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Podcast interessanti, ovvero cosa ho ascoltato girando qua e là per l’Italia

L’anno scorso ho sublimato il ritorno alla vita lavorativa di tutti i giorni (che, al momento in cui scrivo, la cassa integrazione sta procrastinando) con una coppia di articoli nei quali, ripercorrendo le tappe delle mie vacanze, approfondivo i legami con musica, arte, letteratura e cinema che vi avevo trovato. Quest’anno le mie vacanze sono state meno foriere di spunti, anche se mi sono trovato di fronte al libro Fontamara di Ignazio Silone scritto integralmente a mano sulla parete di una casa (ad Aielli, dove da qualche anno si svolge il Festival Borgo Universo con street artist italiani e non a creare opere d’arte in giro per il paese) e sono passato per il paese dove Brancaleone e i suoi incappano nella peste in L’armata Brancaleone di Mario Monicelli (si tratta di Vitorchiano, dove è presente anche l’unico Maui esistente al di fuori dell’Isola di Pasqua). Ho deciso per questo di parlarvi dei podcast ascoltati mentre attraversavo una fetta d’Italia con la mia compagna, rilassandoci le orecchie da tutto il peggio che le radio sembrano tenere in serbo per la stagione estiva.

Pilota, un podcast sulle serie tv

La mia passione per questo contenitore di chiacchiere in libertà sulle serie tv non è recente, tanto che qualche episodio ce lo siamo ascoltati addirittura nella vacanza precedente, ma non potevo escludere il podcast di Alice Alessandri, Alice Cucchetti (una delle colonne anche de I 400 Calci, sito con cui vi ammorbo appena posso nominarlo) e Andrea Di Lecce solo per questo. Descritto dai suoi autori come “la conversazione sulle serie tv che non volevate ma di cui avete bisogno”, Pilota esplora ogni anfratto della serialità televisiva, fra episodi incentrati sulle serie del momento, monografie di singoli showrunner come Aaron Sorkin o Ryan Murphy ed episodi tematici. La vera marcia in più del format sta nella squadra, perché bastano pochi ascolti per considerare Alice, Alice e Andrea come i vostri amici invasati con cui parlare liberamente e per ore di ciò che vi appassiona, tanto che alcuni episodi superano abbondantemente le due ore di durata (e i “pilotini”, brevi puntate extra in cui si concentrano sulle serie del momento con titoli come Ma quindi, Loki puzza?, a volte sforano dal concetto di breve), il tutto con tanta allegria e improvvisazione.

Pilota lo trovate su Querty, piattaforma che ospita svariati e interessanti podcast (per gli appassionati di Neon Genesis Evangelion è imprescindibile Dummy System, sempre con Andrea Di Lecce), e precisamente a questo indirizzo.

Limoni, il G8 di Genova vent’anni dopo

Per quanto ne abbia sentito parlare mille volte negli anni, per quanto abbia visto il film Diaz e sia sensibile al tema dell’abuso di potere da parte della polizia non ero comunque preparato all’ascolto di Limoni. Il podcast di Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale, è un resoconto lucido e crudo di ciò che è successo per le strade del capoluogo ligure durante la protesta dei No global al G8, la verità al di là delle notizie frammentarie sentite al telegiornale e dei facili commenti alla “Carlo Giuliani se l’è andata a cercare” (e pure io l’ho pensato, non voglio fare il santarellino). Inframmezzando la propria esperienza con interviste ad attivisti e semplici partecipanti Camilli analizza lo stato delle proteste No global prima di quei giorni di luglio 2001, ripercorre i giorni antecedenti il G8, ci porta all’interno della manifestazione fra cariche non autorizzate e vere e proprie cacce all’uomo fra le vie del centro per poi mostrarci, infine, cosa è rimasto di quel movimento che voleva cambiare il mondo e che fine hanno fatto protagonisti e antagonisti. Non viene omesso niente, dal ruolo del famigerato Black Bloc nelle proteste alle conversazioni telefoniche dei poliziotti con i cittadini o fra di loro, un viaggio inquietante ma necessario per capire un evento storico che ha segnato indelebilmente l’immagine delle istituzioni in Italia e, purtroppo, anche il modo in cui ci si ribella ai poteri dominanti.

Limoni (la cui sigla è stata realizzata da Adele Nigro, di cui vi avevo parlato qui) è prodotto da Internazionale e lo potete trovare sul loro sito a questo indirizzo.

Qui si fa l’Italia

Non so com’è stata per voi l’esperienza scolastica nella materia Storia, ma la mia è stata a dir poco deficitaria: in quinta superiore ho fatto un compito in classe in tutto l’anno (e non perché scappavo quando ce n’erano), nel secondo quadrimestre avrei dovuto farmi interrogare per avere qualcosa in più del sei politico (facevo un istituto tecnico, immaginate al me appena maggiorenne quanto poteva fregare di studiare da solo il programma di un anno) e in generale non sono mai andato più in là della seconda guerra mondiale. A colmare le lacune a cui non ho provveduto in prima persona sono arrivati Lorenzo Pregliasco e Lorenzo Baravalle, che in Qui si fa l’Italia parlano di quegli eventi che, usando le loro parole, “hanno segnato un prima e un dopo nella storia e nella politica italiana”. Partendo dalla formazione della Repubblica e passando per le battaglie sui diritti, gli anni di piombo, l’approfondimento di figure come Sandro Pertini ed Enrico Berlinguer, i due autori giungono fino alle stragi di mafia e all’elezione di Silvio Berlusconi, approfondendo in maniera semplice ed esaustiva una stagione della vita italiana per chi, come loro, non l’ha vissuta in prima persona.

Qui si fa l’Italia è un prodotto originale di Spotify, per cui probabilmente la piattaforma svedese vi ha già fatto venire la nausea a furia di pubblicizzarla: se le vostre conoscenze della storia recente sono pari alle mie dategli comunque una chance a questo indirizzo.

Popcorn, storie americane che hanno gusto e fanno rumore

Torniamo a qualcosa di più leggero( ma non per questo meno curato) con il podcast di Marta Ciccolari Micaldi (conosciuta anche come La McMusa) e Valeria Sesia, in cui le autrici approfondiscono la storia di personaggi, eventi e istituzioni statunitensi che, alla loro maniera, sono entrate nell’immaginario collettivo. A parte l’interesse personale, anche un po’ voyeuristico, di scoprire qualcosa di più della vita di Matthew McConaughey, Oprah Winfrey o Britney Spears, è molto interessante scoprire anche la storia di eventi ormai famosi in tutto il mondo come il Superbowl o di aziende come Walmart, analizzate a fondo in una narrazione godibile anche per chi non è appassionato di cultura USA. A fare da ulteriore fiore all’occhiello è la commistione, in quasi tutte le puntate, con la letteratura americana (non per niente la McMusa è autrice anche del podcast Black Coffee Sounds Good, approfondimento sulle uscite della casa editrice fiorentina Edizioni Black Coffee), utilizzata per meglio veicolare le storie narrate: scandagliare la vita di Kim Kardashan e famiglia assieme a estratti dei racconti di Aimee Bender è una scelta azzeccata, seconda sola al piacere di ascoltare la storia di Kanye West alternata a frammenti del magnifico Per sempre lassù di David Foster Wallace.

Le due stagioni di Popcorn lo trovate sul sito della McMusa a questo indirizzo.

Morning

Qui sto barando un po’, perché in realtà questo podcast è stato in standby per gran parte del periodo che ho passato in ferie (anche i giornalisti vanno in vacanza), ma i pochi minuti trascorsi in compagnia di Francesco Costa e della sua rassegna stampa sono stati comunque fonte di discussione mentre ci godevamo questo o quel paesaggio in auto. Vicedirettore de Il Post e autore anche di un altro podcast di successo (Da Costa a Costa, in cui approfondisce la politica americana con invidiabile competenza e leggerezza), Costa da maggio ha inaugurato questo supplemento d’informazione del proprio giornale online, esaustivo su quelle che sono le notizie principali del giorno e caratterizzato dal modo d’intendere il giornalismo serio e raramente fazioso che contraddistingue la testata che lo produce.

Morning lo trovate dal lunedì al venerdì sul sito de Il Post, ancora in ascolto gratuito fino alla centesima puntata (indicativamente fino al 15 ottobre): se vi convince fate un pensierino all’abbonamento al giornale per continuare l’ascolto, sarà anche un modo di supportare chi evita titoli clickbaiting e altri mezzucci pensando prima di tutto ai lettori. Andate a questo indirizzo per saggiarne la qualità.

Ci sarebbero tanti altri podcast da consigliare fra i miei ascolti stabili (Copertina di Matteo B. Bianchi e Pietra dello scandalo di Luca Fontò ad esempio), ma vi lascio intanto con le suggestioni che mi hanno salvato dall’abuso radiofonico di canzoni come quelle di Takagi & Ketra: fatemi sapere cosa ne pensate.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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