Racconto in musica 94: Parole fluide (Ottone Pesante – Tentacles)

L’ho già detto che ho un debole per i fiati? Non so esattamente com’è nata questa passione, ma c’è sicuramente stato un momento della mia vita in cui avrei messo volentieri un sax (o in alternativa tromba, trombone…) in qualunque brano musicale, convinto che il risultato sarebbe stato buono e giusto come diceva qualcuno. Sarà che per un bel po’ di anni ho ascoltato ska (e quanto ci son rimasto male quando, la prima volta che ho visto gli Ska-P dal vivo, ho scoperto che era il tastierista a fare le veci dei fiati), sarà che magari da piccolo c’ero rimasto sotto con Baker Street, ma ancora oggi quando sento la sezione fiati degli Hoobastank (eh sì, facevano anche bella musica mica solo The reason) penso “vedi, stanno da dio anche sul crossover”, figurati quando mi mettono il sassofono nello stoner psichedelico come fanno i Sabbia. Quando ho scoperto che qualcuno faceva metal con tromba e trombone ammetto di aver nicchiato un pochettino, poi ho visto gli Ottone Pesante dal vivo e ho avuto l’ennesima riprova: mettete dei fiati nei vostri cannoni, e il mondo sarà un luogo migliore.

Tromba, trombone e batteria, questo basta agli Ottone Pesante per fare quello che dalle mie parti si definisce (con intenzioni meno positive delle mie) un “ciadel d’lostia”: Francesco Bucci (trombone), Paolo Raineri (tromba) e Beppe Mondini (batteria) in un periodo in cui si sente spesso dire che non ci si può più inventare niente in musica, hanno alzato dall’Emilia per primi il vessillo del brass metal, mettendo ritmo indiavolato, headbanging e un pizzico d’atmosfera tzigana al servizio dio metallo. Si formano nel 2015 da un’idea di Bucci e Raineri, musicisti laureati in conservatorio desiderosi di dare nuovo lustro ai loro strumenti coniugando al contempo il loro amore per la musica estrema: il primo Ep, omonimo e autoprodotto sotto il logo della B.R.ASS, esce nel novembre dello stesso anno con Simone Cavina alle pelli, poi già l’anno seguente arriva anche il primo disco con la formazione ufficiale (prendetela con le pinze ma l’incontro con Mondini, mi pare di ricordare dalla loro viva voce dopo un concerto al Big Lebowski di Novara, è avvenuto durante le registrazioni di un album di Nada), Brassphemy set in stone, dove in mezzo a una sventagliata di nuove mitragliate sonore si permettono di inserire anche un brano che sa di polvere del vecchio west, Trombstone.

Come in un continuo aggancio a quanto fatto in precedenza gli Ottone Pesante pescano i titoli dei dischi dall’ultimo brano dell’album precedente: ecco così che nel 2018 è la volta di Apocalips, dieci nuovi brani a tema apocalittico (non mancano nemmeno le piaghe, evocate in Locust’s army) che si fregiano del contributo, in The fifth trumpet, di Travis Ryan, cantante della death metal band californiana Cattle Decapitation. Passano altri due anni, conditi da continui tour anche all’estero (dove, si sa, la sperimentazione ottiene sempre consensi più entusiastici), e arriva il momento di lasciare l’autoproduzione per affidarsi a un’etichetta dal respiro internazionale, la Aural Music di Imola: come ben sapete però arriva una pandemia, il disco si rimanda un po’ finché, a settembre 2020, esce DoomooD (fun fact: lo stesso titolo venne scelto per l’unico album degli Udus, side project di un altro sperimentatore ai fiati, Luca Mai degli ZU). Come da titolo è la componente più dilatata del metal a fornire l’ispirazione per il disco, oppressivo e cupo come non mai, ennesima derivazione di una band che continua a sperimentare e lo fa nella forma e nel concept (oltre al titolo è palindromo anche l’approccio alla composizione, come spiegano Bucci e Raineri in questa intervista). Il nuovo capitolo della loro carriera, l’Ep …and the Black Bells rang, è uscito solo da pochi giorni ed è pronto per essere suonato dovunque: l’Europa ha già avuto la sua fetta di brass metal, ora arriva il tour italiano che il 2 aprile farà tappa al Circolo Gagarin di Busto Arsizio, dove se volete farmi compagnia mi troverete davanti al palco a fare su e giù con la testa.

Tentacles è il terzo brano di DoomooD, una delle eccezioni in cui agli strumenti si accompagna la voce, in questo caso quella di Sara dei compagni di etichetta Messa. Sia il testo che l’andamento lento e progressivo della musica mi hanno ispirato un racconto dalle tinte cupe, il monito di un nonno morente al giovane nipote su un pericolo strisciante quanto i tentacoli evocati nel titolo del brano: se il ragazzino riuscirà a salvarsi o meno potrete scoprirlo solo leggendolo, non prima di aver ascoltato la canzone che trovate qui sotto, per quel che mi riguarda vi aspetto a Busto e vi auguro buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Parole fluide

Nonno mi dice, con quella sua voce secca che fa spavento, Stai attento figliolo, stai attento alle lusinghe del mostro. I suoi tentacoli, mi dice, Svuotano tutto ciò che hai dentro e lasciano solo segatura, come ai fantocci del teatrino che ti piace tanto.

Ti piacerebbe essere un fantoccio, un burattino?, mi chiede, e io faccio di no con la testa perché mi fa più paura del mostro che va descrivendo. I suoi occhi sono di fuoco, gli bruciano le orbite come la febbre che se lo consuma tutto.

Ci sta mangiando il futuro, dice il nonno, Questa creatura degli abissi che non si ferma di fronte a niente. Niente!, grida, e poi comincia a tossire, con quel rumore d’acciottolio nella gola che mi fa temere possa vomitarmi la terra addosso. S’è incancrenita dappertutto, continua, È fluita nella mente della gente succhiandogli i pensieri con le ventose.

Mi arpiona un braccio con una stretta che sembra fatta d’aria, sta tirando le ultime e non c’ha più forza neanche per raccomandarsi al Signore. Ce le ha solo per ammonirmi, spiegarmi ciò che dovrò fare se non voglio essere divorato. Quanto è morbido l’abbraccio di quei tentacoli!, mi sibila in un orecchio, Ma tu non devi fidarti. Il mostro prometterà ogni ricompensa, ma quel che vuole è il tuo tempo su questa terra, la tua carne per saziarsi, le tue ossa per disfarsi dello schifo fra le zanne.

Papà bussa piano alla porta, mette dentro la testa e mi fa un cenno, come a chiedermi se va tutto bene. Nonno esplode in una bestemmia e ricomincia a tossire, maledice con parole di sabbia la carne della sua carne che lo ha tradito. Papà ha un sorriso dolce mentre se ne va, vorrei andare da lui ma il mio braccio è ancora avvinghiato a quello del nonno che non molla, non ancora.

Mi devi fare una promessa, dice, Una promessa solenne. Mi avvicina a forza con le poche energie rimaste, la sua barba a questa distanza mi fa l’effetto degli aculei di un cactus: punge e mi ripugna, ma resisto alla voglia di scappare via.

Non accettare mai le lusinghe del mostro, mi intima il nonno, Ti s’insinuerà dentro appena accetterai e non ci sarà più una vita a cui tornare, solo la morte tua e del mondo, la putrefazione che sommergerà tutto come un’onda cavalcata dal mostro. Prometti!, mi urla nelle orecchie, ma non basta un cenno della testa a placarlo. Dillo!, urla, e lo ripete così tante volte che vorrei piangere, ma le mie lacrime ora per lui sarebbero solo veleno.

Quando s’accascia e mi lascia libero me ne vado senza guardarmi indietro.

Sei stato bravo, mi dice papà quando lo raggiungo. Ci vuole pazienza col nonno, lui non può capire. È troppo vecchio per accettare i cambiamenti.

Mi chiede di cosa abbiamo parlato e io racconto, parole che gorgogliano dalla mia bocca in una lingua fluida che chi appartiene al vecchio mondo non sa udire ma solo maledire.

Nonno, avrei voluto dirgli se avesse avuto orecchie per ascoltare, Il futuro è laggiù. Vieni con noi negli abissi, non stare a seccarti sotto il sole che muore.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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