Musica e sport volume 1: Il ciclismo

Ammetto di aver pensato a un articolo sul rapporto fra musica e sport partendo da un pugno di canzoni, e con l’intenzione di limitare il discorso alla musica indipendente. Poi ho fatto l’errore di chiedere consiglio al riguardo ad amici e conoscenti su Facebook, la lista si è allungata a dismisura e a quel punto non me la sentivo di escludere tutte le canzoni che mi sono state suggerite. Il risultato sarà quindi una serie di articoli, divisi per sport (laddove almeno ce ne sia la possibilità), e si comincia con uno di quelli che più ha solleticato la fantasia degli artisti per la sua stessa natura “eroica”: il ciclismo.

I grandi del passato

I ciclisti che hanno fatto la storia hanno ovviamente stuzzicato la fantasia dei cantautori, e molti di loro non sono riusciti a fare a meno di dedicargli una canzone. Francesco De Gregori è stato il primo che mi è venuto in mente, visto che con la sua Il bandito e il campione ha celebrato non solo un grande atleta ma anche una storia curiosa e degna di un romanzo (che infatti è stato scritto), quella dell’amicizia fra Costante Girardengo ed il bandito Sante Pollastri. Non un’amicizia, ma una rivalità infiammò invece l’Italia nel dopoguerra, quella fra Gino Bartali e Fausto Coppi, immortalati da due diversi cantautori: Paolo Conte con Bartali, di cui è celebre il verso che paragona la china del suo naso alla tristezza di una salita, e Gino Paoli con Coppi. E visto che sono arrivato a citare il gran capo della SIAE all’interno di un blog che cerca di far conoscere la musica indipendente sento di dover fare ammenda pregandovi di cliccare su questo link.

La SIAE non vi passerà mai la borraccia

Altra grande rivalità è stata quella fra Felice Gimondi e Eddy Merckx, ben rappresentata nella canzone di Enrico Ruggeri Gimondi e il cannibale e, con vena più goliardica, da Elio e le storie tese: per quanto la fama di eterno secondo che Gimondi si è portato dietro sia stata poi giustamente ridimensionata, nella loro Sono felice gli Eelst rimarcano giustamente che “non è facile nella vita scoprire che c’è anche Eddy Merckx”, uno che era stato soprannominato “Il cannibale” non certo per caso.

Pantani, l’eroe moderno

Sarà per gli innegabili meriti sportivi, per la sua parabola tragica e per la sua ancora più tragica fine ma nessun ciclista ha ispirato canzoni negli ultimi anni quanto Marco Pantani. Ne hanno cantato gli Stadio (…e mi alzo sui pedali), gli ha dedicato la sua Uomo in fuga il cantautore Riccardo Maffoni, ma la canzone a cui sono più affezionato, per quanto la prenda larga, è M.P. nella B.G. (riferimento alla biglia gigante con l’effige di Pantani visibile nella storica sede di Mercatone Uno, chissà se almeno quella è sopravvissuta al fallimento della catena) di Giorgio Canali & Rossofuoco: nel testo di Canali il ciclista diventa un emblema degli sconfitti in un’Italia che ha già trovato qualcosa di diverso per cui esaltarsi, che sia Luna Rossa o le “due vetture rosse in testa”, un tributo senza patetismi ma con tanta energia.

Gli (ingiustamente) meno noti

La canzone di Canali è simbolo di un modo diverso di approcciarsi all’argomento che è emblematico della musica indipendente tutta. È da questo sottobosco che emergono alcune delle storie più curiose, come quella di Alfonsina Strada, tradotta in note dai Têtes de bois (autori di un intero album sul ciclismo, Goodbike) nella loro Alfonsina e la bici, unica donna a partecipare al Giro d’Italia (nel 1924, quando pur arrivando fuori tempo massimo fu tra i 33 che conclusero la corsa su 90 partecipanti) e pioniera della parificazione fra sport maschile e femminile. Epica ma semisconosciuta anche la storia di Johan Van Der Velde (l’uomo nella foto in apertura dell’articolo), ciclista olandese che gli Offlaga Disco Pax ricordano nella loro Tulipani, la canzone che mi ha dato l’idea per confezionare questi articoli: al Giro d’Italia 1988 fu protagonista di una fuga solitaria sul Gavia innevato, terminata con un principio di congelamento durante la discesa e l’arrivo con quarantasette minuti di ritardo. Vale la pena di ascoltare come Max Collini e soci raccontano questa vicenda, che potete ascoltare qui sotto.

In tema di discese chiudo citando la canzone dei Bepi & The Prismas, Falco Saoldèl, dedicata a un ciclista che di soddisfazioni se ne è tolte molte ma che gli annali ricordano meno di altri, Paolo Savoldelli. Vincitore di due giri d’Italia, buono scalatore ma soprattutto ottimo discesista, Savoldelli me lo ricorderò sempre recuperare tutti lanciandosi come un pazzo lungo i tornanti di montagna, motivo che gli ha fatto guadagnare il soprannome di “Falco” e lo ha fatto diventare uno dei miei miti sportivi.

La lista non è ovviamente esaustiva, se volete quindi segnalarmi altre canzoni siete liberi di commentare qui sotto. Al prossimo appuntamento, quando si parlerà di calcio e ci saranno ancora più canzoni da farvi sentire.

Ti è piaciuto questo racconto/articolo? Segui la pagina Facebook di Tremila Battute!

Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

2 pensieri riguardo “Musica e sport volume 1: Il ciclismo

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora