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Reazioni diverse alla pressione sociale: il nuovo album dei The Nuv e l’esordio dei KOKADAME

Ammetto che parlare di questi dischi in un unico articolo è un azzardo. Sono molte più le differenze che intercorrono fra le due band (storiche, linguistiche, di genere) che i punti in comune, ma il caso ha voluto che entrambi gli album mi siano stati sottoposti lo stesso giorno e che, analizzando i testi, trovassi un’insofferenza per lo stato delle cose che, per quanto propria a un fottio di gente al giorno d’oggi, mi è parso interessante analizzare nelle diverse letture che ne danno The Nuv e KOKADAME.

Un sorriso triste di fronte al capitalismo

I The Nuv sono un trio nato nel 2010 e che già l’anno seguente licenzia il primo disco, Top Model Super Fashion, cui segue nel 2014 The Nuv Sucks (No, Really). Dopo tour che li portano a girare anche all’estero (particolarmente in Belgio) Demis Maloy Tripodi (voce e chitarra), Dante Brin (basso) e Andrea Caristo (batteria) si prendono una lunga pausa, interrotta nel 2019 grazie a una data condivisa con la band italo-belga Romano Nervoso, amici di lunga data che danno la spinta necessaria a rientrare in studio nel periodo peggiore della storia recente. La vicenda ha un lieto fine e quel lieto fine è Belgian Hop[e], pubblicato il 23 ottobre 2021 con il sostegno dell’etichetta italiana Moquette Records e di quella belga Mottow Soundz.

Il terzo disco della band prosegue il percorso musicale interrotto sette anni prima, abbandonando parte dell’ossessività ritmica che caratterizzava The Nuv Sucks (No, Really) e lasciando maggiore sfogo ad arrangiamenti vari ma comunque permeati da distorsioni vicine allo stoner. C’è tanta energia e voglia di non prendersi troppo sul serio in Belgian Hop[e] e lo dimostra già l’iniziale Check out, un’introduzione classicamente rock’n’roll che tratteggia il trio milanese come perdigiorno intenti solo a bere e fumare canne, ma l’ironia dei testi si sposta già con la successiva The wolf of Green Street sulla mancanza di orizzonti che caratterizza i nostri tempi: cosa ci aspetta da sobri a parte l’essere anestetizzati da obiettivi già preconfezionati? I The Nuv ci portano da lì in avanti in una parata da circo dei peggiori aspetti del capitalismo, dal surriscaldamento globale che ancora snobbiamo (Red carpet) all’ossessione per il successo a qualsiasi costo (Gold digger) fino alle guerre per la pace (Pulp), dove viene stereotipata all’eccesso la figura del militare come macchina di morte solo parzialmente senziente.

Non ci sono soluzioni negli undici brani scritti dai The Nuv, solo una timida speranza che aleggia nella conclusiva Buena Suerte, canzone che potrebbe essere estrapolata da uno spaghetti western di Sergio Leone. L’ironia serve a smorzare la rabbia che esplode nella ruvida invettiva contro dio di Plasma, riff granitici che mostrano appieno la potenza sonora di una band che sa variare i toni ed esprimere anche empatia verso la nostra condizione emotivamente disastrata, come fa in Spillover (con la complicità dei Romano Nervoso): niente di nuovo sotto il sole, ma espresso con una personalità ben definita.

Non saremo mai come voi

Anche i KOKADAME si guardano intorno e vedono il marcio che li circonda, ma il loro sguardo è puntato verso bersagli precisi e più a portata di mano. La band si forma in Val Tidone nell’inverno 2021 intorno al nucleo centrale della punk band The Ammazzo, ansiosa di sfogare sugli strumenti l’energia repressa fra un lockdown e l’altro, allargandosi poi a cinque membri con gli ingressi di altri musicisti attivi da tempo nella zona. Quel che fanno Suor Fulgenzia, JJ Fortunella, Faccia d’angelo, Vi-King-O e lo Zingaro è punk senza fronzoli, ritornelli urlati in coro per aizzare il pubblico e farlo cantare, ballare e pogare: il loro primo Ep, Sarà l’aria della Val Tidone, nasce in completa autoproduzione, pubblicato sotto la propria neonata etichetta Bastione Records ad agosto di quest’anno.

I sei brani del disco mi hanno fatto tornare negli anni 90, con tutti i pro e i contro del caso. Il punk dei KOKADAME è un’esperienza sonora semplice ma catartica, se ne avverte forte l’entusiasmo e la voglia di divertirsi alla faccia di tutto e tutti, ma non lascia molto di più a chi ha già vissuto la scena di quegli anni. Ascoltare Ausiliario, la seconda traccia dell’Ep, porta con la mente a canzoni come Casellante delle Pornoriviste o Il vicino dei Punkreas, i vari accenni a serate alcoliche e canne in compagnia rimandano agli Skruigners di Non è un’assurdità: persino l’accenno a un ormai pensionato Bossi nell’iniziale Autobiografico arriva da quel periodo, e c’è quasi da avere nostalgia di quando la Lega Nord parlava tanto ma di voti ne vedeva meno di quanti ne veda ora. L’immaginario è quello del “noi vs. il mondo”, dove il mondo è quello che addita dall’alto di macchine costose e lavori “seri” chi non si adegua alla massa, ma questa narrazione suona semplicistica a più di vent’anni di distanza e in un periodo in cui ci si divide per variazioni minime dello stesso pensiero.

Ascoltare i KOKADAME aiuta a sciogliere le briglie e sfogarsi, ma a quarantadue anni non ho più l’età (momento Gigliola Cinquetti) per esaltarmi di fronte agli inni a fottermene di tutto annegando i malumori nella birra: tecnicamente ben realizzato, Sarà l’aria della Val Tidone è uno di quei dischi che probabilmente rende di più dal vivo, quando ci si può lasciar andare meglio che fra le quattro mura della propria casa.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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