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Racconto in musica 113: Disequazioni e shamisen (ChtoniC – Supreme pain for the tyrant)

Per quanto uno cerchi di ascoltare di tutto, ci sono e ci saranno sempre dei paletti oltre i quali non riesce ad andare. Può essere la mancanza di tempo per approfondire ciò che ad un primo ascolto non ci convince, molto più spesso è la mancanza di voglia che ci fa restare nell’alveo di ciò che già conosciamo: io poi ho 43 anni, quando arriverà il momento in cui mi trasformerò nella versione musicale di un umarell, sbraitando con tutti che “ormai non esce più niente di bello/ di originale”? Per contrastare questa deriva ben vengano coloro che decidono di collaborare col blog portando anche le loro influenze, perché allargano i miei orizzonti e mi liberano momentaneamente dal compito di consigliarvi solo ciò che piace a me: accogliamo quindi in grande stile il metal, che qui è stato sempre trattato molto tangenzialmente, e lo facciamo viaggiando fino a Taiwan per incontrare gli ChthoniC, il tutto grazie a Ilaria Petrarca.

I più assidui frequentatori di questo blog forse ricorderanno di quando AppleTv+ mi rubò un’idea per farci una serie. Quando ho incrociato il racconto Voodoo child di Ilaria su Specularia ho provato una sensazione simile, ma in questo caso lei è semplicemente riuscita prima di me a immaginare un futuro in cui è possibile comprare e vendere il proprio tempo: potevo evitare di contattarla per ottenere un racconto? Redattrice della sezione narrativa di ILDA – I libri degli altri, collaboratrice della rivista Donne difettose, Ilaria scrive ed edita per passione e i suoi racconti sono arrivati un po’ dappertutto, sul web e non solo: partecipante alle selezioni finali nell’edizione 2020 del concorso 8×8 organizzato da Oblique Studio, potete leggerla su Micorrize, Digressioni, Narrandom, Risme (sul numero 2), Salmace, Offline (sotto lo pseudonimo Zeta Reader), nonché all’interno delle raccolte Hortus mirabilis di Moscabianca Edizioni, Déjà vu di Alessandro Polidoro Editore (in collaborazione con la rivista Grado Zero) e 404 – Fantascienza non conforme. Devota a Bjork e PJ Harvey, quando è felice ascolta Jamiroquai, quando è triste Karma Chamaleon dei Culture Club e quando festeggia una buona notizia Nicky Minaj: nel mezzo ci entra tutto il resto fra cui il brontolio della moka, che rimane la sua melodia preferita.

Chiediamo sempre a chi collabora con Tremila Battute se vuole cimentarsi nella presentazione dell* artist* a cui è associato il proprio racconto: Ilaria ha accettato, e non avremmo saputo trovare parole migliori delle sue per introdurvi alla musica degli ChthoniC.

“Guardo il filmato di un concerto del 2015. Il frontman capellone, la bassista sexy, i componenti ombra di una metal band come tante. Occhi a mandorla, testi in cinese. Siamo a Taipei, a 9 mila km est dall’Italia.

Sul pubblico plana uno stormo di foglietti, sono le “banconote del demonio”. Si sa che un concerto metal è la celebrazione della Morte con Sofferenza, Disperazione e Satana nel backstage. Attenzione, però, quei bigliettoni non sono né coriandoli dark né una denuncia al capitalismo. In alcuni Paesi dell’Asia, infatti, si usa bruciare finte banconote ai funerali per offrire ai defunti una dote da spendere nell’Aldilà. È questo il dettaglio che mi aspettavo: gli ChthoniC sono una band fortemente legata alle tradizioni.

Il nome che si sono dati si può tradurre con “sotterraneo”, “appartenente al profondo della terra”, ed evoca atmosfere oscure perfette per un gruppo metal. Allo stesso tempo, esso rimanda alla sostanza di uno stato de facto, un’entità geografia non riconosciuta, e a un popolo che abita una terra che non può governare: Taiwan.

La band nasce a metà degli anni Novanta per volere di Freddy Lim, uno studente animato dalla rivendicazione dell’indipendenza di Taiwan. Ispirato dal metal scandinavo, impasta elementi di symphonic metal con le note dell’ehru (un cugino asiatico della fidula medievale) e di altri strumenti orientali come il koto e lo shamisen. Nei testi si racconta di leggende, miti ed eventi sanguinosi della storia del popolo taiwanese, come i fatti del 28 febbraio 1947 (Kuomintang vs civili) e l’incidente di Wushe del 1930 (giapponesi vs aborigeni). Lim la definisce “musica tradizionale vestita da metal” o “oriental metal” – una formula simile a quella che descrive i suoni dei contemporanei Orphaned Land e Salem.

Gli ChthoniC raggiungono il successo in Asia e nei primi anni Duemila portano la loro musica negli Stati Uniti. Qui sono subito notati e chiamati “i Black Sabbath dell’Asia”; il chitarrista degli Anthrax Rob Caggiano produce un loro album e partecipano all’Ozzfest nel 2007. Nei testi inizia a comparire la lingua inglese che affianca il cinese (predominante), il giapponese e la lingua aborigena.

Freddy è un frontman carismatico, impegnato sul fronte dei diritti civili: lavora per Amnesty International e polemizza contro il mancato riconoscimento di Taiwan da parte delle Nazioni Unite, chiamando il tour del 2007 “UNlimited Taiwan Tour”. Nelle prime esibizioni live si travestiva da cadavere, ma nel 2015 ha già un look diverso. Porta una canotta nera senza maniche – più comoda dei costumi da cadavere, dice – e ha il volto truccato come un Ba Jia Jiang, un demone del folklore cinese nato da un esorcismo, con la missione di proteggere il territorio su cui è posto a fare da guardia. La bassista, sua moglie, è ingabbiata in un’armatura di metallo.

