Introspezione ed energia nel concept album Picturesque degli Amalia Bloom

Una mattina qualunque, al centro di un incrocio, una ragazza cade improvvisamente dalla bicicletta. Si forma un capannello di gente, fra curiosi e conoscenti, ognuno perso nei propri pensieri e con questi allo stesso tempo veicolati da quanto appena successo: scattano così riflessioni sulla vita e sulla morte, sulle scelte non fatte e sul tempo che ci rimane per invertire la rotta.

È questo lo stratagemma che gli Amalia Bloom utilizzano per legare insieme le canzoni di Picturesque, il loro secondo disco pubblicato il 13 maggio da Engineer Records. Immaginando le reazioni all’evento degli abitanti di una città di provincia come la Vicenza da cui provengono, la band composta da Tommaso Capitello (voce), Ettore Pernigotti (seconda voce e chitarra), Federico Ceretta (chitarra e cori), Antonio Donà (basso) e Stefano Rigo (batteria) crea una sorta di flusso di coscienza su un tema non nuovo ma su cui l’umanità probabilmente non smetterà mai di interrogarsi: il nostro rapporto con la morte e, pertanto, l’inevitabile confronto con ciò che stiamo facendo della nostra vita. Lo fanno sfruttando un genere, l’emocore, che con questo tipo di riflessioni ha un rapporto privilegiato (consiglio a tutti di leggere cosa racconta del The black parade dei My Chemical Romance il giornalista musicale Hanif Abdurraqib nel suo libro Finché non ci ammazzano, di cui vi avevo parlato qui), ma lo condiscono con un piglio spesso hardcore e una voce che passa facilmente da momenti melodici a sfoghi screamo.

Il filo conduttore dell’album è affrontato allo stesso tempo in maniera approfondita e limitante. Vengono esplorati vari punti di vista, da quello di chi di fronte alla morte capisce che deve vivere il momento (Violet) a quello di chi invece non riesce a smuoversi da una sorta di apatia che lo spinge ad adeguarsi alla folla (At a crossroads), ma sono tutti pensieri che riflettono una profonda sensibilità: ciò che manca è la prospettiva di chi, anche di fronte a un evento che dovrebbe fargli scattare qualcosa dentro, tira dritto senza porsi domande, di chi è perso nel ritmo sincopato e confuso del mondo moderno evocato in Whimsical. Se i testi sembrano ruotare un po’ sugli stessi elementi (in maniera, va rimarcato, comunque molto abile), la musica riesce invece a brillare per varietà.

La voce di Capitello è sicuramente l’elemento di spicco della band, in grado da sola di cambiare completamente l’atmosfera di un brano passando da un tono intimo a grida che esprimono rabbia e sofferenza insieme. Ascoltatela in Sleeping beauty, uno degli episodi migliori del disco, un brano che non inventa niente di clamoroso ma che riesce a trovare un equilibrio perfetto fra momenti melodici e sfoghi urticanti, un risultato a cui contribuisce la grandissima coesione fra tutti gli elementi della band. Picturesque è un album maturo e consapevole, caratterizzato da una forte personalità che mischia sapientemente l’emopunk di matrice statunitense a derive hardcore (At a crossroads su tutte) che sfiorano a volte il metal, gli arpeggi riverberati della chitarra con il doppio pedale della batteria. Emblematico di questa cura è il finale di Memorial, con un ritmo lento e incalzante che già di suo fa drizzare le orecchie ma su cui gli Amalia Bloom costruiscono una stratificazione di voci, fra cori e controcori, che non è creata per essere esibita come pezzo di bravura ma semplicemente come elemento necessario a creare l’atmosfera… Ed è questo, secondo me, uno degli elementi che divide una band consapevole di sé stessa da chi deve ancora trovare la propria strada: la capacità di mettere la musica davanti al proprio ego, di creare opere complesse perché così devono essere e non per vantarsi della propria abilità.

Picturesque è un disco che convince appieno a livello musicale e un po’ meno a livello narrativo, ma scavando un po’ più in profondità anche questo secondo elemento assume valore così com’è: siamo oberati da narrazioni che ci vogliono divisi, incapaci d’empatia, e che una band concepisca, in maniera solo fino a un certo punto innocente, che la maggior parte delle persone che vede una ragazza cadere dalla propria bicicletta (per poi rialzarsi, come ci viene svelato nel finale) riesca a fare di questo evento non così eccezionale uno spunto di riflessione evidenzia, per me, una certa fiducia nel genere umano che va coltivata. Continuate così!

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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