Minimalismi musicali nei dischi di Flame Parade e Grecale

La prima volta che ho letto qualcosa di Raymond Carver sono rimasto incantato. Era il 2014, per motivi che sfiorano il masochismo avevo deciso di fare una vacanza a nuoto e, causa ragioni di spazio, l’unico libro che mi ero portato dietro era il pdf di Di cosa parliamo quando parliamo d’amore: tempo di leggere il primo racconto, Perché non ballate?, ed era già amore.

Potremmo parlare per ore di quanto quei racconti furono influenzati dall’editing “censorio” di Gordon Lish o di come l’etichetta di scrittore minimalista a Carver non sia mai piaciuta, ma la cosa essenziale è che per tutta la sua carriera, anche quando ha cominciato a dilungarsi come più gli piaceva, Carver ha mantenuto sempre un invidiabile equilibrio fra sottrazione e necessità. Ho sentito svariate persone addentro al mondo della letteratura affermare che questo tipo di scrittura ha creato danni, e li capisco bene: mentre lo scrittore originario di Clatskaine, Oregon, era abilissimo a raccontare storie apparentemente banali rendendole universali, un numero sterminato di suoi emuli ha provato a fare lo stesso, intasando le case editrici di testi che erano solamente noiosi.

Perdonami, Minimum Fax, per il mio pdf illegale

Pensando a un corrispettivo musicale della corrente letteraria minimalista (che, al pari di chi faceva grunge, era la classica nicchia a cui tutti non erano orgogliosi di appartenere) direi che cantautori e folk singers sono quelli che si prestano di più a questo azzardato parallelo. Immaginate l’espressione più scarna di queste due categorie, chitarra-voce o al massimo piano-voce, e nei casi migliori avrete piccole storie che si appoggiano a una musica che mette in risalto i punti gusti: sottrazione e necessità, come in Carver.

Nei nuovi lavori di Flame Parade e Grecale, usciti entrambi nei primi mesi del 2021, ci sono due brani che riescono a raggiungere questo equilibrio. I primi ci riescono con Thunder clap, brano malinconico e avvolgente che chiude l’Ep Echoes, il secondo con I muri di casa, quinta traccia del disco d’esordio Le solite scuse. In entrambi i casi si tratta di canzoni che si reggono musicalmente su pochi elementi e che hanno testi composti da frasi evocative ma non dettagliate, capaci di far entrare in un’atmosfera intima e accogliente anche se con caratteristiche diverse.

Quello dei Flame Parade, band indie-folk toscana arrivata alla quarta uscita dopo l’Ep Berlin (2015) e i dischi A new home (2016) e Cosmic gathering (2020) è un caso particolare. Echoes, uscito ad aprile per l’etichetta Materiali Sonori, è infatti un Ep di quattro pezzi di cui solo il primo, River, è inedito: i restanti brani, già contenuti nel disco precedente, vengono rivisitati seguendo la linea minimale della traccia d’apertura, portando a un risultato molto diverso dall’originale ma di notevole impatto. Se River è un buon esempio di ballata chitarra-voce, a cui i riverberi donano maggiore morbidezza, le cose migliori arrivano dai vecchi brani, in cui il ritmo che li caratterizzava viene sacrificato per andare in esplorazione di uno spazio sonoro che si fa forza della rarefazione. Il binomio finale in particolare è da applausi: Kangaroo subisce solo lievi modifiche rispetto alla sua precedente incarnazione, ma la voce di Letizia Bonchi crea assieme ai synth un connubio di grande intensità che la rende più vitale; su Thunder clap la band opera invece una vera e propria metamorfosi, mettendo il focus sul piano, sulla voce di Mattia Calosci e rinforzando il tutto con inserti d’archi che danno spessore nei punti giusti e creano, come già accennato in precedenza, un raro equilibrio fra ciò che doveva esser detto e le note necessarie per articolare il discorso sonoro.

Discorso diverso per Grecale, moniker dietro cui si cela il cantautore pugliese Andrea Chiapparino. Atto d’amore verso le proprie origini, tanto che in due brani (Venerdì e Gelsi) vengono usati campioni di marce funebri tradizionali, Le solite scuse (uscito a febbraio per l’etichetta Spazio Dischi) è un disco in cui l’autore cerca di trovare una difficile sintesi fra folk e pop contemporaneo, non riuscendo appieno nell’operazione. La già citata I muri di casa, di gran lunga il brano migliore del lotto, riesce ad affascinare concentrandosi sull’essenzialità degli elementi, voce e chitarra arpeggiata coadiuvati da un timido synth in sottofondo, ma rimane un caso isolato all’interno del disco: Venerdì e Stupida si concentrano sul lato pop sintetico senza dire niente di nuovo all’interno del genere, la title track (connotata da un testo che unisce efficacemente le suggestioni bibliche del martirio di Santa Lucia con il tema, purtroppo sempre attuale, del femminicidio) si trascina abbastanza stancamente mentre Mai e Gelsi giocano in maniera più convincente con gli inserti elettronici, creando affastellamenti sonori mai sovrabbondanti ma su cui la voce esile e quasi sempre sussurrata di Andrea non si lega alla perfezione. A chiudere il disco è Abbracciami, traccia per soli voce e piano che, sulla carta, è quanto di più vicino a I muri di casa, ma nei fatti non replica quel risultato: il testo è più descrittivo che evocativo, privo di un pathos che nemmeno la musica riesce a creare, chiudendo sottotono un disco dalle idee interessanti ma ancora troppo acerbo.

Carver sarebbe orgoglioso di questi due progetti? Non è possibile rispondere a una domanda del genere, ma certo sia Flame Parade che Grecale sono riusciti a trovare, almeno per un brano, il giusto rapporto fra sottrazione e necessità. La band toscana sembra aver già capito come replicare questa formula con la giusta dose di ispirazione, il cantautore pugliese invece deve ancora registrare il tono: attendo con curiosità i loro prossimi lavori, nel frattempo vedrò di dedicarmi alla lettura di Vuoi stare zitta per favore?, che mi guarda tentatore dallo scaffale della libreria.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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