Racconto in musica 15: Il circolo del ricordo (Fuck Buttons – Year of the dog)

Sono sempre alla ricerca del “next big thing” musicale, che nella mia accezione significa trovare qualcosa che mi piaccia e che suoni nuovo alle mie orecchie. Anni fa, recensendo dischi, finii per conoscere l’etichetta Supernatural Cat, facendomi una cultura sul genere Doom che mai prima di allora avevo frequentato. In tempi più recenti, stimolato dalla mia ignoranza in materia, ho cercato di approfondire il mondo della musica elettronica, con tanta curiosità e poche soddisfazioni: una di queste, incrociata per caso grazie a un post di facebook, è stata scoprire i Fuck Buttons.

Attivi musicalmente dal 2004, i Fuck Buttons (Andrew Hung e Benjamin John Power, quest’ultimo anche dietro al progetto Blanck Mass) arrivano all’esordio nel 2008 con Street Horrrsing, che già mostra i prodromi dell’atteggiamento musicale del duo: un incrocio fra post-rock (il produttore è John Cummings, chitarrista dei Mogwai), drone e, ovviamente, tanta elettronica. L’anno dopo è il turno di Tarot Sport, in cui scompare la voce e si presentano ritmiche tribaleggianti, ma è con Slow Focus del 2013 che secondo me viene raggiunto l’apice del loro percorso musicale. In Slow Focus c’è un atteggiamento che definirei “modulare” alla musica, un continuo gioco al rialzo in cui nessun elemento viene abbandonato ma viene aggiunto sempre qualcosa, fino a giungere a picchi di epicità che fanno venire i brividi: quando ascolto The red wing ho SEMPRE la pelle d’oca, anche a distanza di anni, e posso dire con certezza che canzone e album stanno comodamente nella mia top ten musicale.

Nonostante il mio amore viscerale per The red wing (ci ho scritto pure un post su facebook che sfiorava l’autoanalisi, per cui fatemi un favore e andatevela a sentire) la canzone che mi ha ispirato per questo racconto settimanale è un’altra. Year of the dog, seconda traccia di Slow Focus, è un brano ipnotico che, per usare le parole spese per l’album in questa azzeccatissima recensione trovata su Ondarock, ricorda l’eterno ritorno del tutto: a questo concetto mi sono ispirato per creare una storia che si svolge in un tempo brevissimo ma potenzialmente infinito, sullo sfondo di una parata del capodanno cinese. Come al solito vi auguro buon ascolto, e buona lettura.

Il circolo del ricordo

Li ripercorre, nel ricordo, anche dopo anni, e quegli istanti le si ripresentano nitidi, dilatandosi, i secondi che diventano minuti, come in slow motion, la testa del drago che si muove sinuosa, le fauci aperte, gli occhi neri come la pece, le spire del corpo che si contorcono, infilzate da pali di legno, i muscoli lucidi del ragazzo che ne sorregge un segmento, tende le braccia, inspira, espira, i capelli madidi che gli si schiacciano sulla fronte, il braccio di suo padre che si allunga, avvolto nella tela cerata, il dito che indica il balcone, la girandola appesa alla ringhiera che sputa serpentine di fuoco, illumina le mura di uno stinto beige, le facce della gente accalcata, sprizza scintille sulla folla protetta da un muro variopinto di ombrelli e impermeabili, le grida di festa, i rimbrotti di protesta, sempre più vicini, un movimento tellurico fra le persone, discontinuo, un uomo che scansa la calca, si fa largo a fatica, agita le braccia e rotea gli occhi, spalancati, dirige i propri passi verso il corteo, i suonatori di tamburo che si avvicinano, le bacchette che rullano, le pelli che fanno rimbalzare le gocce di pioggia, l’uomo che cade ai loro piedi, spinto dalla folla, disteso a terra, bagnato e sporco, alza gli occhi e trova le spire del drago, scaglie rosso fiammante, lucide, le guarda affascinato prima di voltarsi, seguire l’eco di un grido, un uomo vestito di nero fra i tamburi, il cappello calato sugli occhi, la mano che si alza, una pistola stretta in pugno e due colpi che esplodono, coperti dalle grida, dai tamburi, dai fuochi d’artificio e dalla pioggia che scroscia, tempesta il corpo dell’uomo che ancora a terra, gli occhi che iniziano a chiudersi, si volta, e stramazzando al suolo guarda lei, ritta sulle spalle del padre, che in quel giorno di festa, l’avvento dell’anno del cane, ha il suo primo incontro con la morte, la vede negli occhi dell’uomo, neri, negli occhi del drago, neri, la sente entrare nei suoi occhi, neri, colmi di lacrime che si confondono con la pioggia, e mentre l’assassino scompare, la folla si disperde, il corteo avanza ignaro, lei si chiede la motivazione di quell’atto violento, il senso di quegli attimi terribili, e non trovando una risposta li ripercorre, nel ricordo, anche dopo anni, e quegli istanti le si ripresentano nitidi…

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

4 pensieri riguardo “Racconto in musica 15: Il circolo del ricordo (Fuck Buttons – Year of the dog)

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