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Racconto in musica 116: Quando non c’è più posto al cimitero (Musicaperbambini – Morto vivo)

Parliamo un po’ di vita vissuta. Tipo: sto scrivendo questo articolo da una concessionaria, dove sverno in attesa che mi venga riconsegnata la macchina a seguito del secondo tagliando (670 euro, alla faccia!). Tipo: una quindicina d’anni fa, due mesi dopo aver affittato per la prima volta un appartamento, la vicina di casa ha chiamato i carabinieri perché facevo troppo casino (parlavo con un gruppetto di amici alle dieci di sera, alla faccia!). Sorvoliamo sulla prima e concentriamoci sulla seconda, perché nonostante questo inizio in salita io poi ho avuto pure la bella idea, qualche anno più tardi, di farci dei concerti in casa: acustici, roba che pure il mio gatto veniva a vederseli (gli applausi però lo facevano scappare), ma sempre col timore che qualche vicino (che non sempre avvertivo, mea culpa) potesse risentirsi. Ecco, quel timore ce l’ho avuto particolarmente quando il “palco”, invece che organizzarlo in maniera che le casse proiettassero il suono verso la strada, lo allestimmo con le casse che sparavano verso l’appartamento di fianco (in cui non abitava più la vicina denunciatrice), perché il concerto in questione prevedeva l’utilizzo di basi di brutto metal sparate a grande volume che mi hanno fatto temere una seconda visita dell’amministratore (chiamato sempre dalla vicina denunciante poco dopo la storia dei carabinieri: nonostante ciò andavamo d’accordo): invece è andato tutto liscio, abbiamo fatto il pienone di gente (trenta persone stipate nella mia sala, record) e io ho potuto bullarmi in giro di aver fatto suonare a casa mia (e aver ospitato sul divano) (ora la smetto con le parentesi, giuro) (no, mi sa che continuo) il piacentino Manuel Bongiorni, altrimenti conosciuto come Musicaperbambini.

Si era nel gennaio 2016 quando Manuel arrivò in casa mia con Napo degli Uochi Tochi ad occuparsi dei visual durante il concerto, e io lo seguivo già da poco meno di vent’anni. La storia di Musicaperbambini inizia infatti alla fine degli anni ’90, precisamente nel 1998 quando esce Nascondino coll’assassino, di cui io ho la fortuna di scoprire l’esistenza grazie alla benemerita radio varesotta Radio Lupo Solitario: brani come Il lanciatore di coltelli, La pianta di chiodi e Il bosco dei biscotti (quanto sangue sgorga dai biscotti!) mi si stampano in testa, friggendomi il cervello con quel mix mai sentito prima di campionamenti metal, attitudine punk e testi che sembrano storie scritte dai fratelli Grimm sotto acido. Quando nel 2002 esce Del superuovo (ovvero le prove dell’esistenza del cavaturaccioli) mi fiondo subito a comprarlo al banchetto dei P.A.Y. (vi ricordate di loro? Ve ne avevo parlato qui), perché il disco esce in coproduzione con la loro “etichetta di autoproduzione” Punkrockers (il che non so esattamente cosa voglia dire, ma w l’autoproduzione e i giovani in azione), e tanta altra inquietante meraviglia si spande nell’aere: Bongiorni riesce a far ridere e farti provare un brivido allo stesso tempo, pure a essere poetico con la conclusiva Bolla di brodo, in cui la rivoluzione di una bolla emarginata finisce con l’esplosione sua e di tutte le altre bolle che ha convinto a “lasciare il brodo così com’è”… E io mi commuovo ogni volta che sento la strofa finale: “volavano verso le stelle quelle bolle/ volevano veder le lune dalle spalle/ il cielo si riempì di mille e più bolle/ come fosse un mare, al punto di scoppiare”. In più ogni disco contiene un uovo personalizzato disegnato da lui (nel mio in realtà mancava, ma me ne ha disegnato uno dal vivo anni dopo).

Potrei parlarvi di ogni singolo album con dovizia di particolari? Potrei, la macchina me la consegnano solo fra un’ora/ un’ora e mezza, ma ci sono tante altre cose da dire per cui viaggiamo velocemente da M_sica (2005, Betulla Records, la cui cover diventa il logo ufficiale del progetto: un omino stilizzato con le cuffie e senza una gamba, appeso come nel classico gioco dell’impiccato) a Dio Contro Diavolo (ovvero La Girella del Guitto) (2008), il primo concept album in cui Dio e il Diavolo si contendono l’anima di un fanciulletto. È un disco molto importante perché è quello con cui MxB (per gli amici) entra a far parte del roster de La famosa etichetta Trovarobato, mentre a livello personale lo ricordo con affetto perché è durante il tour di presentazione che riesco finalmente a vedere dal vivo il suo folle circo: coadiuvato da Manzo e da Gigi Funcis degli Eterea Post Bong Band (collaboratori a vario titolo e in periodi diversi anche su disco), Bongiorni crea uno spettacolo diverso per ogni esibizione, una vera e propria opera teatrale in cui al processo al fanciulletto (posseduto alternativamente dai sette peccati capitali: ricordo in particolare la rabbia, in cui un Bongiorni trasfigurato chiede alla madre un abbonamento al Brescia con cui andare nel curva dell’Atalanta, così da potersi picchiare da solo) si alternano i brani, alcuni in acustico e altri con i campionamenti roboanti ad annichilire l’ascoltatore, sempre conditi da invenzioni su invenzioni (il bidone che si mangia una persona su Il canto del bidone!) che prevedono l’utilizzo di costumi, palloncini e chi più ne ha più ne metta.

