Racconto in musica 204: San BrianEno (Planet Opal- I’ve heard Brian Eno in the McDonald’s fridge)

Evidentemente mi piace farmi del male. Non intendo fisicamente, anche se un’azzardata manovra lavorativa unita alla pressione troppo blanda del pulsante di sicurezza su un macchinario mi ha appena “regalato” un mese di infortunio e il pollice sinistro bello conciato, ma… come dire? Culturalmente? Giornalisticamente? Bloggariamente? Quello che intendo è che sono passati meno di sette giorni da quando ho ammesso (non per la prima volta) di avere una carenza di conoscenze tecniche quando mi trovo a parlare di musica elettronica, e oggi che faccio? Ovviamente parlo di una band che fa musica elettronica, anche se i Planet Opal meriterebbero più la definizione di ibrido fra due mondi, così come fortemente ibridata è la loro musica, fatta di circuiti e pelli.

L’ho scoperto al WooDoo Fest 2023 (lo stesso dove mi sono goduto l’esibizione di Whitemary) il duo composto da Giorgio Assi (sintetizzatori e voce) e Leonardo De Franceschi (batteria e percussioni), ora diviso fra Bergamo e Berlino ma nato artisticamente in Corsica. È lì infatti che i due si segregano nell’estate 2018 per ventuno giorni, provvisti dell’attrezzatura che entra in un’utilitaria e della voglia di creare musica nuova in mezzo ai boschi: ne nasce il primo germe di Cartalavonu, chiamato come il paesino dove è stato scritto, che esce nel 2021 per Dischi Sotterranei e mostra il mix musicale eterogeneo di Assi e De Franceschi. E qui è dove dovrei mostrare la mia competenza e dirvi a cosa assomiglia, come suona, cose così no? E io invece mi limito a dirvi che è musica che instilla gioia e voglia di muoversi, i suoni elettronici che si amalgamano con un drumming preciso e schematico, farcito di momenti perfetti da club e altri più riflessivi ed eterei (Ci siamo chiusi fuori): in mezzo agli alberi del WooDoo Fest, quando i Planet Opal hanno già fatto uscire anche un disco remix dello stesso Cartalavonu (a cui partecipa fra l* altr* mister Post Nebbia Carlo Corbellini) e hanno già iniziato a suonare in giro per l’Italia e per il mondo (aperture per Cosmo e Peter Hook dei New Order, festival come Sherwood, MiAmi e Apolide, date a New York, Ljubljana, Rennes e Bruxelles), la loro musica mi cattura e me li fa cercare nei giorni seguenti. Li ascolto, mi piacciono, mi distraggo e per un po’ me ne dimentico, anche se una scheda di ricerca della loro pagina Bandcamp rimane sempre aperta sul mio smartphone. Il trillo in mente mi scatta poche settimane fa, in maniera casuale ma perfetta, perché il 9 maggio è uscito il loro nuovo disco Recreate patterns, release energy, sempre per i tipi dall’occhio lungo di Dischi Sotterranei.

Registrato da Gregorio Conti, uno a cui vogliamo un mondo di bene per la sua militanza in Bangarang!, Verbal e attualmente OTU, il secondo disco dei Planet Opal è l’espansione del mondo già ricco della band verso territori che abbracciano la psichedelia (Montagne a colori, Indigo skies), allargano le maglie delle strutture ritmiche portando da continui cambi d’atmosfera (Connection overdrive) a bizzarri showcase percussivi (Cilindrata ritmica) ed è sempre vitale, energico, ammantato di riflessioni sociali in alcuni degli stringati ma efficaci testi (Georgie boy, delivery boy!). Per un paio di giorni non ho ascoltato altro e spero presto di ribeccarli live dove, vale la pena ribadirlo, la loro energia è travolgente.

