Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia

Racconto in musica 131: Cavaliere di giugno (Feng Suave – Venus flytrap)

Non sempre con una band o un’artista l’amore è immediato. Mi sono messo come regola aurea di ascoltare molte volte un disco prima di scriverne perché anni fa il primo album dei Violacida, Storie mancate, mi sembrò inizialmente debole, già sentito, niente di che: al decimo ascolto mi era ormai entrato nelle vene, gli diedi un voto altissimo (quando ancora scrivevo recensioni con voti, un piacere perverso e una tortura messi insieme) e finii per organizzare addirittura due date della band di cui una, scoprii solo la sera stessa, sarebbe stata l’ultima della loro carriera (che continua nei progetti solisti di Ciulla e Gionata). Non so dire quale loro brano mi abbia fatto scattare la scintilla, di sicuro so dirlo dei Feng Suave, il gruppo di questa settimana: è stato la seconda volta che ho ascoltato Day one, canzone che chiude il loro secondo Ep Warping youth del 2020, quando già mi aspettavo l’improvvisa crescita similorchestrale (ma portata avanti solo da basso, chitarre e batteria) che trasfigura un brano intimo voce-chitarra in un’esperienza mistica che riesce a commuovermi e farmi provare nostalgia per un passato idealizzato che non ho mai neanche vissuto, ma questo effetto è ovviamente tutto tranne che razionale. Sarà amore per sempre? Sarà una cosa di un certo periodo e poi ognuno per la sua strada? Non lo so, ma intanto ringrazio Antonio Vangone per avermeli fatti scoprire.

Antonio è un amico di Tremila Battute di rara prolificità, soprattutto nella prosa brevissima. Oltre ad aver già pubblicato due racconti su queste pagine, e ad essere un assiduo frequentatore del multiperso, Antonio sta per uscire con una propria collezione di microfinzioni dal titolo Attribuzioni, pubblicata nella collana Glossa di piédimosca edizioni. Gli abbiamo chiesto se gli piacciono gli spaventapasseri e lui ha ammesso che sì, gli sono sempre piaciuti: solo grossi scoop su Tremila Battute!

I Feng Suave sono olandesi, per la precisione di Amsterdam, per cui nel nostro giro del mondo musicale oggi riusciamo a mettere un’altra piccola bandierina. Il loro nome vuol dire “vento liscio” ed è proprio una sensazione di leggerezza quella che lascia la musica composta da Daniël De Jong e Daniël Elvis Schoemaker, duo di produttori e songwriter che appaiono sulle scene musicali con questo progetto nel 2018, anno di uscita del primo Ep omonimo, autoprodotto come tutta la loro discografia. In soli quattro brani i Daniëls (da non confondersi con quelli che stasera faranno probabilmente incetta di Oscar con questo film) creano un mondo sonoro che pesca dal soul e dal pop psichedelico di Beatlesiana memoria per aggiungerci groove nei punti giusti (By the poolside), ottenendo un mix sensuale che si fa forza della voce acuta di De Jong per carezzare languidamente le orecchie dell’ascoltatore. L’intenzione sembra essere quella lì, ibridare il calderone pop con gli elementi giusti per far sciogliere il pubblico, ma l’estetica del duo è tutto tranne che seria e ammiccante (il nome se lo sono scelto leggendo l’etichetta di una bottiglia di shampoo) e ne è una riprova il video di Half moon bag, la canzone che apre il secondo Ep, Warping youth, pubblicato nel giugno 2020: modelli loro malgrado, i Daniëls esprimono tutta la mancanza di entusiasmo possibile, mentre scorrono le note di una canzone che si fa forza anche dell’ukulele per trasportare verso mete caraibiche ammantate di una sottile malinconia.

