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Agenzia letteraria, rivista…e poi? Alla scoperta di Pastrengo

Un paio di mesi fa ho deciso di scrivere una piccola (e sicuramente incompleta) guida alle riviste letterarie che si occupano di flash fiction, ovvero narrazioni brevi quando non brevissime. Fra le realtà che ho presentato c’era anche Pastrengo, caratterizzata dall’avere la doppia natura di rivista e agenzia letteraria: ho deciso di contattarne i fondatori, Michele Turazzi e Francesco Sparacino, per scoprire qualcosa di più sul loro lavoro, sul futuro del racconto e sullo stato dell’editoria.

  • Come e quando è nata Pastrengo?

Abbiamo fondato Pastrengo nel settembre del 2016, a Milano, anche se prima dell’annuncio ufficiale c’è stato almeno un anno di lavoro preparatorio. Soprattutto per quanto riguarda lo scouting, in modo da avere, già al momento del lancio, un primo nucleo di autori con cui collaborare.

  • Agenzia e rivista sono nate insieme?

Sì, la nostra idea è stata fin dall’inizio quella di affiancare agenzia e rivista. Le due anime di Pastrengo riflettono le nostre esperienze precedenti: da un lato, professionisti del mondo editoriale; dall’altro, animatori di riviste letterarie. Nelle nostre intenzioni, la rivista contribuisce a dar voce a quegli autori che si stanno facendo le ossa nel mondo letterario, oltre a rappresentare una vetrina per un genere, quello del racconto, che ha pochi spazi nell’editoria tradizionale.

  • Leggo che avete interrotto gli invii spontanei in favore di uno scouting costante. Come cercate nuovi autori per la vostra agenzia?

Interrompere gli invii spontanei è stata una decisione sofferta, che abbiamo rimandato a lungo. A un certo punto, però, è stata inevitabile: avevano cominciato ad arrivarci semplicemente troppi manoscritti, troppe proposte per riuscire a dedicare a ciascuna la giusta attenzione. Abbiamo preferito chiudere quel canale e concentrare le nostre energie sullo scouting diretto: siamo noi ad andare alla ricerca di nuovi autori, scandagliando riviste, piccole e grandi pubblicazioni editoriali, social e internet. Capita poi che amici e collaboratori ci segnalino nuove voci interessanti che prendiamo volentieri in considerazione.

  • Fra gli autori che rappresentate ci sono un musicista (Cristò), una giornalista musicale (Giulia Cavaliere) e anche la fondatrice di un circolo culturale (Carolina Crespi), il Gagarin di Busto Arsizio, dove ho avuto il piacere di vedere numerosi concerti. Qual è il vostro rapporto con la musica?

Quello con la musica è un rapporto personale, non professionale. Siamo entrambi grandi appassionati di musica, anche se spesso non condividiamo generi e artisti di riferimento. Il fatto che alcuni autori che rappresentiamo condividono con noi questo legame è un aspetto che ci fa piacere, ma crediamo sia una casualità.

  • La vostra ricerca di racconti si concentra su un formato molto breve, da flash fiction. Pensate che possa essere il futuro del racconto?

Sulla rivista pubblichiamo solo racconti inferiori alle 2500 battute. Crediamo sia un formato dal grande potenziale, perché costringe l’autore a ragionare a fondo sulla sua scrittura, costringendolo ad andare all’essenzialità di quello che vuole raccontare e del messaggio che vuole trasmettere. Si tratta inoltre di una buona palestra, perché aiuta ad affinare la penna e a puntellare lo stile: contrariamente a quanto spesso si crede, rispettare limiti stringenti può essere di grande aiuto per chi scrive, soprattutto se alle prime armi. In un senso più generale, troviamo la flash fiction, come l’hai chiamata tu, particolarmente adatta al web e alla fruizione spezzettata tipica di questo medium. Difficilmente, si ha il tempo e l’attenzione per dedicare più di qualche minuto a un testo web: quelli presenti su Pastrengo sono racconti che si possono leggere in un’unica seduta, più brevi di una corsa in metropolitana.

  • Le riviste letterarie sembrano essere in un periodo di grande proliferazione, dove a quelle storiche continuano ad affiancarsene di nuove. Pensate che questo possa essere il preludio a un rinnovato interesse dell’editoria per i racconti?