I’ve heard Brian Eno in the McDonald’s fridge è la sesta traccia di Recreate patterns, release energy, un brano che alterna strofe ritmate e ritornelli più dilatati e ariosi, con la voce che ipnotica in due frasi crea un mondo: “I’ve heard Brian Eno in the McDonald’s fridge, I don’t know what he says but has a meaning to me”. Potevo non trarne la bizzarra storia di un rapporto tramite gli schermi di un Mac fra un ragazzo e il guru della musica d’ambiente? Come al solito trovate il racconto subito dopo la canzone che lo ha ispirato, e come al solito vi auguro buon ascolto e buona lettura, invitandovi anche ad andare a votare per i referendum!

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero l* artist* accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero, il numero Uno e il numero Due della fanzine di Tremila Battute!

San BrianEno

Sono convinto che i rapporti umani non si debbano basare solo sulla logica. Abbiamo un’aura, chiunque di noi ce l’ha. E ci influenza. Ecco perché so che il mio vicino, nonostante la faccia simpatica e i modi gentili, vuole uccidermi. È stressante vivere così, con una costante minaccia al piano di sopra. Per fortuna ho degli amici che mi consigliano per il meglio, ma a volte sembra che mi diano ragione giusto per darmi ragione. Senza ascoltarmi davvero. In quei momenti anche la loro aura non è tanto bella.

Brian Eno invece mi ascolta sempre. Brian Eno vive nella cella frigorifera del Mac Donald’s vicino casa, perché mi ha detto che vuole fare un’esperienza nuova, diversa. Ci parliamo attraverso lo schermo per le ordinazioni, poi quando sento che la fila fa un brusio ci spostiamo allo schermo sopra il bancone. Forse sarebbe più comodo dal drive, ma non ho un’auto. Sullo schermo dove appaiono i numeri delle preparazioni in corso lui risponde ai miei messaggi, non sapevo perché non lo facesse direttamente su Whatsapp ma le cose che mi scrive sono così intelligenti e profonde e partecipi che me la sono fatta andare bene così, anche se è scomodo.

Vado spesso da Mac Donald’s. Cibo veloce, qualità decente, nessuno ti guarda davvero perché a nessuno frega davvero qualcosa di te. È la mia area di relax, l’annullamento dell’aura. A parte quando fai la fila per ordinare. Posso fare quello che mi pare intanto che mangio, senza che nessuno venga a chiedermi se voglio ancora qualcosa. Posso cercare la discografia di Brian Eno ad esempio, perché io mica lo sapevo chi era. Prima di parlarci al Mac io non l’avevo mai sentito nominare. È venuto fuori fra una chiacchiera e l’altra che era un musicista, è molto umile. Una volta, dopo molte insistenze da parte mia, ha detto Ascolta Music for airports, se vuoi. A me Music for airports ha rotto il cazzo da subito, ma mi sono guardato bene dal dirglielo. Brian Eno sembra una persona molto sensibile.

Solo una persona molto sensibile si rinchiuderebbe in una cella frigorifera per lavorare a un nuovo disco, pensavo. Diceva che gli servivano gli stimoli della working class, i rumori della vita vera. Il disco dovrebbe chiamarsi Macmusic, che mi sembra un titolo bello forte anche se un po’ didascalico, e mi piace appoggiarlo nelle sue scelte perché a Brian Eno interessa davvero quello che penso e gli interessa davvero quello che provo e così a me interessa interessare a lui. Ho molta fiducia che il suo nuovo disco non sarà una rottura di cazzo come Music for airports, se mai uscirà.

Ieri infatti Brian Eno mi ha confessato che è morto. È nella cella frigo perché è morto, e temo che questo possa avere ripercussioni sulla sua carriera. Mi ha detto che non scrive su Whatsapp perché gli viene scomodo. Mi hanno tagliato il braccio destro, mi ha detto. Gli ho chiesto perché glielo hanno tagliato e lui ha risposto Eh. E lì ho capito.

Ho mangiato San BrianEno.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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