Il caso Moro raccontato senza parole: Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo di Blak Saagan

Un annetto e mezzo fa mi è capitato di vedere un film che mi ha sorpreso. Si chiama Historia de lo oculto, è del regista argentino Cristian Ponce e ne ho parlato già qui: è una pellicola horror atipica, incentrata su un gruppo di giornalisti che cerca di mandare in onda le prove che il governo è assoggettato da una congrega di stregoni, ma quello che colpisce è il modo in cui sottotraccia parla di tutt’altro (dei figli perduti dei desaparecidos nello specifico). Ricordo quanto mi ha colpito accorgermi all’improvviso che ciò che stavo guardando aveva una chiave di lettura ulteriore, una sensazione che ho riprovato di recente con un disco: quel disco è Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo del musicista veneziano Samuele Gottardello aka Blak Saagan.

Una storia sempre d’attualità

Ci sono svariati eventi accaduti durante i cosiddetti anni di piombo che ancora oggi vengono evocati spesso e volentieri. Il periodo fra la fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 80 è stato contrassegnato da stragi di stato, terrorismo, violenza armata dilagante e chi più ne ha più ne metta, episodi che per fortuna non ho vissuto in prima persona e che a scuola, figuriamoci, non sono mai stati toccati nemmeno di striscio, ché i miei libri di storia dopo la seconda guerra mondiale facevano un pastrocchio unico ultrasuccinto che tanto dai, da quand’è che la storia recente è importante? Ci hanno pensato altri media a darmi delle basi attraverso cui espandere la mia conoscenza di quel periodo, e fra tutte le cose successe una in particolare mi ha sempre colpito particolarmente: il rapimento e il susseguente omicidio del Presidente della Democrazia Cristiana ed ex Presidente del Consiglio Aldo Moro.

È una di quelle storie che continuano a ispirare analisi e opere a distanza di anni, basti pensare che nel 2022 è uscito il film Esterno notte di Marco Bellocchio (che torna sul “luogo del misfatto” dopo Buongiorno, notte del 2003) e in maniera tangenziale ne ha parlato anche un podcast de Il post. Una vicenda che ha ancora molti punti oscuri, in cui sono state tirati in ballo anche rituali esoterici: una vicenda che Blak Saagan ha deciso di prendere come sfondo per il suo secondo disco, uscito nel giugno 2021 per le etichette Maple Death Records (che aveva già pubblicato il precedente A personal voyage) e la svizzera Kakakids.

Il modo in cui sono arrivato a questo disco è tortuoso e casuale. Il suo nome mi è capitato davanti mentre consultavo la line up dello splendido festival Libera la festa di Osio Sopra (a cui non sono andato, shame on me), mi ha incuriosito abbastanza da decidere di ascoltarlo e così, con i tempi lenti che di solito intercorrono fra una mia decisione e la sua realizzazione, un paio di mesi dopo ho ascoltato Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo con solo una vaga idea del genere, nessuna idea di quando fosse uscito (fino ad oggi pensavo fosse del 2022) e ignorando che fosse una sorta di concept album sul caso Moro (e qui la colpa è mia, visto che il titolo riprende l’ultima lettera di Moro alla moglie): il dubbio mi è sorto arrivato alla traccia sei, Ore 9: attacco al cuore dello stato, provocandomi quella sensazione di stupore di cui parlavo nell’introduzione. Perché, come per Historia de lo oculto, il disco di Blak Saagan riesce a fondere una spiccata vena autoriale con un quid storico che gli dà una forza ancora maggiore.

Dagli anni settanta col terrore

Il disco è formato da tredici tracce strumentali che spaziano dal kraut rock alla new wave passando per la musica ambient, toccando insomma un po’ tutte le derivazioni elettroniche degli anni 70. La scelta acuisce l’impressione di trovarsi di fronte a un’ideale “colonna sonora” della vicenda, pur senza risultare una copia di stilemi del passato o, men che meno, un semplice esercizio di stile: Gottardello alterna synth angelici (Convergenze parallele, La trattativa – La speranza, Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo) e riff ossessivi (Saltano le pecorelle, Dentro la prigione del popolo), sfocia nell’inquietudine (L’uomo incappucciato) per poi virare verso energiche ventate new wave (Achtung! Achtung!), riuscendo ogni volta a trovare il mood giusto per accompagnare gli eventi che hanno costellato la tragica epopea di Moro.

La varietà è sicuramente uno dei punti di forza del disco, ma a rendere la scommessa vincente sono altri due fattori: un’incredibile attenzione al dettaglio e un approccio “modulare” alla composizione. Ci si può rendere conto del primo già ascoltando la seconda traccia, Scuola Hyperion, densa di suoni in sottofondo che sembrano opzionali ma che risultano essenziali per creare l’atmosfera ipnotica e vagamente minacciosa del brano; il secondo fattore, invece, esplode particolarmente nelle tracce più lunghe, ad esempio Aperitivo al Bar Olivetti e la già citata Dentro la prigione del popolo, in cui con dinamiche diverse Gottardello si diverte ad affastellare suoni in un continuo gioco al rialzo, arrivando nel primo caso ad un semi-ribaltamento delle dinamiche scarne e perturbanti con cui parte il brano, e nel secondo caso a un’evoluzione camaleontica dello stesso tema (e al suo seppellimento sotto un mare di synth nel finale) che mi ha ricordato le dinamiche di scrittura dei brani dei Fuck Buttons (un duo che non smetterò mai di consigliarvi).

La conclusione del viaggio con la title track distende gli animi, concentrandosi non sulla triste realtà ma su quella luce evocata dalla frase scritta da un Moro ormai certo della condanna a morte. Mi sono chiesto se avesse senso parlare di un disco a più di un anno dalla sua uscita, ma una simile cura (evidenziata anche dalla cover, ad opera di Zona Luce) merita la possibilità di sorprendere qualcun altro oltre a me: quindi ascoltatevelo, siatene attratti o respinti ma dategli un’occasione di mostrarvi la Storia in una maniera inedita e affascinante.

Ti è piaciuto questo racconto/articolo? Segui la pagina Facebook di Tremila Battute!

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: