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Racconto in musica 89: Guardateci (NYOS – High five)

Da quanto è che non vi ammorbavo con un po’ di musica strumentale? Non starò a linkare le innumerevoli volte che ho cavato fuori una storia dalle pieghe sonore di musica elettronica, post-rock, math-rock e miscugli di tutto questo, ma quell’influsso continua ad agire e dubito si fermerà tanto presto. In fondo l’assenza di voce permette di andare oltre a un testo definito, lasciarsi trasportare dall’atmosfera e finire dove probabilmente neanche l’artista in questione pensava di portarti, tipo in un bar fighetto dove sicuramente non passerebbero mai la musica dei NYOS.

Questo duo me lo sono andato a pescare fino in Finlandia (in realtà, ma non ditelo troppo in giro, lo ha pescato per me qualche mese fa la discover weekly di Spotify), dove nel 2014 il chitarrista inglese Tom Brooke si trasferisce e, per meglio acclimatarsi alla nuova situazione, inizia a suonare con il batterista Tuomas Kainulainen. Il comune amore per le band rumorose, il caffè e la voglia di suonare dal vivo li porta già nell’inverno dello stesso anno a registrare e autoprodursi il loro debutto, Vltava, una sola traccia di ventisei minuti che devono essere riusciti a far girare in maniera decisamente efficace visto che fino a metà 2015 i NYOS girano ben venti nazioni, in un tour costante che arriverà intorno alle duecento date: con la mia band, al primo Ep autoprodotto, ad andare bene ne avremo fatte dieci di cui almeno la metà nello stesso locale di Cassolnovo, provincia di Pavia. Vltava mischia insieme le atmosfere dilatate del post-rock con un’attitudine agli incastri di sapore math (quanti paroloni), un connubio che ricorda molto i Russian Circles (di cui vi avevo parlato qui) ma con sprazzi di una propria personalità vagamente schizofrenica.

L’episodio successivo nella discografia del duo è Nature (2016) un’altra autoproduzione che spalma su sei brani il minutaggio del primo disco (più o meno) e riesce ad alternare efficacemente le rasoiate elettriche alle divagazioni ariose, poi neanche il tempo di respirare e nel 2017 esce già il terzo disco, Navigation: non cambia il lavoro alla cabina di regia, affidato sempre in autonomia a Brooke, ma questa volta i NYOS hanno un’etichetta alle spalle (la tedesca Meta Matter Records) e il mastering viene affidato a Mandy Parnell, uno che in carriera ha collaborato con nomi tipo Björk, Aphex Twin e i Sigur Rós. È però con il quarto disco, Now, che i NYOS escono con decisione dalla loro zona di comfort. Otto brani che viaggiano su più fronti, una sperimentazione sonora in espansione che rende il disco (uscito per Pelagic Records) molto vario e più sbilanciato verso il lato math, con qualche influsso dei Battles che non stona per niente. Se il prossimo episodio sfrutterà la scia per portare i NYOS verso orizzonti inesplorati lo scopriremo presto: è uscito a inizio 2022 un nuovo singolo, Gold vulcan, preludio all’uscita del secondo album sotto Pelagic.

High-five è una delle canzoni più strambe contenute in Now, ossessiva nella ritmica impostata dalla batteria e da una chitarra fissata in loop mentre Brooke se la viaggia con suoni ultrariverberati, in attesa di un finale che porta l’ascoltatore ancora di più in oscuri meandri. A me, vai a capire come, l’ascolto ha fissato in testa l’immagine di una rissa in un locale sciccoso, uno di quelli che non frequento e che normalmente non frequentano nemmeno i protagonisti della vicenda, fissati all’apice di uno scontro dal finale meno scontato del previsto. Trovate il racconto subito dopo il brano che lo ha ispirato, a me non resta che augurarvi buon ascolto e buona lettura.

Se volete ascoltare questo e tutti (o quasi) gli altri brani che hanno ispirato i racconti di Tremila battute ora potete farlo tramite questa comodissima playlist su Spotify: in attesa di trovare un canale che ricompensi davvero gli artisti accontentiamoci di quel che passa il convento e ascoltate, condividete, supportate (e se avete canali alternativi suggeriteli nei commenti).

Guardateci

Potessero farci una foto ora, bloccarci all’apice della tensione. Abbiamo attirato l’attenzione di tutti, io e lui, con la nostra pantomima fatta di parole grosse e qualche spintone, improvviso e violento, per poi alzare le braccia con l’intento evidente di scannarci a vicenda. Potessero farci una foto e immortalare noi, l’adrenalina che ci scorre nelle vene e le facce di tutti i presenti in questo bar fighetto, la cui calma istituzionale stiamo violentando con il nostro atteggiamento inappropriato.

Ci si fanno addosso, a me e a lui, prima con gli occhi e poi coi corpi, circondandoci di aspettative. Coi nostri movimenti volgari facciamo saltar fuori cubetti di ghiaccio da cocktail realizzati con il non plus ultra degli alcolici in circolazione, i nostri corpi rozzi si scontrano con quelli di persone troppo curiose di vedere l’evolversi della vicenda per mettersi in mezzo. Un ragazzetto con la faccia paonazza urla Fagli il culo, vai a capire se a me o a lui.

Una barista ci fissa con le mani sulla bocca, novellina con gli occhi colmi di paura mentre i colleghi continuano a lavorare, concedendoci giusto l’occhiata annoiata di chi non si stupisce più di niente. Ma la nostra rabbia è troppo animalesca per i ricchi viziati, che fanno rissa a suon di pugni mancati quando sono troppo ubriachi per capire chi vogliono menare e perché: siamo nel pieno delle nostre facoltà mentali, io e lui, per questo siamo così affascinanti ed esotici da meritarci il tifo delle ragazze di un tavolo a distanza di sicurezza.

Al limitare del cerchio che creiamo col sudore e le urla si fanno largo mani che non vedono l’ora di stringersi su di noi. Vedo brillare anche attraverso gli occhiali scuri il desiderio del buttafuori di ingraziarsi il jet set dell’alta borghesia qui riunito, i suoi muscoli pronti a sfogarsi su qualcuno che non ha il potere di farlo pentire per le proprie azioni. Fossimo meno magnetici nella nostra rabbia, lui e io, probabilmente ci avrebbe già agguantato, ma la folla apprezza lo spettacolo e si fa densa, lo frena, richiedendo qualche goccia di sangue come lasciapassare.

Ma perché non li fermi, urla una ragazza a un tizio di fianco a lei, e l’espressione che fa quello è così comica che quasi mi scappa da ridere. Lui mi vede distratto e me lo ritrovo addosso, alza il braccio in alto così capisco che sta per finire tutto e lo alzo anch’io, caricando il colpo a preparandomi all’impatto.

Potessero farci una foto ora, bloccati all’apice della tensione, quando nessuno sospetta che io e lui siamo d’accordo e invece di schiantarci un pugno contro la mascella ci diamo un cinque alto e iniziamo a ridere di loro.

E loro ci guardano, a me e a lui, col sorriso di sufficienza che si riserva alle scimmie allo zoo. Non ridono con noi ma di noi, del nostro gesto inutile volto a scandalizzare, ad attirare un’attenzione di cui ora sento la mancanza. Mi sento solo e inutile e farei di tutto per tornare al centro di quel mondo, anche umiliarmi o iniziare a odiarlo davvero.

Amatemi!

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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