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Racconto in musica 93: Una strada illuminata (Vanishing Twin – Telescope)

Vi ricordate come andavano le cose a settembre 2020? Avevamo appena cominciato a mettere il naso in contesti in cui si suonava (prevalentemente in acustico), di lì a poco avremmo avuto un’altra forma di lockdown che li avrebbe stoppati di nuovo e ci chiedevamo “quand’è che la musica dal vivo riprenderà sul serio?” (forse ci siamo, fanculo la scaramanzia). In quel periodo lessi un articolo su RockIt, l’intervista a una batterista barese emigrata a Londra, dove aveva trovato finalmente le condizioni giuste per costruirsi una carriera: in Italia le proteste dei professionisti della musica arrivavano in Piazza Duomo a Milano (senza che si siano mai visti effetti stratosferici sulla loro situazione) e leggere quelle parole era una conferma di quanto nel nostro paese suonare (o fare il fonico, il roadie…) non sia esattamente considerato un mestiere. Valentina Magaletti parlava anche di tanto altro, ad esempio di quanto la batteria sia considerata uno strumento da uomini rudi (stereotipo che lei ha cercato di smontare suonando una batteria di porcellana) e, ovviamente, dei progetti musicali che la vedono coinvolta: complice anche una puntata del podcast Tienimi Bordone a lei dedicata, questa volta quasi a fine 2021 quando anche da noi si potevano vedere i concerti elettrici (salvo poi rifermarci di lì a poco), ho approfondito la conoscenza di Vanishing Twin, la resident band di questa settimana su Tremila Battute.

Formata da Magaletti alla batteria, Cathy Lucas alla voce, Susumu Mukai aka Zongamin al basso, Philip Baerwalde aka Phil M.F.U. (Man From Uranus) alla chitarra e tastiera e Elliot Arndt (autore anche di alcuni video della band) al flauto e alle percussioni, Vanishing Twin è un progetto musicale che colpisce fin dalla genesi del nome, che fa riferimento al gemello riassorbito da Lucas prima della sua nascita. Caratterizzati da un’estetica particolarissima che pesca dal Dada e dal Bauhaus quanto dall’esoterismo di Jodorowski (nell’intervista linkata in alto Magaletti parla anche dell’idea di inserire nel merchandise un mazzo di tarocchi), la musica di Vanishing Twin è quanto di più incatalogabile ci possa essere: morbida ma destabilizzante, esotica e psichedelica mantenendo comunque elementi pop, un viaggio che comincia e non sai mai esattamente dove ti porterà influenzato tanto dallo spiritual jazz quanto dal kraut rock e dalle composizioni di Ennio Morricone. Lucas (autrice anche dei testi) e Magaletti uniscono le forze nel 2015, coinvolgendo in poco tempo tutti gli altri visto che già l’anno dopo esce il loro esordio, Choose your own adventure, pubblicato dall’etichetta londinese Soundway Records. La traccia iniziale, Vanishing twin syndrome, è una dichiarazione d’intenti, otto minuti in cui la voce armoniosa di Lucas si mischia a suggestioni orientaleggianti prima che una lunga divagazione porti direttamente verso lo spazio profondo (interiore o esteriore poco importa), ma non è un effetto respingente quello ricercato quanto un modo di settare il tono, far capire all’ascoltatore che anche i brani dalle durate più radiofoniche saranno comunque esplorazioni sonore verso un altrove di placida lisergia.

Ogni nuova uscita della band è un passo ulteriore verso la sperimentazione, a partire dall’Ep Dream by numbers del 2017, rilasciato per il Record Store Day del 2017 e costruito attorno a una serie di improvvisazioni, e passando per il secondo disco The age of immunology, che sancisce il passaggio alla Fire Records e fissa in maniera più concreta la suggestioni nate in Music and machines, una sessione d’improvvisazione registrata nell’arco di una sola notte nel 2018 pubblicata da Blank Editions. Il multiculturalismo della band si riflette nei titoli delle successive uscite, l’Ep In piscina uscito a marzo 2020 e Ookii gekkou, fresco fresco di release a ottobre 2021: impegnat* in un tour negli Stati Uniti, in estate Vanishing Twin tornerà anche a girare l’Europa e chissà che non salti fuori una data anche in Italia…

