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Il viaggio dell’eroe contro il capitale, in un mondo ideale: Psychindustrial dei Modern Stars

Non c’è niente da fare, prima o poi torno sempre a parlare di anticapitalismo. Un po’ (tanto) l’argomento me lo vado a cercare, ma capita anche che lui venga da me a ricordarmi che, se agissi coerentemente con le mie parole, a quest’ora dovrei aver fondato una comune invece di aggiornare l’ennesimo blog sulla faccia della terra (pare pure che i social inquinino più degli aerei, come affermato dall’ennesima bufala). Nel caso specifico sono arrivati i Modern Stars a mostrarmi la loro idea di rivoluzione musicale contro il capitale, e lo hanno fatto con un concept album che parla dei giorni nostri con le influenze musicali di ieri: Psychindustrial, uscito il 26 novembre per MiaCameretta Records, è infatti un infuso psichedelico che mischia influenze orientali, folk d’annata e distorsioni lisergiche quel tanto che basta a farci viaggiare sulle note.

Ci sono dischi in cui alcuni canzoni spiccano sulle altre, ma non è questo il caso: il lavoro compiuto da Andrea Merolle (voce, chitarre, sitar, mandolino e sintetizzatori), Barbara Margani (voce) e Andrea Sperduti (batteria e percussioni), coadiuvati nell’occasione dal basso di Filippo Strang, è un composto organico in cui ogni brano fatica ad essere scisso dall’insieme, tutti immersi in un humus sonoro denso e pieno di elementi che si sovrappongono. Ad alimentare ulteriormente questa coesione è il concept, il viaggio di un personaggio senza nome dalla disillusione rispetto ai valori della società capitalistica fino alla riscoperta della propria umanità, un canovaccio ispirato da classici della letteratura distopica (1984 di George Orwell e Il mondo nuovo di Aldous Huxley in particolare, e non a caso il secondo è citato esplicitamente nell’onirica Indian Donna Summer) che però, musicalmente, fatica a renderci partecipi dei dilemmi del protagonista.

Psychindustrial è un’esperienza avvolgente, sette brani dalla durata media piuttosto lunga e caratterizzati da una ripetitività che, anziché essere un limite, è una caratteristica ricercata che rende alcune canzoni (Artificial wombs e i tredici minuti di Indian Donna Summer su tutte) dei veri e propri mantra capaci di proiettarci altrove. L’atmosfera generale è però gioiosa e sovrabbondante già dall’iniziale Hypnopedia, laddove la voce riverberata di Merolle cerca di renderci partecipi della necessità di fuggire del protagonista: diversamente dal classico viaggio dell’eroe qui non si riesce a percepire un vero e proprio momento di crisi, quasi che il cammino verso l’autodeterminazione sia alla portata di tutti e basti unicamente la volontà individuale per perseguirlo. C’è un ottimismo molto vintage in ogni nota suonata dai Modern Stars, un riflesso della controcultura degli anni 60 che stride con la nostra realtà quotidiana e che toglie carica drammatica alla storia narrata: viene però voglia di viverci, in quel mondo ideale, cullati dai vocalizzi di Margani, dalle melodie esotiche prodotte dal sitar, dalle ritmiche ossessive della sezione ritmica e dal sodalizio psichedelico che distorsioni e synth stringono e approfondiscono durante i brani.

Psychindustrial è un tuffo in un passato in cui l’onda evocata da Hunter S. Thompson in Paura e disgusto a Las Vegas non si è ancora schiantata, è il grido di chi crede in un mondo migliore tanto da non riuscire a veicolare la sofferenza di chi vive in quello attuale. Un modo originale e forse in parte involontario per schierarsi dalla parte della rivoluzione, quello dei Modern Stars, capace di rivitalizzare il cuore e concederci una pausa dalle nostre quotidiane magagne: che tutto questo accada in un album che celebra il discorso con cui John il selvaggio apostrofa Mustafà Mond reclamando il proprio diritto ad essere infelice è un paradosso che possiamo accettare.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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