Tremila Battute ha compiuto cinque anni! Come festeggiare? Un grande regalo di compleanno ce lo ha fatto il Circolo Masada, che fino a giugno 2026 ci ospiterà una volta al mese per parlare con autor* della rivista delle loro pubblicazioni, dei loro racconti e, ovviamente, di musica e letteratura (tenete d’occhio le pagine Facebook e Instagram per essere aggiornat* sul calendario): un altro abbiamo deciso di farcelo/farvelo contattando autori e autrici che qui apprezziamo un sacco, facendo loro alcune domande che ci ronzavano in testa da un po’ riguardo al loro rapporto con la letteratura, con la scrittura e con tutto ciò che gira intorno all’ispirazione, al metodo e al modo in cui scrivono coloro di cui abbiamo adorato i libri.
Per questo quinto appuntamento abbiamo contattato Mariana Branca e Luca Giommoni, che hanno gentilmente risposto ai nostri quesiti: qui, qui, qui e qui trovate le puntate precedenti.
Da quanto scrivi?
MB – Da quando ho imparato a tenere la penna in mano, letteralmente. Lo so che suona autoreferenziale e magniloquente, ma ho scritto proprio subito, per esempio la mia maestra di italiano delle elementari ha mandato un racconto che avevo scritto, circa una balena nel lago di Como, a un concorso, non so quale, e ho vinto una sacco di libri di favole. Avevo otto anni. È che mia madre mi faceva vedere le sue foto di quando era ragazza che se ne andava di qua e di là a trovare zii in giro per l’Italia o a lavorare in qualche fabbrica in Germania, e io scrivevo storielle di lei e di balene e altri animali.
LG – Da bambino inventavo storie a fumetti. Creavo dei veri e propri albi originali di Batman, l’Uomo Ragno, Dylan Dog e Nathan Never. Curavo tutto, dalla sceneggiatura ai disegni, dalla copertina alla quarta di copertina, dall’impaginazione alla rilegatura, fino alla vendita a parenti e amici di scuola.
La migliore cliente era mia zia.
Ho iniziato a scrivere intorno ai vent’anni, dopo una scommessa con una mia amica su chi avesse scritto un racconto preciso almeno quanto Arabia di Joyce.
Ho perso miseramente ma non ho più smesso di scrivere.
Quando hai pensato la prima volta “sono brav*” a fare questa cosa?
MB – Mai, cioè non penso “sono brava”, ma all’improvviso, rileggo qualcosa che ho scritto e mi viene un colpo, il battito accelera, comincio a sudare là seduta sulla sedia o in metropolitana, mi viene un sorriso ebete sulla faccia e se c’è gente intorno spero che nessuno se ne accorga (del sorriso e del sudore).
LG – Ho sempre provato a non pensarci troppo, anche se non sempre ci riesco.
Tutte le mie pubblicazioni cartacee le tengo ben nascoste in un cassetto così da non incrociarle troppo, cadere in tentazione e dirmi: “Va be’, dopo tutto ce l’ho fatta”.
Per me scrivere è un modo per continuare a studiare e conoscere il mondo e, meno male, c’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.
Hai un metodo di scrittura?
MB – Magari. Ho amici che ci provano anche, a suggerirmi un “metodo”, ma alla fine sono sempre scombinata. Confido nel miracolo dell’avanzare dell’età che mi porti un po’ di ordine e metodo, appunto.
LG – Non so, se si tratta di un metodo è sicuramente sclerotico. Parte tutto da un’idea, un inizio o una fine, una frase. Il resto spunta poi su pezzetti di carta o del mio cervello, sulle note nel cellulare, su pagine di libri, su messaggi che mi auto invio. E all’improvviso per quel meraviglioso processo che mi piace pensare come una magica botta di culo tutto prende forma, a volte
Ti è capitato di avere il blocco dell* scrittor* e/o pensare “non ho più un cazzo da dire?
MB – No, se non riesco a scrivere faccio altro, tanto chi mi corre dietro. Quando scrivo è per divertirmi, uno mica si può sentire bloccato a divertirsi?
LG – Dopo la pubblicazione di un romanzo vivo sempre un periodo in cui penso se avrò ancora la fantasia necessaria, le energie, le aspettative, per scrivere qualcosa che mi diverta e che ritenga altrettanto interessante e originale da essere scritto.
Per ora quel periodo è sempre passato.
Hai una bacheca dei rifiuti modello Stephen King? Se sì (o se no e hai una buona memoria) quanti ne hai ricevuti?
MB – Ne ho ricevuti un bel po’, e resto lì a immaginare la scena dove io discuto con la persona che mi ha scartato per capire cosa non andava e perché, ma nella scena non si arriva mai al punto e quindi continuo a chiedermi “cosa ho sbagliato” per mesi e mesi.
LG – No, come non ho una bacheca dei successi. Ho preso la mia bella quantità di rifiuti, alcuni più sofferti di altri, ma tutti mi hanno permesso di rallentare e chiedermi se volessi veramente fare sul serio.
Molte volte non c’è niente di meglio che ricevere una bella mail di rifiuto ben motivato. Bisogna sempre ringraziare chi si prende del tempo per dire No e per motivare il perché di quel No.
Quale autor* quando lo leggi ti fa pensare “ecco, io non sarò mai così brav*”?
MB – Io leggo molto poco, e quando leggo qualcosa che mi piace ringrazio l’universo che ha mandato in terra una tale sopraffina penna. Perciò penso solo: “Hey tu che hai scritto questa cosa: tivvibbi”.
LG – Scrivere è già un processo complicato, perché complicarlo ancora di più facendo dei paragoni? Credo che l’importante per uno scrittore o una scrittrice sia essere sufficientemente autocritici, avere qualcosa da raccontare e trovare una propria voce per farlo, un proprio stile, che sia credibile.
Per soddisfare la tua curiosità però ti direi molto spesso, quasi sempre, i primi che mi vengono in mente sono: Il buon soldato Sc’veik di Hasek, Le Città invisibili di Calvino, I detective selvaggi e 2666 di Bolano, Trilogia della città di K di Kristof, McCarthy, ecco, con questi, mi sono trovato impotente.
Qual è il testo che hai pubblicato su rivista, o che magari non hai mai neanche pubblicato, di cui sei più orgoglios*?
MB – Mi piacciono abbastanza tutti, cioè li ritengo dignitosi e gli voglio bene, anche se oggi li scriverei un po’ diversamente, aggiusterei questo e quello, li accorcerei, starei più attenta alla trama, etc. Non posso sceglierne uno perché i racconti io li penso viventi, e in ascolto, se ne cito uno invece che un altro magari si offendono, non sia mai.
LG – Non me la sento di fare preferenze, loro mi ascoltano e non posso veramente, quindi dirò un racconto che purtroppo non si trova più online, pubblicato dalla rivista La nuova carne. Sì chiama Il tuo bene ed è un racconto preciso almeno quanto Arabia.
Mariana Branca nasce in Irpinia, dove torna quando può, a fare delle lunghe passeggiate nei boschi. Fa lavori diversi che le piacciono più o meno, perciò scrive poco. Quando era piccola scriveva racconti che non faceva leggere a nessuno. Ha continuato a scrivere anche da grande e nel 2022 ha esordito con Non Nella Enne Non Nella A Ma Nella Esse, romanzo finalista della XXXIV edizione del Premio Calvino, pubblicato da Wojtek Edizioni. Ha scritto racconti per riviste come Eterna, Lo Spazio Letterario, Quaerere, Succede Oggi, Turchese, Birò Con L’Accento, Nazione Indiana, Sud, Micorrize e altre. Scrive ogni volta che può, lavori brutti permettendo.
Luca Giommoni (Cortona, 1985) cerca di lavorare il meno possibile, a volte ci riesce, altre volte scrive.
Ha pubblicato racconti in riviste cartacee e on-line, collabora con Confidenze e In fuga dalla bocciofila.
Ha pubblicato, con la casa editrice effequ, i romanzi: Il rosso e il blu – Una comune favola di migrazione e Nero – Il complotto dei complotti.
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