Negli ultimi tempi sono nate molte riviste letterarie, spesso animate con grande professionalità, che sono andate ad affiancarsi a progetti storici che pubblicano regolarmente da oltre dieci anni. È effettivamente un periodo felice per questo settore, basti pensare che nell’ultima edizione in presenza del festival BookPride è stata organizzata una rassegna esplicitamente rivolta a tutti coloro che progettano di aprire una rivista. Sul fatto che questo fermento possa allargare lo spazio del racconto nell’editoria libraia, però, siamo scettici. Nel nostro lavoro di agenti ci scontriamo spesso, salvo poche e virtuose eccezioni, con un diffuso disinteresse per il racconto da parte degli editori.

  • Se poteste consigliare tre racconti fra quelli pubblicati dalla vostra rivista negli anni, quali scegliereste?

Con duecento racconti pubblicati in quattro anni e mezzo, per noi è quasi impossibile indicarne solo tre. Per motivi squisitamente sentimentali, però, possiamo dirti che siamo molto affezionati alla primissima uscita, “Capitan Serenissima” di Ginevra Lamberti.

Il lavoro dell’agente letterario è uno dei più sfuggenti tra quelli che popolano il mondo editoriale. Si tratta, soprattutto in Italia, di una professione giovane, non regolata da un albo e non soggetta a requisiti d’accesso particolari. Il risultato è che sono molti a non sapere in che cosa consiste il nostro lavoro e, di conseguenza, non sono in grado di riconoscere quali agenzie letterarie lavorano con professionalità. Adali riunisce trentasette agenti o agenzie italiane che aderiscono a elevati standard di competenze e ha elaborato un codice deontologico che ciascuno degli aderenti è tenuto a condividere. Gli obiettivi sono quelli tipici di qualsiasi associazione di categoria: promuovere e tutelare la professione, avere un portavoce unico presso le istituzioni, creare rapporti virtuosi tra gli aderenti…

  • La pandemia ha causato innumerevoli problemi all’editoria, portando a posporre l’uscita di numerosi libri. Come si è riverberato questo sul vostro lavoro?

Il discorso è ovviamente lungo e complesso. Oggi, un anno dopo i primi casi accertati in Italia, possiamo dire che tutto sommato il settore editoriale ha tenuto meglio di altri. Grazie al fatto che le librerie sono state chiuse solo nella primissima fase della pandemia, e al fatto che il sistema si regge su un gruppo ristretto, ma agguerrito, di lettori forti, che non appena è stato possibile tornare in libreria vi si è fiondato. I problemi comunque sono stati molteplici: dal rinvio, a volte persino di un anno, dell’uscita dei libri, alle difficoltà dell’attività promozionale, con l’impossibilità di organizzare eventi live. Per quanto riguarda più specificatamente Pastrengo, la nostra professione si basa molto su incontri, relazioni, chiacchierate anche informali: in momenti come questi spesso si creano le occasioni di confronto migliori, ed è di questo lato della nostra attività che abbiamo più sentito la mancanza. Trasportare tutto dietro uno schermo evidentemente non è la stessa cosa.

  • Quale consigli vi sentite di poter dare a un autore esordiente?

Leggere molto. Ovviamente classici e autori riconosciuti, per prendere ispirazione, ma anche novità editoriali, per sapere qual è la direzione verso cui sta andando la letteratura contemporanea. Bisogna poi essere consapevoli che la scrittura è un lavoro artigianale e, come tutti i lavori artigianali, necessita di molto, moltissimo allenamento. Quindi si deve scrivere, cancellare e riscrivere. E andare con ordine. Partire con testi brevi, affinare la penna. Inviare i propri racconti alle riviste, per ricevere i primi riscontri e cominciare a farsi conoscere. Via via che la penna sarà più allenata, si potrà poi alzare il tiro, passare al romanzo. In generale, è importante non avere fretta.

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Pubblicato da Ficky

Nel (poco) tempo libero scrivo racconti, guardo film e serie tv, leggo libri, recito in una compagnia teatrale, partecipo a eventi culturali e vado a vedere un sacco di concerti. Ho scritto per anni di musica (Indie-zone, Stordisco, Asapfanzine) e spero di trovare il tempo di farlo ancora per molti anni a venire.

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