laura e Linda parlano di Anna ad Anna.
Annina la sfregiatina, Annina la gobbina, Annina la brufolina.
Anna conta: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo: tre, due, uno, finito.
Anna prende i libri, Anna prende il bus.
Anna prende 5 in latino, Laura prende 9 in latino, Linda prende 9 in latino.
Annina la ciuchina, Annina bocciatina, Annina la cacchina. Anna conta: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo, tre: due, uno, finito.
Anna prende i libri, Anna prende il bus.
Anna prende appuntamento dall’oculista, Anna miope, Anna piange.
Annina la vecchina, Annina ciecatina, Annina quattrocchina. Anna conta: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo: tre, due, uno, finito.
Anna prende i libri, Anna prende il bus.
Anna prende coraggio, Anna parla con la Giunti, Anna mostra gli occhiali rotti.
Madre di Anna infermiera, padre di Laura notaio, 5 in latino, 9 in latino: un incidente, succede.
Annina codardina, Annina infamina, Annina spioncina. Anna conta: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo: tre, due, uno, finito.
Due ore e Anna conta di nuovo: tre, due, uno, finito.
Anna prende i libri, Anna non prende il bus.
Anna prende calci, Anna prende pugni, Anna prende paura. Anna non conta.
Anna non va a scuola.
Anna non va a scuola.
Anna torna a scuola.
Anna non parla, Anna non risponde, Anna non chiede.
Annina la mutina, Annina ha paurina, Annina sta zittina.
Anna prende.
Anna non conta.
Anna non va a scuola.
Anna non va a scuola.
Anna non conta.
Anna non prende.
Anna non.
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