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Tecnologia e sentimento: i mondi assurdamente delicati di Mary South in Mi ricorderò di te

Una coppia si scontra sul modo giusto per crescere il clone della propria figlia; un ragazzo fugge da un campo di riabilitazione per cyberbulli e troll; una donna si prende cura di un Keith, replicante prodotto in serie destinato a donare i propri organi. Nelle mani di un Charlie Brooker, il celebre autore di Black Mirror, questi spunti narrativi sfocerebbero in parabole su quanto distorto può diventare il nostro rapporto con la tecnologia, ma non è questo che interessa a Mary South: in Mi ricorderò di te, la sua prima raccolta di racconti pubblicata da Pidgin, l’autrice utilizza questi originali escamotage per parlare di affetti e relazioni, il tutto con invidiabile equilibrio fra partecipazione emotiva e sagace ironia.

Forse il problema era che oggigiorno il mondo era troppo pieno di persone dimenticate da Dio. Quando vivevamo in una società di tribù nomadi come quelle delle pitture rupestri in Laos, tutti conoscevano tutti per nome. Ciò significava che se eri malato o se quel mese avevi bisogno di carne di cinghiale in più, i membri della tua tribù intervenivano per dare una mano a un amico, ma se eri una testa di cazzo, suonavano un gong e ti accerchiavano e ti lapidavano a morte. Era qualcosa di intimo. Non potevano arrivare pezzi di merda aziendali con disinvoltura, estorcerti focolare e capanna, per poi non doverti neanche guardare negli occhi.

Campeggio Giabervocco per la riabilitazione di troll di internet

I nuclei affettivi esplorati da South nei dieci racconti della raccolta sono evoluzioni a dir poco bizzarre della famiglia tradizionale. Si passa dal curioso triangolo di Architettura per mostri, dove la figlia dell’architetta Helen Dannenforth, specializzata in edifici che ricordano organi, viene contesa dalla sorella internata in manicomio, al gruppo di uomini sull’orlo di una crisi di nervi (e anche oltre) che in L’ostello promesso pende dalle mammelle piene di latte della giovane Maddy, passando per gli ospiti di una casa di riposo che hanno come passatempo le hot-line telefoniche (L’età dell’amore), una donna senza nome che segue ossessivamente sui social network l’uomo che l’ha stuprata (Mi ricorderò di te) e la madre che fa ripercorrere al clone della propria figlia le stesse tappe, nel tentativo di renderla in tutto e per tutto uguale all’originale (Non è Setsuko). In contesti così deliranti sarebbe facile per l’autrice mettere semplicemente alla berlina i propri personaggi, contestualizzandoli come rotelle impazzita di una società sull’orlo del baratro, ma South fa un passo in più e quei rapporti così complicati li approfondisce, li scandaglia, fino a far brillare la scintilla d’umanità che risiede in ognuno di loro.

Alla fine, la tempesta ha risparmiato l’appartamento dello Scommettitore Riluttante, ma il resto dell’isolato era un quadro inquietante. Sono rimasto in silenzio e non ho ripetuto quanto fossimo fortunati a non aver avuto bambini, quanto il mondo stesse peggiorando, le inondazioni più calde, le estati più alte. Mia moglie era stata una persona allegra finché non si è confrontata con la sofferenza di un desiderio vulnerabile e devastante, momento in cui è diventata allegra oltre ogni consolazione. Probabilmente riproporrebbe il lamento di Lewes Lavater, del 1572, in De spectris, lemuribus et magnis atque insolitis fragoribus: “Il mondo peggiora sempre più. Gli uomini ora sono più impudenti, e più perfidi, di quanto non siano mai stati nei tempi passati, e i loro spettri non sono da meno”.

L’agente immobiliare dei dannati

Riuscire a far sorridere il lettore di fronte alle sofferenze di una dottoressa di chirurgia cerebrale alcolizzata e da poco vedova è già di per sé una cosa difficile, ma riuscire a ottenere questo risultato con una struttura originale come l’elenco di Domande frequenti sulla tua craniotomia, sempre meno professionale col proseguire delle pagine, lo è ancora di più. Un’altra abilità di South è infatti quella di saper sperimentare, alternando ad esempio il punto di vista fra i soccorritori improvvisati di un troll fuggitivo (Campeggio Giabervocco per la riabilitazione di troll di internet) o facendosi moltitudine, dando voce all’intera comunità di fan ossessionati dalla serie Starship Uprising e dalla sua protagonista Diana Gorun, oscillanti fra l’empatia per le tragedie personali dell’attrice che la interpreta e il più becero bodyshaming perpetrato di fronte ai suoi malriusciti interventi di chirurgia estetica. Originali sono anche i contesti in cui si muovono i personaggi, dal mondo dell’architettura “ferocemente carnale, se non apertamente assetata di sangue” di Helen Dannenforth alla stanza “senza finestre né sistema di ventilazione” in cui una donna senza nome, protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta, si occupa della moderazione di contenuti per il motore di ricerca più famoso al mondo: entrambi i racconti non sono esenti da difetti (il primo ha un andamento un po’ confusionario, il secondo edulcora un contesto lavorativo ben peggiore pur non facendone il focus principale), ma basta poco per esserne comunque rapiti.

In ansia da quando ha premuto “Invia”, la donna fissa i suoi messaggi in attesa che accada qualcosa mentre prova a determinare cosa sperasse di ottenere con quel falso profilo e quella strategia di corrispondenza. Voleva un’ammissione da parte dello stupratore di essere uno stupratore? Una scusa? Una dichiarazione d’amore? Che lui si ammazzasse? Quel che ottiene è nulla. Lo stupratore le fa ghosting. Il suo bisogno di una risposta, anche una orribile, diventa più e non meno urgente. Segue lo stupratore online e nella vita vera con persistenza ancora maggiore.

Mi ricorderò di te

Viene difficile pensare a un libro d’esordio leggendo i dieci racconti di Mi ricorderò di te, perché la sensibilità e l’umorismo di cui è intrisa la raccolta sono elementi la cui amalgama perfetta riesce difficile anche a scrittori navigati (anche se qualcuno ci è riuscito). South riesce a dosarli a dovere affrontando la strada più tortuosa, buttandosi a capofitto in storie che parlano di stupri, rapporti semi-incestuosi e lutti vari, usando il contesto tecnologico come semplice meccanismo d’innesco per parlare di un tema che più universale non si può: quanto sa essere tremenda e bella la vita. Complimenti a lei e a Pidgin, che dimostra ancora una volta di saper scovare sia in Italia che in giro per il mondo grandissimi talenti.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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