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Musica con la C maiuscola alla Fiesta dei Leatherette

Per qualche anno ho fatto parte di una band post-grunge: eravamo quattro amici dello stesso paese, in tre eravamo nati negli anni settanta e, come precisamente espresso in Velleità de I Cani, facevamo musica datata. La maggior parte delle cose buone erano merito del chitarrista e cantante, uno che suonava fin da piccolo e aveva una conoscenza musicale che io, strimpellatore quasi autodidatta, potevo solo sognarmi, ma questa forbice di talento ci metteva su livelli diversi anche a livello ideologico. Una volta mi fece sentire un giro che voleva utilizzare in una nuova canzone, era carino (anche un po’ datato) ma perse fascino quando mi spiegò per filo e per segno come aveva incastrato le note per ottenere l’effetto più orecchiabile: lui pensava al valore commerciale della nostra musica, per quanto facessimo post grunge nel 2015, a me sarebbe bastato ficcarci dentro qualche suono strano.

Potrei sbagliarmi, ma ascoltando Fiesta io non riesco a immaginare nessuna testa che ragiona su come ottenere qualcosa che “funziona”. Nei dieci brani del disco d’esordio dei Leatherette (Michele Battaglioli voce e chitarra, Francesco Bonora batteria, Marco Jespersen basso, Jacopo Finelli sax e synth e Andrea Gerardi chitarra), uscito il 14 ottobre per Bronson Recordings, c’è urgenza espressiva e non calcolo, e questo nonostante la band metta in fila anche influenze che al momento sono di moda.

Serve qualche brano ai cinque bolognesi d’adozione per carburare, perché la partenza con Come clean sembra seguire mode tramontate tempo fa, una sorta di indie alla Strokes che si fa forte della voce sporca da attaccabrighe inglese di Michele, e anche So long si rivela fin troppo trattenuta. Il momento in cui si capisce che la band è una di quelle a cui piace sovvertire le aspettative arriva così al terzo brano, Dead well, e riesce in pieno nel suo intento: un cantato che sta fra il post-punk e un rap cantilenante, il basso distorto che con poche note crea un tappeto perfetto, un’atmosfera da bettola per alcolizzati che chitarra e sax colorano di pennellate lynchane. Come si definisce una canzone del genere? Non so trovarle una collocazione precisa nello scacchiere musicale, ma quello che è sicuro è che da qui in avanti i Leatherette dimostrano di avere una cosa non scontata per un gruppo che ha assunto la sua formazione definitiva nel 2019 e che si è attraversato la pandemia prima di registrare questo disco: il Carattere.

Chiamo Carattere quella libertà di spaziare di cui è intriso Fiesta, di passare all’interno di Thin ice dal ritmo catchy d’apertura allo sfogo distorto per poi concludere melliflui con il sax in primo piano e la malinconia che si fa strada. Ci vuole personalità per credere forte nel brevissimo delirio semicircolare di Play, uno sfogo noise con dello swing oscuro attorno, per lanciarsi nella progressione sempre più sfrenata di No way (una canzone che potrebbe non sfigurare in California dei Mr. Bungle), per intripparsi col jazz e rinchiudere l’ascoltatore nel locale fumoso evocato dalla title track. Avrebbero potuto accontentarsi della furia di Fly solo i Leatherette, la miglior resa sonora possibile della strofa “self care is boring/ self destruction’s fun” che Michele canta come se la sua vita dipendesse da quante corde vocali si distrugge urlandola, perché dietro ai rumorismi di sottofondo batte un cuore post punk che avrebbe potuto farne gli idoli nostrani del genere, invece loro hanno troppa foga e voglia di sperimentare per rinchiudersi in una bolla e ad un disco equilibrato e ammiccante hanno preferito questo: caotico, spiazzante, difettoso e terribilmente attraente.

Nel 2015 io e i miei amici eravamo fuori tempo massimo col nostro post grunge, ma il mondo della musica sa riciclarsi in maniere bizzarre e ora tocca al post punk rifarsi il look. Quel che posso augurarmi da questa nuova ondata è che sia composta da sempre più band come i Leatherette, perché l’innovazione sta nella capacità di virare anche quando sarebbe più logico andare dritti: fanculo all’autoconservazione e facciamo fiesta!

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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