Mentre si accumulano i dischi, che avendoci preso gusto sono quasi sempre dei concept (Dei nuovi animali del 2011, il cui tema è l’evoluzione umana e non, Capolavoro! del 2014, in cui il tema sono lavori folli come il Macellaio di cognati, L’accalappiatopi o L’idraulico aulico), Bongiorni dal vivo sperimenta formule sempre più folli e affascinanti: narrazione di favole (La bella addata! Maledetta da una strega cattiva che le ha aperto un account su MySpace!), cover alternative (Icona gay al posto di Enola gay, Con te borderò al posto di… Vabbè lo sapete), acustico ed elettrico che si mischiano e si adattano ai vari contesti. Nei suoi dischi appaiono collaborazioni importanti (Alessio Bertallot, del cui programma B-Side Bongiorni ha composto la sigla dell’edizione 2006/2007, La Pina, Caparezza, Giovanni Gulino dei Marta Sui Tubi, che lo coinvolsero nel fantastico esperimento del secret condominio: un intero edificio con tre piani pieni di artisti che si esibivano in acustico) che sfociano nel 2019 in un coinvolgimento a tutto tondo di Elio e Rocco Tanica per l’album Alla fiera della fine: oltre ad apparire in alcuni brani (Mario antiorario e Vivere nel tuo naso per il primo, Cartolino per il secondo) il disco viene prodotto insieme alla Trovarobato dalla Hakupan, etichetta fondata proprio dagli EeLST. Un suo concerto è stato fra gli ultimi che ho potuto apprezzare al compianto Ohibò di Milano, in attesa di un nuovo album lo potrete di sicuro trovare in giro (a settembre ha fatto due date delle sue Fiabe della buoncostume). Ah, ha pure fatto uscire un incredibile disco a nome Manuel Bongiorni nel 2005, Storie per un re, sponsorizzato dal Parco delle fiabe del Castello di Gropparello.

Morto vivo è una delle innumerevoli tracce di Dio Contro Diavolo, una canzone in cui un seccato Alessio Bertallot scrive ad un giornale per porre le sue rimostranze su, appunto, un morto vivo (del cimitero abitante abusivo): mentre levigavo bottoni per lavoro mi è venuta improvvisamente in testa (sarà stata anche la lettura di La carne di Cristò a influenzarmi?) l’idea di un futuro in cui la resurrezione è ormai un qualcosa di largamente accettato, ma il problema dei posti al cimitero comincia a farsi pressante. Come si risolve? Finisce per c’entrare anche la GENTRIFICAZIONE? Potrete scoprirlo più in basso, subito dopo il brano che ha ispirato il racconto: a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Quando non c’è più posto al cimitero

Quello che li frega agli abusivi è la noia. La puzza e la noia, ma fosse solo per la prima gli basterebbe starsene rintanati nei loro loculi. Invece credono di poter andare e tornare come se niente fosse, e quando scoprono che non si può fare è già troppo tardi. A me spiace, ma le regole non le faccio io: qui ci stanno solo i morti.

Alle resurrezioni ci siamo abituati in fretta, son dell’idea che dopo un po’ ci si abitua a tutto. Però bisognava anche trovare spazio per i nuovi morti, e lo spazio non si libera mica se non puoi più mandare al macero quelli vecchi: chi glielo dice al dirigente d’azienda che la sua nonnina decrepita la dobbiamo far fuori un’altra volta? Speravamo in un boom di cremazioni, invece la gente a ‘sta storia della seconda opportunità ci si è affezionata, anche se andarsene in giro con la pelle cascante o gli occhi che rotolano fuori dalle orbite non ti fa fare proprio un gran figurone. Ma sempre meglio che esser morti.

Una volta era facile fare il custode del cimitero, mi dicono. Passavi la giornata seduto a salutare le signore che venivano a far visita ai parenti, a cambiare i fiori, avevi un bel da fare alle feste comandate ma perlopiù prendevi peso e dovevi trovarti un hobby per far passare il tempo. Adesso sembra di stare in aeroporto: perquisizioni, controlli a campione e ronde lungo il perimetro, ci mancano solo il metal detector e il filo spinato. Il fatto è che non tutti i morti sono stupidi, quelli che risorgono dopo poco sono più svegli e magari riescono a nascondere la putrefazione con l’aiuto dei parenti magnanimi, che di lasciarli lì tutto il giorno al buio con un libro o un tablet non hanno cuore. Ma prima o poi li sgamiamo tutti.

Fossero così magnanimi da portarseli a casa, invece no. È diventato un problema sociale quello delle resurrezioni, basta un morto in un condominio per sollevare un vespaio che levati, anche se c’hai una villetta indipendente ti guardano male perché rovini il buon nome del quartiere. Dicono che gli speculatori edilizi ci stanno marciando, fanno degli accordi con prestanome perché si piglino in casa un ex caro estinto non reclamato e quando i vicini se ne vanno, perché non ne possono più di quelle presenze inquietanti, loro passano a fare offerte al ribasso. Ci sono proteste dei proprietari e proteste dei parenti che li accusano di razzismo, la politica non prende una posizione e così, intanto, noi continuiamo a beccare gente che crea diversivi mentre il padre risorto si logora quel che rimane dei muscoli delle braccia per scavalcare il muro di cinta.

Io cerco di essere comprensivo, ma senza concedere nulla. Potrei esserci io al loro posto, un domani, di quegli sfortunati che non hanno agganci. Questo non è più lavoro facile, ma perlomeno ti dà delle opportunità: quell’angolo riparato sotto gli alberi ho tutto il tempo di arredarmelo come mi pare, e con un bell’impianto di aerazione e la fibra veloce sono sicuro che non avrò bisogno di nessuno per l’eternità.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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