Racconto in musica 35: La promessa di non avere confini (Malmö – Dai diari del giovane Jurij)

Milano, gennaio 2018: al Serraglio si svolgono le semifinali del concorso nazionale Sotto il cielo di Fred, e io sono lì A) perché suonano gli Eugenio in via di gioia, scoperti pochi mesi prima a quel fantastico festival che si chiama Balla coi cinghiali B) perché la finale di un concorso significa comunque ascoltare tanti gruppi che non conosco C) motivo principale, ho invitato a uscire una ragazza che frequenta con me un corso di scrittura. Sul palco, fra i vari gruppi che si alternano per un paio di pezzi a testa, ce n’è uno che mi rimane impresso per una personalità ben riconoscibile: suoni che passano con naturalezza dal delicato al muscolare, belle atmosfere e testi di un romanticismo magniloquente che riescono a non sembrare ridicoli nonostante frasi come “abbracciami mio candore/nessuna pietà/più forte da sanguinare/di felicità”. Il bilancio della serata è che mi dimentico di votare (pessimo) e mi becco un due di picche, ma il destino ha i suoi tempi e le sue trame: qualche giorno dopo scopro di avere in casa il disco dei Malmö, ovvero la band di cui sopra, da recensire (promosso a pieni voti), informandomi vedo che hanno passato il turno e, dopo mesi di tentativi a vuoto, riesco a mettermi insieme alla ragazza di quella sera. Come direbbero gli Offlaga Disco Pax quella sera vinsero quasi tutti, e il quasi è dovuto al fatto che il Serraglio è stato purtroppo tra le vittime illustri della pandemia.

I Malmö nascono nel casertano, nell’autunno del 2014, attorno ad alcune idee sonore di Davide Ruotolo (voce e chitarra), a cui si uniscono Vincenzo De Lucia (piano e chitarra), Marco Normando (basso e cori) e Vincenzo Del Vecchio (batteria e glockenspiel). La loro prima demo, Palloni aerostatici, arriva a breve, ed è accompagnata dalle illustrazioni di Vincenzo Del Vecchio, la cui presenza dietro al progetto grafico dei lavori della band rimarrà una costante. Iniziano a farsi le ossa nei live, riuscendo ad arrivare anche alle finali nazionali del MEI e aprendo per Fast animals and slow kids, Lo stato sociale e Be forest, finché nel 2016 avviene un incontro importante per la loro carriera: quello con Massimo De Vita, artisticamente noto come Blindur, che li accompagnerà lungo il percorso che porterà al primo album, Manifesto della chimica romantica, uscito a ottobre 2017. Sono già presenti qui i tratti che caratterizzano il loro sound, una sorta di post-rock piegato alle regole del pop senza che questo ne sminuisca l’impatto, un modo di concepire la musica personale che pervade anche questa cover di Rino Gaetano che potete trovare sul loro bandcamp. Squadra che vince non si cambia, così a gennaio 2020 con Blindur alla produzione, lo stesso Massimo De Vita e Paolo Alberta dietro alla registrazione e al mix e Birgir Birgisson (storico collaboratore dei Sigur Rós) al mastering viene realizzato Rotazione rivoluzione, secondo disco della band da cui di recente è stato estratto questo fantastico video, diretto da Kylie Hayashi e ispirato dai documentari Disney “Destinazione Luna”.

Quando ho ascoltato per la prima volta Dai diari del giovane Jurij, quarta traccia di Rotazione rivoluzione, mi si è subito stampata in testa l’immagine di Marina Abramovich e Ulay, compagni di vita e di arte per dodici anni, che decidono di separarsi con una performance: camminare dai punti opposti della Muraglia Cinese fino a incontrarsi a metà strada, per poi continuare ognuno con la propria vita. Quel “Arrivederci tra un miliardo di passi” con cui si apre la canzone mi ha dato l’ispirazione per una storia in cui il percorso è fondamentale e quel romanticismo magniloquente, di cui parlavo in apertura dell’articolo, cerca di esplodere al meglio delle potenzialità che sole Tremila battute possono avere. Trovate il racconto subito dopo il link, buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti, questo è l’unico dove sono riuscito a trovare tutte le canzoni).

Dai diari del giovane Jurij

Si piacquero fin dal primo sguardo, ma si incontrarono nel momento sbagliato: l’ultimo giorno di una vacanza al mare, al bancone di un locale a tarda notte, abbastanza brilli da parlarsi senza timidezze ma ancora troppo lucidi per non capire che quella notte non iniziava una relazione, bensì finivano le loro vecchie vite.

Lei era in viaggio con le amiche, un ultimo fine settimana di follie per festeggiare la laurea e prepararsi a un altro viaggio, più lontano, verso nuovi traguardi e una carriera da costruire. Per lui, appena uscito da una lunga relazione, il percorso da compiere era interiore: aveva guardato ciò che era diventato, ciò che pensava fosse giusto essere fino a poco prima, e non gli era piaciuto quel che aveva visto.

Non si scambiarono numeri di telefono, mail o il contatto su qualche social network, ma prima di separarsi al mattino si fecero una promessa: trovare il tempo, durante la loro ricerca di sé stessi e della strada giusta, di perdersi senza meta ogni giorno, darsi il tempo necessario allo scoprire qualcosa di nuovo prima dell’arrivo di una nuova alba.

Iniziarono così le loro peregrinazioni, fra strade affollate e boschi silenziosi, nazioni diverse e percorsi sempre nuovi, anche solo per andare o tornare da lavoro, guardando col naso all’insù per ignorare i confini tra realtà e fantasia. Scoprirono la bellezza degli androni dei palazzi, del sole riflesso sui vetri dei grattacieli, mangiarono cibi mai provati e conobbero persone con cui non avrebbero mai pensato di avere qualcosa in comune. Passarono anche dei guai, avventurandosi in vicoli da cui era meglio tenersi alla larga, sfidando condizioni atmosferiche avverse, dando fiducia a chi non la meritava.

La scoperta, il non accontentarsi, l’adrenalina che suscitava il nuovo, tutto questo divenne una droga per entrambi. La noiosa stabilità che qualcuno cercò di imporgli negli anni fu sempre vissuta come una costrizione, portando a rotture necessarie che non mancavano di lasciare un vuoto dentro. In quei momenti di tristezza e malinconia si pensavano, senza poter conoscere i rispettivi destini, né se la promessa era stata mantenuta.

Entrambi sentirono raccontare una storia, quella di un uomo e una donna che avevano condiviso vita e arte, lasciatisi per sempre dopo aver camminato per chilometri l’uno incontro all’altra. Speravano in qualcosa di simile per loro, ma all’inverso: dopo un lungo cammino su linee divergenti incontrarsi, finalmente, con qualcuno che avrebbe condiviso il percorso da lì all’eternità.

Aspettarono per anni quel momento, fra soddisfazioni e delusioni, scoprendo ogni giorno qualcosa di più del mondo e di loro stessi finché su una spiaggia lontana, col sole al tramonto e i riflessi della luce sulle onde ad abbagliarli, scorsero un’ombra lontana, in avvicinamento, e quando arrivarono a vedere chi c’era alla fine di tutti quei passi capirono che era il momento giusto per amare.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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