Racconto in musica 16: Al ghiaccio (Orville Peck – No glory in the west)

Da queste parti sono passati finora pochi ospiti, così ho pensato di andarmeli a cercare. Magari non lo sapete, ma esiste in Italia un ricco sottobosco di riviste letterarie validissime (se fate un salto qui potete trovare un sacco di informazioni utili) di cui ‘tina è un po’ la madrina. Fondata nel lontano 1996 dallo scrittore, editor e autore televisivo Matteo B. Bianchi, sulle pagine di questa rivista hanno scritto negli anni gente come Tiziano Scarpa, Paolo Nori e Roberto Camurri. È lì che ho trovato anche Riccardo D’Aquila.

Nato nel 1992 a Chieti, città dove risiede e che ama e odia in egual misura, Riccardo è cresciuto a pane e fumetti americani e preferisce film e romanzi in cui o si chiacchiera molto o per niente. È laureato in sociologia e criminologia, ma scrivere storie è l’unica cosa che gli interessa. Su ‘tina sono apparsi ben due suoi racconti, “Termini e condizioni” sul numero 33 e “Zia Dot” sul numero 34, molto diversi come tono ma accomunati dalla stessa cura nei dialoghi. Ho provato a contattarlo, e in poco tempo sono riuscito a coinvolgerlo nella sfida di condensare in un numero limitato di battute la sua prosa. Il racconto c’era già, una storia che parla di un certo tipo di solitudine, così malinconica e profonda da diventare preziosa e avvolgente, come un freddo abbraccio: mancava la canzone a cui abbinarlo, e lì la magia del caso ci ha messo lo zampino, trovando la collocazione ideale nell’ultima canzone di Orville Peck.

Attivo dal 2017, Orville Peck è una figura misteriosa vestita da cowboy che si nasconde dietro una maschera di latex dalle frange lunghe. Di lui si sa pochissimo: sconosciuta l’età, il vero nome, l’unica notizia certa è la sua omosessualità apertamente dichiarata, che gli sta permettendo di rovesciare il concetto di Lone Ranger virile e senza paura. Ha pubblicato due album di un country arioso e senza tempo, di cui il primo prodotto dalla beneamata Sub Pop che fin dai tempi del grunge vive e resiste con noi, e sia musicalmente che visivamente la sua No glory in the west e il racconto di Riccardo sembrano fatti l’una per l’altro: quando mi ha suggerito l’abbinamento non potevo che essere d’accordo.

Il titolo del racconto, Al ghiaccio, evoca sia il freddo che la parola abbraccio, gelo e calore che escono tanto dalle note quanto dalle parole. Sotto trovate, al solito, il video della canzone e il racconto, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Al ghiaccio, di Riccardo D’Aquila

Gli stivali spostavano la neve, mentre il vento gonfiava il pastrano. Fischi lontani andavano a morirgli nelle orecchie, arrivati dalle cime scolpite col silenzio.

Non sapeva quanta strada mancava né quanta se n’era lasciata alle spalle. Ogni scorcio gli pareva uguale e infinito, ma non aveva paura. Era come essere lì da sempre, stanco e infreddolito, senza nessuno.

Era solo.

Era quando lo capiva che ricordava cosa c’era stato, alla luce del camino, tra le trapunte cucite a mano. Loro, così stretti da sembrare fusi. Gli aveva preso la mano e se l’era portata alla guancia, baciandone il palmo, gli occhi nei suoi e poi chiusi, fino al mattino.

A quanti passi era quel tepore? Era davanti o dietro, all’inizio o alla fine del suo cammino? Non lo sapeva più. C’era stato, se c’era stato, o doveva ancora esserci, forse. Gli bastavano il ricordo e l’attesa, che non riusciva più a distinguere.

In quel momento lo tenevano vivo solo il gelo e il sapore del sangue nella gola. Era con quelli che riusciva a capire di esserci ancora, dal cappello allo sperone. Il resto era solo una fantasia nella sua testa.

Puntò lo sguardo dritto all’orizzonte e fece un altro passo in avanti. Vide il precipizio e la cresta bianca e blu, fino alla fine.

Tutto era così lontano.

Così lontano.

Eppure, ne fu sorpreso, andava bene.

Sì, andava bene lo stesso.

Anche il freddo, fosse solo per quel momento, lo sapeva scaldare.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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