Racconto in musica 102: La bellezza è verità, ma la vita è anche merda e sangue (Erlend Apneseth Trio – Trollsuiten)

Non è che Tremila Battute voglia diventare una guida turistica, ma un pochetto in giro per il mondo ci siamo andati. Se il Regno Unito e gli Stati Uniti erano tappe ovvie dove portarvi a scoprire nuova musica (e va da sé che siamo andati in lungo e in largo per l’Italia), meno lo erano luoghi come la Finlandia, l’Islanda, la Danimarca o il Lussemburgo: in attesa di andare anche verso posti caldi continuiamo l’esplorazione della fascia nordica dell’Europa, planando in Norvegia con l’Erlend Apneseth Trio.

A guidarci lungo i fiordi è Luca Cassarini, già apparso su queste pagine qualche mese fa. Nel frattempo Luca non se n’è stato con le mani in mano, pubblicando altri racconti sul web su riviste come Liminamundi, Smezziamo e CrunchEd, ma era rimasto in debito con noi di una storia ispirata ad un brano strumentale: eccolo quindi di nuovo qui, a infoltire la lunga schiera di racconti che potete comodamente leggere senza che nessuna parola vi distragga dalla vicenda.

Cercare informazioni su un gruppo norvegese e trovarmi di fronte fra i primi risultati la parola Novara è stato abbastanza strano, ma inserito in un contesto lo è molto meno: la città piemontese, nella cui provincia sono nato, è infatti da anni sede di una rassegna jazz di livello internazionale (Novarajazz appunto, che guarda caso sta proprio per partire settimana prossima), e Erlend Apneseth col suo trio (Stephan Meidell chitarra ed effetti, Øyvind Hegg-Lunde batteria e percussioni) ne è stato ospite nel 2019. Di formazione classica, virtuoso del violino di Hardanger, uno strumento tipico della tradizione norvegese, Apneseth si affaccia sulla scena discografica nel 2013 con il suo primo album solista, Blikkspor, pubblicato dall’etichetta Grappa che, attraverso il marchio Hubro, ha finora pubblicato la sua intera discografia. Negli album solisti emerge il lato più folk del musicista, ma già nel 2016 Apneseth decide di espandere il suo universo musicale e di associarsi con Meidell ed Hegg-Lunde per registrare Det andre rommet, il primo disco sotto il marchio di Erlend Apneseth Trio: quello che ne viene fuori è un connubio sperimentale, che parte dalle suggestioni folk del violino di Apneseth e si fa forza delle ritmiche minimali di Hegg-Lunde e del lavoro chitarristico-rumoristico di Meidell, portando verso atmosfere che lambiscono il jazz per andare oltre e ricordare, in certi punti (tipo in Magma), gli episodi più ariosi della discografia dei canadesi Godspeed You! Black Emperor. Il disco ottiene un notevole successo, fruttando al trio un Norvegian Folk Music Award e una nomination al Spellemannsprisen, che scopro oggi essere la versione norvegese di Grammy.

I tre pubblicano insieme altri tre dischi, Âra (2017), Salika, molika (2019, con il fisarmonicista Frode Haltli) e Lokk, uscito nel 2021, caratterizzato da aperture elettroniche e ritmi esotici che portano avanti il carattere sperimentale del progetto. I musicisti continuano poi a essere attivi singolarmente, e per quel che riguarda Apneseth c’è da segnalare un’altra uscita sempre nel 2021, il disco Slåttesong con la cantante Margit Myhr, una collaborazione caratterizzata dalla… Non collaborazione: quattordici tracce divise fra canzoni in cui è il violino protagonista ed altre in cui è presente solo la voce di Myhr, un esperimento bizzarro ma dotato di un certo fascino.

Trollsuiten è la traccia che apre il primo disco dell’Erlend Apneseth Trio, Det andre rommet, ed è un brano in cui le note dolenti ma energiche del violino sono accompagnate da un sottofondo minimale e sottilmente angosciante, che lascia spazio verso la fine a una rincorsa di alto impatto emotivo. Luca ha tratto da queste note una storia che vede protagonista un clochard, immagini di una notte qualsiasi nella sua vita scandite da una parola che ripete come un mantra: pazienza… Trovate il racconto subito dopo la canzone che o ha ispirato, come al solito: a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Scarica il numero Zero della fanzine di Tremila Battute a questo link!

La bellezza è verità, ma la vita è anche merda e sangue, di Luca Cassarini

“[…] La bellezza è verità, la verità è bellezza: questo è tutto ciò che voi sapete in terra e tutto ciò che vi occorre sapere.”

(John Keats, Ode su un’urna greca)

Pazienza, biascica il clochard tra un boccone e l’altro, mentre guarda con attenzione il movimento delle persone attorno a lui. Una volta non era un senzatetto, ma una volta era l’incipit delle fiabe e la sua non era una favola. Era il dramma in cui si era trovato suo malgrado, il labirinto oscuro in cui era entrato con una mappa e poi aveva perso l’orientamento. Da qualche parte aveva racimolato del tabacco stantio, che sapeva di vecchiume e sporcizia, ma una sigaretta è una sigaretta è una sigaretta è una sigaretta. Ne era geloso, era il suo tessoro. Chiunque può approfittarsene, cogliendoti quando abbassi la guardia, ed allora meglio pregare un qualche dio anziché affidare le speranze alle proprie misere forze. Soppesa ostile tutti gli altri, che lo ignorano saggiamente. Il mozzicone di sigaretta è diventato un filtro consunto, lo mastica in bocca con tedio. Ogni mattina cerca mozziconi lungo il suo infinito peregrinare, arriva a sera con una mezza presa di tabacco in tutto. Piuttosto che niente…

Pazienza, ripete come un mantra, un rosario laico prima di andare a dormire, ovviamente altrove, ovviamente lontano da sguardi indiscreti, purtroppo distante dal tepore di un focolare, ma il rischio di non svegliarsi il giorno dopo è maggiore stando assieme agli altri che per conto proprio. Forse esagerava nelle sue paure, ma sapeva di altra gente uccisa per molto meno e in pieno giorno. In qualche modo trova un riparo nell’antro di un vecchio edificio. Si rannicchia sul selciato, dorme sonni agitati abitati da incubi lucidi.

“Brutto bastardo, bugiardo, infame”, gli grida qualche ora dopo un manipolo di sbandati che, per la noia in corpo dopo una serata alcolica, decidono di sfogarsi con gli intralci della strada. Le urla si sommano alle botte e i calci. Si accaniscono su di lui, lo prendono a sberle, vogliono scacciarlo dal portone del palazzo. “Vattene”, gli urlano come squadristi. Intimorito, raccatta i suoi stracci, si alza, si allontana. Biascica qualcosa, li osserva di sbieco, nel suo dormiveglia gli paiono tutti brutti, mostruosi, abietti. La città è un ammasso di vomito e spazzatura. Claudicante, si allontana più che può. Bestemmia contro divinità cieche e sorde. Sputa un grumo di saliva e tabacco sulla strada linda. Si rifugia in un angolo, sotto una colonna. Gli scappa da pisciare, si slaccia i pantaloni, lascia che la sua vescica si sfoghi. “Siate maledetti”, pensa di tutti loro, innaffiando un muricciolo. Un gatto scappa di corsa per lo spavento. L’eco delle urla sconce di quei balordi sfiata nei vicoli della città, assieme al miagolio rauco della bestia.

Finita la pisciata, rimedia quel mozzicone di sigaretta, se lo rimastica a lungo, sibilando ancora una volta il suo leitmotiv: Pazienza.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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