Warping youth è quasi un punto di passaggio, quello in cui perdono parte del proprio groove per lanciarsi definitivamente verso il fronte più psichedelico del pop, ma con ancora qualche ritrosia: a fare da spartiacque potrei mettere l’entusiasmante finale della già citata Day one, perché ciò che viene dopo pesca molto da quell’immaginario di grandiosità che non si dimentica della delicatezza. Per il successivo e, al momento, ultimo Ep, So much for gardening (2021), i Daniëls mettono insieme una banda ultravariegata di nove elementi, rendendo il loro pop ancora più arioso ed orchestrale, con momenti di pura delizia come l’ironica tirata anti-capitalistica Come gather ‘round. Si sono trasformati negli anni, mischiando gli elementi che compongono la loro musica in cocktail sempre diversi, ma la mutazione non li ha snaturati ed è possibile riconoscere il loro tocco in ogni nota dei (purtroppo pochi) brani che hanno prodotto.

Manca in realtà una canzone al lotto, ed è quella da cui Antonio ha deciso di farsi ispirare per il suo racconto. Venus flytrap è un singolo uscito nel novembre 2018, un brano su un amore vissuto con la consapevolezza di uscirne con le ossa rotte (la Venus flytrap del titolo è una pianta carnivora, e De Jong canta chiaramente “I’m just a bug and I’m yours to slowly digest”), permeato comunque della loro consueta leggerezza che riesce a rendere questo rapporto tossico bizzarramente romantico. Il racconto di Antonio prende gli elementi di natura (benigna e matrigna) e sensazioni intense della canzone e le trasfigura in una parabola di mutazione: da parte di quale animale, reale o meno, non è dato sapere (ma potete chiederlo nei commenti se siete curiosi), a voi provare a scoprirlo leggendolo qui sotto, subito dopo il brano che lo ha ispirato. Buon ascolto quindi, e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Cavaliere di giugno, di Antonio Vangone

Nascere nel buio, nella fertile umidità. Strisciare tra radici e legno marcio. Succhiare, mordere e digerire per lunghi mesi. Raddoppiare, triplicare. Accumulare ciechi le forze per prove lontane, pericoli ancora inimmaginati.
Cambiare al nuovo freddo, scoprendosi deboli e immobili nell’attesa. Sciogliersi e continuamente ricostruirsi secondo disegni atavici. Mescolarsi al tempo che scorre senza poterlo percepire.
Una sera di metà primavera, d’improvviso uscire in sé stessi. Conoscere una prima tenerezza, poi inesorabilmente farsi duri. Conoscere il bisogno dell’altro, poi arrendersi al volo. Passare sotto crepuscoli inafferrabili, sbattere contro comignoli, stipiti, porticati, grondaie. Cercare senza successo, subire un urto troppo violento. Rimanere a pancia in su e sperare in una spinta, un soffio di vento, un becco o una scarpa.
Sopportare impotenti una nuova oscurità, rossa e ruvida, battuta da grandi gocce di pioggia.
La mattina, trovarsi mutati in una enorme creatura molle, avvolta in larghi fili che ne trattengono gli arti. Liberarsi rumorosamente dalla trappola. Seguire l’istinto fino all’acqua, raccolta nel bianco e nel liscio. Sentirsi caldi, calmi, sereni, alla luce di un’alba viva. Sentire una presenza avvicinarsi: un contatto, sentirlo tenero nella voce e dolce nell’odore e tenero da stringere, ma freddo e duro nello sciogliersi dalla stretta, nel venire respinti nella propria tana. Seguire le sue istruzioni senza capirle, cambiarsi d’abito e seguire il corpo giù dalle scale, salire nel ronzio dei suoi simili, di nuovo senza capire; fare cose senza capire, avere tanti strumenti senza capire che farsene, comandare su cose che non si capiscono. Tornare, andare, tornare; mangiare cose che non si capiscono, osservare cose intangibili, ascoltare rumori inutili.
Triturarsi in un’ira nuova, schiacciarsi in una stanchezza nuova, sollevarsi in un divertimento nuovo, allungarsi in un’ebbrezza nuova, contorcersi in un piacere nuovo. Sciogliersi presto in un terrore nuovo, l’ultimo breve spasmo, poi l’inizio dell’estate.

Ti è piaciuto questo racconto/articolo? Segui la pagina Facebook di Tremila Battute!

Pubblicità

Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: