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Paradossi e urla nel nuovo album dei Votto

C’è un paradosso a cui sono particolarmente affezionato, ovvero quello famosissimo di Achille e la tartaruga esposto da Zenone di Elea. Il filosofo, intervenendo in difesa della tesi del maestro Parmenide secondo cui il movimento è illusorio, immagina una situazione in cui il piè veloce Achille parte in svantaggio contro la lentissima tartaruga, sicuro di poterla recuperare in un batter di ciglia: non ha fatto i conti però con la divisibilità dello spazio che lo costringe a raggiungere il punto in cui la tartaruga si trovava fino a un attimo prima ma in cui già non è più, intrappolandolo in una corsa infinita sempre all’inseguimento. Di questo paradosso ha scritto Borges (e qualunque cosa scritta da Borges, anche la lista della spesa, diventa immediatamente meritevole di lettura), i mai abbastanza lodati Vonneumann gli hanno dedicato una canzone all’interno del loro album Switch Parmenide (a sua volta ispirato da tutti i paradossi di Zenone) e io ne ho fatto la base su cui strutturare un racconto che non mi ha soddisfatto, poi revisionato in una maniera che mi è piaciuta ancora meno e…basta, quella storia attende ancora una forma che le renda giustizia.

Paradossi e tempo sono due elementi centrali all’interno di Quindi noi sbagliando facemmo giusto, il primo full lenght della band screamo piacentina Votto. Già il titolo, mutuato da una testimonianza del poeta, scrittore, scultore e attivista politico (militava nel Partito Comunista D’Italia) Nello Vegezzi che la band usa come sottofondo della title track (che potete trovare qui), manifesta quella confusione che ci assale quando qualcosa non va come ci aspettiamo, anche se la valenza della frase è volta al positivo. Quello che cercano di fare i quattro membri della band (Daniele – chitarra e cori, Francesco – basso, voce e urla, Matteo – chitarra e cori, Samuele – batteria) è infatti reagire allo stallo nelle nostre vite, acuito dai tempi pandemici in cui il tempo – eccolo palesarsi – sembra sia non bastare che non scorrere.

Qui ci sono troppe cose da aggiustare/ Te l’ho mai detto?/ Non basterà il tempo, così recita il testo di Oikos, quinta traccia del disco e unica a superare abbondantemente i tre minuti di durata: un altro paradosso legato al tempo vuole infatti che ai Votto basti la pur breve durata delle loro canzoni, in un paio di casi (Finire tutto prima di iniziare qualcosa di nuovo e Spettro) addirittura al di sotto dei due minuti, per riuscire a trasmettere brillantemente quello che vogliono comunicare. Niente di particolarmente nuovo sotto al sole, ma tanta personalità e arrangiamenti complessi senza risultare forzati, il tutto reso con un gusto melodico che si amalgama efficacemente con le distorsioni. Il tempo si è guastato è probabilmente la miglior pubblicità per la band, portatrice di una furia ben direzionata a cui le urla di Francesco aggiungono potenza e capace, nei rari rallentamenti, di non perdere niente della sua enfasi: il finale è da applausi, e farebbe il paio con quello di Finire tutto prima di iniziare qualcosa di nuovo se quest’ultimo non durasse troppo poco.

I testi si concentrano su situazioni di disagio quotidiano, vicoli ciechi emotivi a cui non arrendersi, fiduciosi che basti tenere insieme i pezzi per affrontare il mondo un altro giorno, strofe con cui si conclude il disco (Un altro giorno): non sempre però le liriche sono efficaci e la semplicità delle strofe di Oikos fa il paio con quella della musica, unico caso in cui la melodia si fa prevaricante e rende monotono l’andamento.

Sette tracce per meno di venti minuti di ascolto, tanto basta ai Votto per riuscire, alla seconda prova discografica (a settembre 2020 era uscito il primo Ep Panbauletto), a mostrarsi come una promettente novità nel panorama emo/screamo. Coprodotto da due etichette italiane (È un brutto posto dove vivere e Non ti seguo Records) e due estere (la statunitense We’re Trying Records e Desperate Infant Records, label di Hong Kong) Quindi noi sbagliando facemmo giusto è un disco che riesce a soddisfare gli amanti del genere e può incuriosire anche i “profani”, grazie a musiche che sanno mantenersi in equilibrio fra sfoggio di capacità tecnica, energiche accelerazioni e un gusto melodico non scontato: prendetevi il tempo per ascoltarlo, ne vale la pena.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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