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La necessità di dimostrare qualcosa: Macula dei Bacon’s Chaos

Il secondo album è sempre il più difficile, cantava Caparezza qualche anno fa citando un famoso adagio, e pure il secondo Ep può esserlo. Vale a qualsiasi livello, mica solo per quelli famosi: con la mia band ricordo che, dopo un album realizzato con poca lungimiranza e caratterizzato dall’avere canzoni che suonavano tutte diverse l’una dall’altra, ci buttammo a registrare quattro nuove tracce in uno studio più professionale (grazie Apeiron!) con la speranza di fare meglio. Avevamo i pezzi, un’idea abbastanza delineata di come avrebbero dovuto suonare e un modo abbastanza vago di definirci musicalmente (ancora oggi, quando mi chiedono cosa facciamo, dico “siamo tipo i Verdena”, come se i Verdena avessero fatto tutti pezzi uguali…quanto era facile quando ci si poteva definire Alternative rock, il modo perfetto per dire tutto senza dire niente!), cosa poteva andare storto? In effetti andò bene, ma prima di abituarci a come suonava il risultato sono sicuro che ognuno di noi stesse ancora pensando al volume del suo strumento nella tal canzone, l’effetto che si poteva mettere nella tal altra e, porcocazzo, và come si sente lì che ho mancato una nota!

Un altro famoso adagio vuole che dietro ogni critico ci sia un artista fallito. Ovviamente con la mia band non abbiamo fatto i soldi, ma quando devo giudicare un gruppo tengo sempre a mente quel che provo quando sono dall’altra parte della barricata (al momento abbiamo sostituito il batterista con un computer, e la pandemia ci ha azzoppato alquanto). Tutte queste esperienze mi sono tornate in mente ascoltando Macula dei Bacon’s Chaos (uscito il 30 ottobre 2020 con la collaborazione di Scatti Vorticosi Records): non so perché ma mi è venuto automatico immaginarmi nei loro panni, pensando a tutte quelle tappe che ti portano a realizzare un disco.

Diversamente da noi il trio formato da Luca Zeni (voce e chitarra), Vittorio Villani (batteria) e Andrea Rivadossi (basso, unitosi agli altri componenti nel 2019) aveva già un luogo perfetto dove tornare. Dopo le registrazioni del precedente Ep, Nervoso, il Trai Studio (una garanzia nei dintorni di Milano) è ancora la casa base delle operazioni, ma già dalle prime note della traccia d’apertura Oltre si capisce che la consapevolezza a livello sonoro della band è aumentata: gli strumenti viaggiano all’unisono, hanno una forte coesione e in generale sembra esserci stato uno studio delle frequenze atto a far sì che le sonorità non si coprano a vicenda (sembrano tecnicismi del cazzo, ma ricordate quando poco sopra dicevo che noi ci mangiavamo le mani perché “lì la chitarra si sente troppo poco, lì il basso avrebbe dovuto essere più alto, dove sono finiti i piatti della batteria”? Ecco, quel tipo di studio ti aiuta ad avere meno rimpianti). Soddisfa meno la voce, poco amalgamata al resto, ma Luca riesce spesso a ovviare al problema con l’energia.

“Bello il quadretto in studio di registrazione, ma i Bacon’s Chaos che fanno?”, starete dicendo voi, ed ora ci arrivo. O almeno ci provo, perché la band lombarda è difficile da inquadrare: c’è qualcosa di stoner (l’inizio di Suoni rimanda dritta ai Kyuss), qualcosa di quel generico rock alternativo che anche loro evocano nella cartella stampa, anche un’urgenza punk che esplode nel finale di Sorteggio, canzone scelta come singolo e che risulta in effetti il brano più coeso e d’impatto. Energici e talvolta lisergici, viste le numerose parti strumentali innestate nei brani dell’Ep, trascinati da un basso che in certi punti sfodera distorsioni telluriche (che a me hanno ricordato i mattissimi Morkobot), ai Bacon’s Chaos manca però il dono della sintesi.

Perché, tornando a Caparezza, il secondo album (o Ep, avete capito) è sempre il più difficile? Perché scatta la necessità di alzare l’asticella, osare, sperimentare nuove vie, e non sempre le cose vanno a buon fine. Quello che emerge dai quattro brani più uno (l’ultima traccia, Blues di Lazzaro, è registrata live al Cerchio Perfetto di Torino) di Macula è la fotografia di una band che ha trovato un suo suono, ma non sa ancora come direzionarlo. Nella già citata Sorteggio funziona il colpaccio di sfondare verso l’hardcore nel finale, ma spesso le influenze si mescolano in maniera forzata: ritornelli dal sapore punk seguiti da riff metal (Oltre), parti strumentali che si dilungano fino a perdere potenza (Suoni) o innestate a forza su brani che non ne abbisognano (Blues di Lazzaro). Anche in Nere cornici, caratterizzata da un’atmosfera cupa che rimane coerente lungo tutta la sua durata, resta l’impressione che la pratica si potesse risolvere in meno tempo, senza il bisogno di tutte quei fronzoli che portano spesso il minutaggio dei brani oltre i cinque minuti.

Rispetto al primo Ep i Bacon’s Chaos fanno passi avanti enormi dal punto di vista sonoro, ma si sente ancora parecchia confusione sul fronte compositivo. A volte basterebbe farla semplice, senza complicarsi troppo la vita, perché di idee ottime ce ne sono in ogni brano ma la soluzione migliore non è farle ammucchiare. Il terzo episodio potrebbe essere quello della maturità, e me lo auguro: qui non parla il critico (che poi manco sono un giornalista, anzi, manco pubblicista), ma il musicista che guarda con fiducia al futuro, anche se il suo batterista è un pc e non sa minimamente come utilizzarlo.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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