Telescope è la seconda traccia di Choose your own adventure, un brano delicato condito da tocchi psichedelici che ne ampliano gli orizzonti. La stessa band lo definisce come “un brano su come spieghiamo a noi stessi la nostra esistenza”, attraverso convinzioni contrastanti che si uniscono a formare la nostra visione delle cose: influenzato più dal mood della canzone che dalle parole mi sono immaginato due persone in mezzo alla neve con un telescopio, la ricerca di un senso nella vita e il passato che ritorna, anche solo per dirci che dovremmo fare tesoro di ogni momento e accorgerci di quanto è importante nel momento in cui accade. Lo so, fa molto new age, ma oggi va così: trovate il racconto subito dopo il brano che lo ha ispirato, a me non resta che augurarvi come al solito buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Una strada illuminata

Ci siamo allontanati nella neve, lasciandoci dietro le impronte e portando con noi solo un paio di coperte e un telescopio. Mi chiedevo perché proprio in quel momento, col freddo fuori anche dopo che le nuvole se n’erano andate, ma mi fidavo di te e sapevo che c’era un motivo per tutto.

La vita allora era fatta di cose comode. Il caldo del mio letto, la televisione fino a tarda notte, le risate e gli amici. Sarebbe rimasto tutto così se avessi fatto scelte diverse nella vita? Allora mi auguravo che tutto cambiasse, oggi non saprei cosa rispondere.

Hai steso una coperta per terra e con l’altra mi hai avvolto stretta. Mentre io aspettavo sbuffando vapore dalle labbra tu montavi il cavalletto, hai fissato con gesti precisi il telescopio e poi sei ritornato, chiedendo spazio nel tepore relativo che avevi improvvisato. Mi hai detto che dopo una tempesta il cielo è più limpido ed è allora, a qualunque costo, che bisogna mettersi a guardare le stelle. Hai trafficato col telescopio, con le mani rosse mentre le mie stavano calde fra i guanti, poi mi hai detto eccitato di guardare, così entusiasta che ti sei scordato di spiegarmi cosa avrei dovuto vedere.

Ci ho messo del tempo per lasciare libera la mia immaginazione. Sono stata una bambina seria che faceva quel che le si diceva, poi una ragazza che guardava invidiosa i successi degli altri. Quando mi sono liberata pensavo fosse ormai troppo tardi per recuperare le esperienze che avevo perso, ma ho imparato che il tempo porta sempre dei doni e l’importante è accettarli con gioia, anche quando ti feriscono e ti fanno piangere. Ogni giorno è una scoperta, mi ha detto qualcuno lungo il percorso: sembra stupido, ma per me è così.

Non so che costellazione vidi quel giorno, ma ricordo la tua faccia quando mi hai guardato e mi hai chiesto se non era bellissimo tutto questo. Avrei detto di sì a qualsiasi tua domanda, anche a quelle sbagliate, con la fiducia di chi sa di affidarsi a un potere superiore. Per un po’ ho continuato a cercarlo lì, in cielo, un potere superiore che mi potesse aiutare, soprattutto dopo che te ne sei andato e il mondo mi è sembrato perdere l’unica luce che aveva.

Non me ne sono accorta, mentre lo vivevo, di quanto fosse importante un momento del genere. Non mi accorgevo di molte cose ad occhi aperti, una volta, ma oggi nella memoria i gesti si ricompongono e acquisiscono un senso. Ero felice come forse non sarò mai più, e nemmeno me ne rendevo conto.

Oggi quel ricordo mi scalda più di una coperta, più di un fuoco acceso con mezzi di fortuna. Mi riporta a un tempo in cui il sangue scorreva placido nelle vene, le decisioni sembravano definitive e non capivo, nella mia innocenza, che stavo già tracciando la mia strada e che ad illuminarla c’era un mare di stelle.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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