Arresto il filmato, faccio una ricerca veloce per visionare del materiale più recente. Negli ultimi anni Lim ha intrapreso la carriera politica, è un parlamentare; nei video “istituzionali” veste in camicia bianca e si lega i capelli in una lunga coda scura. Il prezzo per l’impegno politico contro il Kuomintang gli costa la messa al bando in alcune zone della Cina, per esempio Hong Kong, dove gli rifiutano il visto d’ingresso.

L’ultimo album registrato in studio dagli ChthoniC risale al 2018; è più power metal e aumenta la componente di strumenti tradizionali. Un concerto del 2019 vede Freddy sfoggiare una divisa in stile My Chemical Romance e la bassista in un abito scollato da gothic lady. Nel 2020 esce il singolo “Supreme Pain for the Tyrant”, una critica aperta al Partito Nazionalista Cinese. Nel 2021, al Megaport Music Festival, sulle divise compaiono decori a strisce catarifrangenti; la band rilascia un ultimo singolo, “Turn The Sun Off”.

Le esercitazioni militari cinesi al largo di Taiwan accrescono i timori per un’invasione del Paese, anche alla luce della situazione internazionale sempre più critica. Freddy Lim è stato confermato nel suo ruolo in Parlamento. A trent’anni dalla nascita, la band ha cambiato componenti, abiti, sonorità e lingua dei testi, ma il messaggio di fondo rimane lo stesso. “Stand up like a taiwanese”, l’unica certezza sul loro futuro.”

Supreme pain for the tyrant è una canzone apparsa per la prima volta nell’album del 2013 Bu-tik, il settimo della loro carriera, rilasciata in forma riarrangiata nel 2020. Il racconto di Ilaria rende direttamente protagonista la musica degli ChthoniC, utilizzata da un professore piuttosto sui generis per spiegare la Teoria dei giochi di John Nash in un frammento di vita vivido e coinvolgente: potete scoprire come subito dopo il link alla canzone da cui è stato ispirato, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Disequazioni e shamisen, di Ilaria Petrarca

Sheng ci insegnava teoria dei giochi. Taiwanese, era uno spaghetto alto con gli occhiali tondi. Aveva sei anni più di me ed era in Europa grazie a una borsa di studio. Parlava poco e solo a lezione. Faticava a scrivere in orizzontale, così i segni sulla lavagna curvavano verso il basso a mano a mano che si allontanavano dal margine sinistro. Sheng ci disegnava arcobaleni matematici e restavamo a bocca aperta non di certo per la meraviglia: nessuno capiva le sue formule. Io, in particolare, mi perdevo tra vincoli e disequazioni.

Spiegava in un inglese non nativo, colorato di accenti orientali e consonanti soffiate appena. Evitava le divagazioni, si atteneva alle dimostrazioni, era un soldato dell’alta formazione. Eppure, aveva pubblicato su riviste di qualità: era tanto ardito nella ricerca quanto era schivo e rigido nelle relazioni.

La sua inesperienza nell’insegnamento, unita a una compostezza che rasentava l’antipatia, erano stati facili appigli per battute e imitazioni. Sapevano tutti che era oggetto di scherno, persino gli altri docenti e il personale amministrativo.

Capimmo subito che il suo sarebbe stato un esame difficile. Per risolvere gli esercizi che assegnava i miei compagni di corso e io stavamo in biblioteca fino alla chiusura.

Ricordo il testo di un esercizio su due amici italiani che volevano uscire insieme ed erano indecisi se andare a un concerto degli “Chthonic” o al bowling. La scelta dipendeva dalla qualità del gruppo e ci veniva chiesto di trovare l’equilibrio di Nash sia quando entrambi sapevano che la musica era ok che quando lo ignoravano, perché il gruppo era sconosciuto in Italia.

“Voi li avete mai sentiti?

Quel dettaglio aveva attratto la mia attenzione, sentivo che Sheng ci stava suggerendo qualcosa – o si stava prendendo gioco degli italiani che vogliono sempre divertirsi?

Andai in bagno con il cellulare e scoprii che gli Chthonic suonavano death metal su testi antifascisti e indipendentisti che inneggiavano contro gli invasori storici di Taiwan, i cinesi e i giapponesi. Le loro armonie erano brutalizzate da chitarre ossessive, sonorità basse e canti cavernosi; nelle pause incalzavano i colpi sulla doppia cassa, e i dolci assoli di shamisen erano coperti dal growl. Sheng il silenzioso, era questa la musica che ascoltava? Erano questi i versi che intonava?

Una delle mie compagne entrò in bagno e mi chiese di spegnere la musica.

La mattina seguente Sheng risolse l’esercizio alla lavagna. “Le asimmetrie informative rendono possibile il comportamento strategico” disse e andò avanti col programma. Quando uscì dall’aula un compagno gli fece il verso e ridemmo tutti.

Studiai a lungo la soluzione di quell’esercizio e passai l’esame per un pelo. Non condivisi mai con Sheng la mia scoperta degli Chthonic, ma li ascolto ancora e lo immagino a preparare l’esercizio, a scegliere di citare quel nome che nessuno di noi conosceva. E tra il frastuono delle disequazioni, ecco la nota di uno shamisen.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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