Racconto in musica 98: Addio (Giardini Di Mirò – Flat heart society)

Si può menzionare per due settimane di fila la stessa band senza che questa sia poi protagonista dell’articolo? Si può parlare dello stesso genere musicale (prendendola alla larga) per due volte in quattro giorni? Sarà che, arrivato a quasi cento racconti, uno comincia a ripetersi, ma io questo racconto della domenica lo introduco menzionando i Russian Circles e parlandovi di musica strumentale.

I Russian Circles sono stati probabilmente il mio primo, grande amore in quell’alveo molto vasto che prende il nome di post-rock: attesi per mesi il loro primo concerto da che avevo cominciato ad ascoltarli, e avevo già più di trent’anni per cui immaginatevi la passione… O immaginatevi me che stravedo per le mie band preferite come quando avevo quindici anni, decidete voi quale scena vi è più congeniale. Giovedì quel concerto si replicherà più o meno alla stessa maniera, con la band di Chicago sempre accompagnata dagli Helms Alee (prima o poi ve ne parlerò) ma al Circolo Magnolia e non al Lo-Fi, che nel frattempo ha chiuso i battenti da qualche anno, facciamo che se sarete lì battete un colpo e ci beviamo una birra insieme. La mia passione per il post-rock e la musica strumentale in genere non nasce però coi Russian Circles, arriva da più lontano e cresce man mano diversificando gli ascolti e trovando nicchie sempre più comode: di sicuro, per farmi capitolare, fu fondamentale la band che considero alfiere del genere in Italia, ovvero (ho fatto proprio un giro corto eh?) i Giardini Di Mirò.

Mica facile condensare ventisei anni di storia in un breve articolo, da dove si comincia? Direi, come mi suggerisce santa wikipedia, dal chitarrista Corrado Nuccini che cerca di formare una band già nel 1993, tirando dentro un po’ di gente nel corso degli anni fino a che nel 1998 non riesce a formare un nucleo stabile per realizzare il primo demo: GDM?, autoprodotto e ristampato in seguito all’esaurimento dall’etichetta tedesca Friction Friction, vede già all’interno della formazione Jukka Reverberi (chitarra), Luca Di Mira (tastiere) e Mirko Venturelli (basso) (oltre a Lorenzo Lanzi alla batteria), che rimarranno insieme al violinista e trombettista Emanuele Reverberi la colonna portante del progetto nelle sue molteplici evoluzioni. Da lì in avanti seguire cronologicamente la loro produzione è un’impresa: sette album, partendo dallo storico Rise and fall of academic drifting (pubblicato dalla Homesleep nel 2001) per giungere a Different times (2018, 42 Records), una galassia di Ep e split che, soprattutto nel primo periodo, li vide condividere il supporto sonoro ad esempio con un’altra band storica italiana come gli Yuppie Flu (il leader Matteo Agostinelli è anche fondatore dell’etichetta Homesleep e presta la sua voce nella canzone Pet life saver, contenuta proprio nel disco d’esordio dei GDM) e poi, giusto per non farsi mancare niente, pure una colonna sonora (Sangue – La morte non esiste, film che onestamente non conoscevo diretto dal compianto Libero De Rienzo nel 2005 e interpretato da Elio Germano) e svariate compilation. I GDM lungo questi ventisei anni hanno sperimentato (l’album Il fuoco nasce come sonorizzazione di un film muto del 1915, esperimento parzialmente replicato nel 2014 con il disco Rapsodia satanica) hanno collaborato con numeros* cantant* nazionali e internazionali (da Alessandro Raina in Punk…Not diet! alla bulimia di collaborazioni nei successivi dischi, comprendente nomi come Jonathan Clancy e Adele Nigro, di cui qui vi abbiamo già parlato), hanno perfezionato uno stile fatto di atmosfere intime e sfoghi lancinanti (Trompso is ok, uno dei loro primi brani, mi fa piangere ogni volta che la ascolto) che li rende un unicum nel panorama italiano: se volete goderveli eccezionalmente solo in versione strumentale fatevi trovare il 18 maggio al Tunnel di Milano o il 26 alla Golena del fiume Rubicone, qui si fa la storia.

La canzone che mi ha tirato fuori un racconto dalle viscere è Flat heart society, traccia che chiude il disco del 2012 Good luck. In un crescendo emozionale scandito dalle parole di Nuccini i GDM uniscono l’esperienza di una singola alienazione per esplorare la sua genesi all’interno della società attuale: ascoltandola ho immaginato una commemorazione, il dolore che lentamente si trasforma man mano che le proprie colpe vengono rifiutate per pensare ad altro, tipo i propri problemi. Potete trovare il racconto come al solito dopo il brano che lo ha ispirato, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Addio

Penso di aver esaurito tutte le lacrime. Sì lo so che è una frase fatta, ma vi giuro che sono distrutto. Vi rendete conto? Sembrava il ritratto della salute, ci dicevamo sempre A quello chi lo ammazza. E invece.

Sì, non lo sentivo da un po’ di tempo. Era strano ultimamente, diceva che si sentiva solo. Avremmo dovuto fargli più compagnia? Non lo so, mia madre è stata male di recente, mi ero iscritto a un corso. Voi? Il lavoro, ovvio, i figli. Ad avere tutto il tempo del mondo ci saremmo stati di più, ma vai a immaginarti una cosa del genere. Me l’aveva detto, ma dicono che chi ne parla di continuo mica lo fa.

Come dici? Avrei dovuto parlartene? Ma se al tuo compleanno non l’hai neanche invitato! Sì, lo so che era molesto, c’era sotto di brutto un annetto fa. Non è che volevo darti la colpa, però anche te che cazzo, stacci attento con le parole. Dai vieni qua, fatti dare un abbraccio. Dobbiamo stare vicini almeno noi. Dobbiamo farlo per lui.

Ve lo ricordate quella volta in vacanza? Madonna, era una furia. Chi cazzo lo fermava ai tempi? Sarà stato anche quello che si prendeva, ma rimorchiava pure per noi. Sì, lo so che poi t’ha fregato la tipa con cui ti eri già fatto la bocca, ma lo sapevamo tutti com’era fatto. Era così, alti e bassi, un po’ ti dava il cuore e un po’ te la metteva nel culo. Forse più la seconda ma dai, non è che noi siamo stati meglio.

Ma chi cazzo ti ha detto niente? Cos’è, c’hai la coda di paglia? Cristo, siamo a un funerale e mi rompi i coglioni per delle stronzate. Io non ho detto niente, lo so che c’avevate i vostri scazzi ma mica t’ho dato la colpa, ok? Vuoi che ti dica che era uno stronzo, così ti senti meglio? Io non lo dico, era un mio amico e sento un vuoto dentro, anche se ne ha fatte pure a me.

Non ho voglia di parlarne. Cazzo, non siamo mica qui per questo. Ma ve la siete già scordata la bara? C’abbiamo appena pianto sopra, l’abbiamo appena messo sotto terra! Potrà anche essere stato una merda ma com’è che si dice… Bisogna lasciar andare? No?

Sì, è vero. Me l’ero legata al dito, ok? Pure voi ce ne avevate di motivi per mandarlo a cagare, non fate finta di niente. No, non voglio litigare, ma non è che possiamo usare due pesi e due misure. Se non rispondevamo più ai suoi messaggi un motivo c’era, io avevo il mio e voi avevate i vostri. È andata così, punto. Non stiamo qui a massacrarci a vicenda per un cazzo. A che serve?

M’hanno svegliato in piena notte con la notizia, avevo appena messo a dormire la piccola. Sì, c’è voluta tutta per rimetterla a nanna. La tua quanti anni ha? Tre? Già tre anni? Cazzo, dobbiamo vederci più spesso, non possiamo perderci di vista così. Gli amici veri li si tiene vicini al cuore ma li si chiama pure, vediamo di non fare gli stronzi.

Dai, vieni qui anche tu. Un bell’abbraccio collettivo, avanti. È stato bello rivedervi, mi siete mancati. Davvero. Dovrebbero essercene di più di occasioni del genere, non lasciamo passare un’eternità va bene?

Di cosa stavamo parlando prima?

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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