Racconto in musica 140: Male non può fare (Whitemary – Chi se ne frega)

Per anni ho considerato fine maggio come l’inizio ufficiale dell’estate, perché c’era il Mi Ami. Adoravo in particolare il venerdì, il rituale della mezza giornata di ferie per arrivare all’apertura e godermi ore e ore di gruppi conosciuti e sconosciuti, il riposo in collinetta col sottofondo della musica o appoggiato a un albero a leggere, cosa che un anno ha attirato un sacco di gente con la macchina fotografica manco fossi una specie rara (ci ho scritto un racconto su questa cosa). Ci sono tornato a volte anche il sabato, persino la domenica (ricordo una lavata sotto il palco a guardare una reunion dei CCCP, o forse dei CSI, o forse me la sono sognata e non voglio svegliarmi), perché la fetta di parco dell’Idroscalo a disposizione del Magnolia era un posto accogliente dove era bello passare il tempo anche se magari non tutta la selezione musicale ti piaceva, anche se quasi tutta la selezione musicale non ti piaceva: era l’inizio dell’estate, l’inizio della stagione dei festival.

Io parlo al passato ma il Mi Ami non è morto, anzi si sta svolgendo proprio in questo fine settimana. Vive e lotta ma non sono convinto che lo faccia più insieme a noi, non insieme a me almeno che, potendo dare una pacca sulla spalla al me del passato, riderei delle mie lamentele sull’ingresso alzato a venti euro a fronte del costo di 49 EURO PER SINGOLA SERATA di quest’anno (poi ok, l’abbonamento per l’anno prossimo è già fuori e ne costa 63 per tutte le serate, ma non è che per risparmiare devo pianificare il fine settimana da un anno all’altro). Rimangono però tanti festival più accessibili, alcuni ad ingresso gratuito come il Big Bang Music Fest di Nerviano o il Solidar Rock di Cassano D’Adda (scusate se mi mantengo sull’area attorno a Milano, e anzi segnalatemi quelli nelle vostre zone), altri a pagamento e immersi in belle situazioni, come il Woodoo Fest a Cassano Magnago o il Diluvio Festival nel piccolo borgo di Ome: in questi ultimi (e anche al Mi Ami, per onore di cronaca) ho trovato nella line-up finora rivelata un nome interessante che nelle ultime settimane ha cominciato a risuonare nelle casse della mia macchina, che poi è quello che ha ispirato il racconto di questa settimana. Tutti pronti a ballare con Whitemary?

Di Biancamaria Scoccia, alias Whitemary, ho scoperto molto grazie a questa intervista rilasciata a Rolling Stone. Abruzzese d’origine, romana d’adozione, inizia come cantante jazz e arriva all’elettronica per vie traverse, fulminata (anche se non istantaneamente) da un pezzo di Justice che le fa ascoltare il suo fidanzato (con cui collabora o collaborava nei Concerto, duo dal nome che non aiuta nelle ricerche su Google). Da lì a giocare con quel tipo d’immaginario il passo è breve, anche se giocare non è la parola giusta: in poco tempo Whitemary crea un suo mondo musicale, con la stessa serietà dedicata agli studi jazz in precedenza, e il primo risultato è l’Ep Alter Boy!, dove a una musica da club vagamente oscura si associano testi in italiano sintetici e graffianti. Avete presente quando Stromae ha fatto successo con la sua Alors on danse? Non vi sto dicendo che le due cose si somiglino, ma ascoltando i testi di Whitemary mi sono ricordato di quando scoprii che la canzone di Stromae aveva una valenza politica: anche i testi di Whitemary, pur nella loro brevità, danno da pensare, veicolano una disillusione tardo capitalistica (anche attraverso i titoli, penso a Sentimenti echonomy) che si sposa in maniera agrodolce con un impianto sonoro che normalmente parlerebbe solo al corpo.

Nel 2022 Whitemary alza la posta, viene inserita nel roster della benemerita 42 Records e fa uscire il primo disco, Radio Whitemary. Abbandonati (o quasi) gli effetti sulla voce, la sua musica continua a sposarsi alla perfezione con le parole, mantiene un alone cupo che avvolge e proietta in club dove rinchiudersi nell’oscurità rotta solo dalle luci stroboscopiche fino al mattino seguente, persi nell’illusoria tranquillità delle strofe di Radio che esplode poi come la tensione del nodo in gola che Scoccia si sente, nel movimento convulso delle membra a ogni Chi se ne frega recitato nell’omonima canzone, nello sfogo catartico solo apparentemente trattenuto di Credo che tra un po’ mi metto a urlare, nel giro di basso ipnotico di Numeri e basta. Non me ne intendo abbastanza di musica elettronica per proporvi similitudini fra ciò che fa Whitemary e ciò che potreste aver già sentito, quello che posso lodare ulteriormente nel suo disco è però l’estrema varietà d’approccio alla materia, le armonie e le metriche vocali che vanno in direzioni che non ti aspetti, tutto un insieme che funziona alla stragrande: se niente mi mette i bastoni fra le ruote il 22 luglio sarò fra gli alberi a Cassano Magnago a ballare, se volete ci vediamo lì.

Chi se ne frega è il pezzo che più mi ha colpito al primo ascolto, condensa in poco meno di quattro minuti e in pochissime frasi le dinamiche di una relazione che si basa più sull’attrazione che sulla ragione, o perlomeno questo è il film che mi sono proiettato io nella testa ascoltandola e muovendo la testa a ritmo mentre guidavo. Da lì a rendere protagonista del racconto una coppia il passo è stato breve, evidenziarne il rapporto fino a un certo punto problematico anche, ma che si può fare se l’attrazione funziona come una specie di magia? Per capire come affrontano la questione l* protagonist* della storia non vi resta che leggerla subito dopo il brano che l’ha ispirata, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Male non può fare

Ti faccio tre esempi, così magari capisci la situazione.

  • Il martedì ho crossfit, non faccio manco in tempo a tornare a casa da lavoro per riuscire ad andarci e ok che poi lì sudo ma mi fa anche un po’ schifo andarci con i vestiti che puzzano. Te non hai mai niente da fare di martedì, stai lì sul divano ad ammazzarti di canne e guardare film che manco capisci. Non che me ne freghi niente eh? Fai bene, potessi lo farei anche io e giuro che mentre sono lì ad ammazzarmi di flessioni ci penso e mi dico “ma non potevo starmene sul divano?” Per cui cazzi miei se voglio faticare e ok, dico ok, che tocca a me lavare i piatti perché tu ti occupi dei pavimenti e gli accordi sono questi, ma se un cazzo di martedì che io sono a crossfit ti trovi il lavello pieno ti costa davvero così tanto lavarli, quei cazzo di piatti, invece di impilarcene sopra altri in una pila instabile che ancora un po’ e crollano?
  • La carta igienica serve a pulirsi il culo. Lo so che lo sai, è una delle basi della vita moderna. I nostri antenati se lo pulivano con le foglie di betulla o di sa il cazzo quale albero, che manco so come sono fatte le foglie di betulla, ma noi abbiamo la carta igienica. E un’altra delle basi della vita moderna è l’aiuto reciproco, anche la democrazia in fondo in fondo funziona grazie a questo principio. E allora com’è che io la carta igienica nuova te la faccio trovare sempre ma mai una volta che te sei capace di cambiare il rotolo quando sta per finire?
  • Lo sai che alla mattina io odio il mondo. Fosse per me dormirei tutto il giorno, e lo capisco che a un certo punto bisogna svegliarsi e magari abbiamo pure qualcosa di bello da fare e pensandoci poi mi riprendo. Però ho i miei tempi, mi serve spazio e se qualcuno mi parla devo trattenermi per non azzannarlo. E tu, ripeto, tu lo sai. E allora come cazzo è che appena apro gli occhi ne approfitti subito per farmi il resoconto di quello che hai sognato durante la notte, che non è mai manco interessante?

Ora, lo so che pure io sono insopportabile. Ce li ho i miei difetti, penso a tutte le volte che rischio di sboccarti in macchina perché bevo troppo, o a quanto dev’essere odioso sentirmi usare il sarcasmo ogni volta che apro bocca. Ma questo non fa che avvalorare la mia tesi: noi non possiamo stare insieme. È già un miracolo che siamo ancora in vita, altre persone le avrei ammazzate per molto meno.

E allora com’è che ogni volta che ci guardiamo negli occhi, anche quando pensiamo davvero che stavolta litigheremo di brutto perché lo abbiamo già fatto con altre persone, facendo anche volare i piatti e le sedie, allora com’è dicevo che invece alziamo le spalle e diciamo chi se ne frega? Secondo me è stregoneria.

Ecco perché c’è qua un prete. Non è che deve fare un esorcismo, mica arrivo a tanto, ma una benedizione ci sta. Mica voglio che ci molliamo eh, non sia mai, ma a me sta storia puzza. E ok che non ci credo a queste cose, che non ci credi neanche tu, ma male non può fare no? No?

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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